"In sostanza, è al futuro che occorre dare dignità, preparandolo ora.
Lo stesso dramma dei debiti sovrani muta di natura, in quest'ottica. In un saggio uscito sul suo blog, un giovane studioso di bolle finanziarie dell'università del Michigan Noah Smith, ragiona così: il debito di uno Stato, di per sé non malvagio, lo diventa se lo scarichiamo sulle generazioni future per poter consumare adesso quel che desideriamo. (noahpinionblog.blogspot.com).
Quel che Smith propone e di grande interesse: "Nel mondo reale (non nei modelli matematici), la questione essenziale non è il debito, ma la scelta fra due ordini temporali (intertemporal choices). Importante non è quanto debito accumuliamo, ma se vogliamo spostare il consumo dal futuro al presente, anziché (come dovremmo, potremmo) del presente al futuro".
Tutto dipende da come spendono i governi. E dagli investimenti che possibilmente insieme, in Europa, privilegeranno: spenderanno per consumare più oggi o più domani? Lasciare che i consumi si spostino dal futuro al presente (dunque pesare sulle generazioni a venire) significa ridurre gli investimenti e consumare oggi.
E' il percorso contrario che va imboccato: investendo sulle produzioni utili al futuro consumabili in modi nuovi da figli e nipoti.
Anche questa è rivoluzione della dignità.
E' onorare chi viene, e non ha ancora voce né rappresentanza.
E' meno remunerativo nell'immediato, non porta voti ai partiti che vivono solo per il breve termine (cioè per i mercati) e ignorano il nuovo spazio pubblico che è l'Europa; ma nel lungo periodo apre speranze.
E' giudicare quello che abbiamo e facciamo - terra, clima, politica - alla luce delle parole di Alce Nero, il capo Sioux: "La terra non l'ereditiamo dai nostri padri, ma l'abbiamo in prestito dai nostri figli".
Barbara Spinelli