Caro Matteo, nelle tue parabole hai dimenticato chi non riceve mai un invito, un lavoro, un affetto, una casa .....
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Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire. Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: "Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze". Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città. Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete". E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l'abito di nozze. E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti» (Matteo 22, 1-14). L'importanza dell'interpretazione |
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E'
difficile leggere queste righe senza essere attraversati da
sentimenti ed emozioni intense, diverse, contraddittorie. La
parabola, sia pure con parecchie differenze testuali, si trova
anche in Luca 14, 16-24. La discussione fra i biblisti non ha
sciolto tutti i dubbi circa la forma originaria risalente a Gesù.
Ma la struttura centrale è la stessa in ambedue gli evangelisti,
anche se costituiscono una chiara aggiunta matteana i versetti
11-14 e la truculenta affermazione finale. Questi ultimi versetti
costituiscono una "parabola" supplementare, coniata dal
redattore del Vangelo che chiamiamo
Matteo. Alcuni
si ritenevano "garantiti", sicuri della loro
appartenenza al "convito del regno" perché erano
membri della comunità. Matteo ha ben presente la situazione
concreta del suo gruppo e così rielabora la parabola anche per
ammonire quei fratelli e quelle sorelle della comunità
che si facevano troppe illusioni sul proprio conto. Facendo
parte della comunità di Gesù, cominciavano a credersi i
salvati, i garantiti, gente che ormai è sicura di essere sulla
strada del regno. La
seconda parabola Buttati/e fuori Ma la realtà quotidiana spesso, molto spesso, non è affatto un invito a nozze, a una convivialità gioiosa, intensamente ricercata. La cultura vincente ci invita più alle consumazioni individuali che al "convito", ad una esistenza condivisa. "Ognuno per sè" sembra essere la proposta più diffusa. Il vicino, l'altro ... rischiano di mangiare nel mio piatto... In questi anni i vari "ricchi epuloni" non allargano i posti a tavola. Lazzaro è sempre più messo alla porta. La paura del diverso, l'incertezza del domani e l'egoismo di oggi cacciano fuori dalla sala del convito un numero crescente di persone. Anche negli anni di vacche grasse, l'abbondanza non ha comportato condivisione, allargamento del banchetto, ma accumulo per pochi. La sete di accumulo ha reso talmente ciechi gli stessi detentori del potere finanziario che le loro cattedrali bancarie sono crollate... Siamo ad un vicolo cieco che può però diventare un segnale di ammonizione e di speranza per la chiesa, la società, e per la nostra vita personale. La
nostra chiesa spesso non ha più il calore di un convito. Ti
viene chiesto il lasciapassare dell'ortodossia, dell'ubbidienza
cadaverica. E'
spesso diventata una chiesa buttafuori, che grida ogni giorno al
lupo. Se abbiamo piantato nei nostri cuori il senso del banchetto biblico, la nostra vita laica di ogni giorno cercherà fiduciosamente ed ostinatamente i piccoli passi per "allargare la tavola", per fare in modo che tutti e tutte abbiano "un posto a tavola". Sempre di più sono colpito dal fatto che per tanti uomini e tante donne non arriva mai l'invito al banchetto, una chiamata ad un lavoro dignitoso, una casa accogliente, un amore tenero, il diritto di essere sè stesso, sè stessa... Quanto cammino ci resta da compiere ... Non possiamo rassegnarci alla logica del ricco Epulone..o ridurre la nostra vita ad andare, come dice Matteo, ciascuno/a ai propri affari. Ma caro Matteo, ti è mancata la quarta parabolaCi sono certamente cristiani e non che rifiutano l'invito all'amore,all'impegno per gli altri. Ma sono molto più numerose le persone che non ricevono mai un invito che dia senso e gioia alla loro vita. Per questi che sono milioni ci sono solo muri ,. respingimenti , miserie , razzismi , emarginazione sociale , notti d'inverno passata al freddo. Questo è il problema centrale di questa società capitalistica. Forse hai un po' dimenticato in questi versetti questi nostri fratelli e sorelle che accoglierebbero e cercano un invito e non lo trovano . Questo è il problema centrale. |