TI HO DATO LE ALI PER VOLARE
I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».
Matteo 22, 34-40
Quando
la Bibbia ci ribadisce, nei due Testamenti, il comandamento
dell'amore, quando a più riprese ripete il verbo amare, io provo
immediatamente uno sfuggente e sottile disagio. Di questa parola sono
piene tanto le predicazioni dei parroci di tutte le chiese quanto le
canzoni di tutto il mondo. Di questa parola spesso un po' tutti/e ci
riempiamo la bocca a cuor leggero.
Eppure
, come uomini e donne inseriti nel cammino ebraico-cristiano sulla
strada di Gesù, bisogna mille volte ripartire da questi pochi
versetti per riscoprirli nel loro spessore.
Ebrei,
cristiani , musulmani e altri
Una
bella gioiosa constatazione: Gesù non fa che riprendere le parole
del Levitico e del Deuteronomio, il cuore della fede ebraica. Per
lui, credente ebreo nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di
Sara e di Agar, la risposta era ben chiara e l'aveva appresa alla
sinagoga del suo villaggio. Amare Dio con tutto il cuore... e amare
il prossimo come se stesso rappresentano anche per Gesù, come per
moltissimi credenti di Israele, il "tutto" della fede di
cui si alimentava la vita quotidiana. Gesù sapeva che non c'è
proprio nulla da aggiungere.
Ebrei e
cristiani abbiamo lo stesso centro della nostra fede.
Questa
è la radice profonda, insopprimibile, che ci unisce e ci unirà
anche in futuro. Questa è la conversione alla quale siamo chiamati
insieme, ebrei e cristiani.
Questo
è il cammino che condividiamo con le sorelle e i fratelli musulmani.
Dovremo ricordarcelo e ribadirlo in occasione della "Giornata
mondiale dell'amicizia e del dialogo islamico-cristiano" del
prossimo 27 ottobre.
La
genialità di Gesù
Il
testo di Matteo, tradotto letteralmente, suona così: "Quale
grande comandamento c'è nella legge?". Al versetto 38 dovremmo
leggere: "Questo è il grande e primo comandamento".
La
genialità di Gesù consiste, in perfetta sintonia con la sua
esperienza di ebreo credente e devoto alla Torah, nel collegare i due
comandamenti, suprema espressione della volontà di Dio. Egli così
rende ancor più evidente che il primo senza il secondo non sta in
piedi e che il secondo, cioè amare il prossimo come se stessi, trova
la sua origine nel primo.
Due amori
che per il credente sono inscindibili.
Matteo
non ci dice che questi due "precetti" sono la stessa cosa:
"il secondo è simile al primo" (v. 39) L'una cosa non
dispensa dall'altra: ci vogliono tutte e due. L'una richiama l'altra
in una continua circolarità. L'amore adorante di Dio ha un suo
spazio, che non può essere assorbito dall'amore del prossimo senza
privare la fede di una sua dimensione costitutiva. Così pure l'amore
di Dio, quando non "produce" amore del prossimo, rischia di
ridursi ad illusione religiosa, a fuga dalla realtà.
Sono
appesi
Il testo greco del
versetto 40 può essere tradotto più fedelmente così: "Tutta
la legge (Torah) e i profeti sono appesi a questi precetti".
Che
bella questa espressione! Tutto il messaggio biblico è condensato in
questi due precetti. Tutta la vita di fede è come appesa a questi
due comandamenti "come una porta sta sospesa a due cardini, un
più alto e uno più basso. Ma la porta non gira su un cardine solo",
scrive Alberto Mello.
Questa pagina
del Vangelo non ha perso nulla del suo vigore. Troppe vite franano e
fanno naufragio perché "appendono" la loro esistenza a
cardini inconsistenti, alle mode, al vuoto, a ciò che non ha
spessore, ma solo apparenza.
Il
messaggio di Gesù ci fornisce un'indicazione preziosa e precisa:
appendi la vita all'amore, fai che l'amore sia ciò che regge la
vita.
Ecco in che direzione dobbiamo
dirigere i nostri sforzi, far convergere le nostre energie. Ecco qual
è il criterio di valutazione della realtà, dei progetti, delle
relazioni: vale ciò che è "appeso" all'amore, ciò che
sta nell'ottica e nella pratica dell'amore, ciò che orienta le
nostre scelte quotidiane e le "misura" con questo
criterio.
Non è necessaria una lunga
riflessione per capire che una vita "appesa all'amore",
alla giustizia e all'onestà è decisamente contro corrente ed ha
bisogno di un "riorientamento" continuo, di una conversione
continua, di "ricentrarsi" ogni giorno sull'essenziale.
Il
comandamento
Anche in questa
pagina biblica possiamo trovare aiuto per "fare centro"
sull'essenziale. Per venire incontro a questo nostro bisogno Dio ci
dona i Suoi "comandamenti". In verità questo vocabolo,
nella stagione in cui tutti parlano e promuovono almeno a parole
l'autonomia dei soggetti, può avere ai nostri occhi un senso
arcaico, strano, e suonare come realtà fuori tempo o come moneta
fuori corso.
Certo, i
comandamenti biblici vanno interpretati e non letti in modo
fondamentalistico. Non si tratta di regole fisse ma di
orizzonti.
Nella Bibbia ci
viene ricordato che Dio ci offre i Suoi "orizzonti", ci
indica alcuni "paletti", ci disegna alcune tracce, perché
non ci lascia soli nel cammino della vita, che pure nessuno compirà
al nostro posto.
Nelle difficili ascese dei nostri monti chi ha disegnato delle frecce, chi ha indicato dei sentieri non ha per nulla inteso costringerci o toglierci la libertà del nostro percorso: ha voluto aiutarci nell'orientamento e metterci al riparo da qualche imprudenza o da qualche pericolo.
Storiella ebraica
La preziosità del
dono dei comandamenti può essere illustrata da questa "storiella"
ebraica: "Perché, si chiedono i Maestri, nella Scrittura
Israele viene paragonato a una colomba?"... A questa domanda uno
dei commentatori risponde con questa parabola: "Quando Dio creò
la colomba, questa tornò dal suo Creatore e si lamentò: o Signore
dell'universo, c'è un gatto che mi corre sempre dietro e vuole
ammazzarmi e io devo correre tutto il giorno con le mie zampe così
corte. Allora Dio ebbe pietà della povera colomba e le diede due
ali. Ma poco dopo la colomba tornò un'altra volta dal suo Creatore e
pianse: o Signore dell'universo, il gatto continua a corrermi dietro
e mi è così difficile correre con le ali addosso. Esse sono pesanti
e non ce la faccio più con le mie zampe così piccole e deboli. Ma
Dio le sorrise dicendo: "Non ti ho dato le ali perché tu te le
porti addosso, ma perché le ali portino te".
Questo
vale per noi. Se i due comandamenti dell'amore restano dei pesi, non
ne comprendiamo né il senso né il valore. Se diventano le nostre
ali... ci aiutano a correre nei sentieri dell'amore con fiducia e
speranza.
Dio ci regala delle "ali"
perché la nostra vita possa spiccare il volo e non rimanere
prigioniera nella palude dell'indifferenza, dell'egoismo, della
solitudine. Questa pagina del Vangelo ci può aiutare a scoprire le
"ali" che Dio ci ha donato.
Signore, fa' che impariamo a volare con le due ali che Tu ci hai donato attraverso la parola delle Scritture e attraverso Gesù.
Franco
Barbero