venerdì 1 settembre 2023

Se l'assassino è la società

 

La famiglia è una forma retorica. Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia è infelice a modo suo.

Ed è vero – perché non si può fare altro che fidarsi, credere a Tolstoj, Tolstoj è la realtà – ma, traslando il concetto, su ciò che la famiglia è diventata, e su ciò che la felicità è, è possibile oggi in Italia dire che le donne che muoiono, muoiono quasi tutte allo stesso modo. Uccise da compagni, mariti, conviventi. Anna Scala e Celine Frei Matzohl, sono le ultime due. Vogliamo qui ricordare anche Juana Cecilia Hazana Loayza e Ada Rotini.

Vorremmo ricordarle tutte, ma bisognerebbe fare come il New York Times per i morti di Covid. Una pagina tutto piombo (senza fotografie e figure) con la lista dei nomi. Pagina che somigliava, e somiglia, alle steli commemorative dei soldati morti in guerra. Corpi alla Patria. Queste donne ammazzate hanno età diverse, fanno mestieri diversi, provengono e vivono in geografie differenti, appartengono a classi sociali diverse ma sono state tutte ammazzate da uomini che non nomineremo.

Perché il carnefice, è chiaro ormai, è uno solo, la società civile. Mi dispiace fare di tutta l'erba un fascio, mi dispiace essere e partecipare di questa società civile italiana, è sempre un errore fare di tutta l'erba un fascio, ma forse vale la pena commettere questo errore per tentare di identificare e assumere un punto di vista. Prima che politico, ripeto, civile. Non scriveremo più i nomi degli assassini, non li scrivere più. Nomineremo da oggi solo le vittime. Perché tutti dobbiamo ricordarci di loro, impararle a memoria, sgranarli come un rosario laico che alla fine non ci conduca alla salvezza dell'anima, ma a quella dei corpi, i nostri. Stat rosa pristina nomine.

Nomina nuda tenemus è l'ultima frase de Il nome della rosa di Umberto Eco, correva l'anno 1980, l'editore era ed è Bompiani. La prima rosa esiste solo nel nome, possediamo soltanto i nudi nomi.

Perché il responsabile innominato di questi omicidi è la società civile? Perché è la società civile che è composta di cittadini e cittadine che esercitano o non esercitano il diritto di voto. E che esercitando o non esercitando il diritto di voto – che è pure un dovere, come ogni diritto – eleggono governi che prendono o non prendono decisioni. E che una volta eletti, nominano o non nominano ministri che decidono o non decidono di assumersi la colpevolezza di queste morti. Corpi alla Patria, ancora. Il governo attualmente in carica non sta prendendo provvedimenti, non sull'urgenza, su quella ci vorrebbe una magistratura che come è successo in questi giorni non sottovaluti che il consenso è semplice, è un sì, e ciò che non è consenso, è ancora più semplice, è un no. La violenza è una questione culturale, perciò l'assassino è la società civile. L'assassino siamo noi ogni volta che pensiamo che un gesto brusco nasconda in realtà una passione, siamo noi che facciamo distinzione tra essere umano e essere umano in base a sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Praticamente, il contrario e l'opposto dell'articolo 3 della nostra Costituzione. Noi facciamo distinzione e facendola – in una specie, che lo ricordo, non ha razze – creiamo i forti e i deboli, gli assassini e le vittime, i resistenti e i fragili. C'entra la legge, perché molte di queste donne ammazzate, assassinate, oltraggiate, hanno denunciato i loro futuri assassini per stalking o molestie.

Dunque, dov'è la legge davanti alla quale siamo uguali?

Non c'è. Anna Scala e Celine Frei Matzohl, le ultime due donne ammazzate, ribadiscono che non c'è. E se non c'è legge, nelle comunità, nella collettività, allora non c'è libertà. Se tutti non rispettiamo le stesse regole, se ciascuno di noi è abituato, culturalmente, a pensarsi forte o debole, vittima o carnefice, resistente o fragile, non ci sarà libertà per nessuno. E non ci sarà altra vita per molte donne. Mi chiedo, tornando all'inizio, perché questo governo stringa accordi che chiudono il Mediterraneo, e protegge confini nazionali che, proprio come la famiglia, sono una forma retorica, invece di occuparsi del male che ciascuno di noi coltiva e fa prosperare, crescendo e vivendo in un mondo dove le donne muoiono per mano degli uomini.

 

Chiara Valerio

La Repubblica, 18 agosto 2023