Ma io dico: grazie Amato
La Repubblica, 13 settembre 2023
di Daria Bonfietti
Caro Direttore
Intanto voglio ringraziare il presidente Giuliano Amato per la sua intervista che considero una iniziativa molto importante nel percorso per la verità su Ustica. Nello stesso tempo voglio esprimere perplessità e contrarietà per il coro di "perché e per come" che ho sentito levarsi, senza peraltro affrontare il tema centrale del bisogno di verità. Voglio ricordare altresì che Giuliano Amato è una personalità che ha attraversato attivamente la vicenda. È lui il sottosegretario che nell' '86 mette a disposizione della Magistratura i fondi per il recupero del DC9 dal fondo del Tirreno. È il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che comincia a denunciare che anche a lui sono state fornite liste di nomi non corrette rispetto alla presenza dei militari ai radar. Poi è capo di quel Governo, Salvo Andò ministro della Difesa, inizi anni '90, che costituisce il Governo della Repubblica parte civile contro i militari imputati dal giudice Priore. Anche questo un gesto di grande valore simbolico, ma soprattutto pratico.
Bisogna ricordare che per Ustica tutto il "sapere", oggettivamente in quel periodo, è soltanto in mano militare e quindi nei fatti diventava patrimonio solo dei militari imputati. Questo è quel legame effettivo e profondamente tecnico che si deve spezzare. E poi quel Governo fa pressione sugli Stati amici ed alleati, gli Usa soprattutto in quel momento, per avere informazioni.
A questo riguardo l'Associazione dei Parenti delle vittime, ha avuto a disposizione una raccolta di documentazione sull'attività dell'Ambasciata americana a Roma: sono chiare le prove che si seguivano "direttamente" le varie fasi delle indagini, i lavori peritali, ma si seguiva anche il lavoro del Governo Amato e si cercavano orecchie per suggerire di fermarne l'impegno.
Ma poi, soprattutto, vorrei chiedere a tutti di riavvolgere il nastro e di ritornare al 27 giugno 2023, 43° anniversario della strage di Ustica e rivedere il panorama dell'informazione in quei giorni. Abbiamo avuto un messaggio — appropriato e meritevole — del Presidente della Repubblica, due prodotti Rai tra Ustica-Museo e Boltanski, e qualche contributo qua e là. Un episodio di storia passata da commemorare! Ma intanto in Italia c'è una destra scatenata nel cancellare e riscrivere la storia.
Una magistratura che dal 2008, da quando Cossiga sotto giuramento ha accusato la Francia, impegnata in una indagine senza fine, tra problemi interni e obiettive difficoltà. Un governo che, in una situazione complessa come l'applicazione della direttiva Renzi-Draghi, trova modo di dar spazio - con una decisione davvero inaccettabile sia sul piano formale che materiale — ad una associazione senza storia e rappresentanza che non ha mai tutelato le vittime della Strage e che ha il solo obiettivo di sostenere la tesi della "bomba". È una destra che con molti suoi elementi di punta collega Ustica a Bologna per scardinare la verità su entrambe le stragi con l'ambiguo slogan "Ustica chiama Bologna". In questo panorama ci arriva la parola di Amato che si rivolge alla Francia non come una denuncia ma come un invito, ad una Presidenza "giovane", di contribuire ad una operazione di verità, anche per superare quella pagina, veramente indecorosa, nella quale le autorità francesi sostenevano ufficialmente che la loro base militare di Solenzara in Corsica, ultimo aeroporto del sud della Francia, chiudeva, in quel 27 giugno 80, alle 17 del pomeriggio.
Allora, chiedo a tutti: non fermiamoci alle polemiche, ma troviamo la forza per chiedere ancora, in Italia e nei paesi amici ed alleati, la verità dovuta alle povere vittime ma anche, rendiamocene conto, per la dignità di questo nostro Paese.