Salute, il diritto non si tocca
Ma come è
possibile, direte.
Abbiamo una Costituzione che all’articolo 32
sottolinea che la salute è un diritto per tutti i cittadini. Abbiamo una
legge,quella del 1978 di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale,
che in molti ci invidiano al mondo, che si basava sulla garanzia di
questo bene prezioso per tutti, attraverso il circuito
prevenzione-cura-riabilitazione.
Abbiamo alle spalle una pandemia che ha provocato tanti, tanti morti, proprio a causa del disinvestimento in Sanità per anni.
E
invece no, con grande disinvoltura si procede con i tagli, nonostante
il processo di invecchiamento della popolazione, l’azione di prevenzione
sui territori, la necessità di investire in tecnologie più costose
anche per la cura, esigerebbero investimenti aggiuntivi per garantire il
benessere psicofisico dei cittadini. Il
diritto alla salute, diceva Amartya Sen, premio Nobel per l’economia
nel 1998, “rappresenta un prerequisito per accedere ad altri diritti, e
consentire agli individui di condurre le vite che scelgono, tutelando
così le loro libertà”. Devi stare bene per poter fruire degli altri
diritti. La cosa
più grave è che i tagli alla Sanità colpiscono, in primis ,chi si trova
in peggiori condizioni economiche. Esistono già profonde diseguaglianze
nella salute. Le persone con maggiore disagio economico hanno minore
speranza di vita, maggiori rischi di disabilità, non autosufficienza,
multicronicità, maggiore rischio di mortalità per diverse cause, minore
accesso alla prevenzione. Minore assistenza, soprattutto nel Sud del
Paese. Che vogliamo fare, accentuarle?
L’inflazione
ha già colpito molto di più le famiglie con minore capacità di spesa.
Per loro il tasso di inflazione è stato molto più alto, come documentato
dall’Istat e riportato sulle pagine di questo giornale.
E
non a caso il 7% dei cittadini nel 2022, sempre secondo l’Istat, ha
dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie soprattutto per motivi
economici e liste di attesa. Tra i cittadini con risorsescarse
o insufficienti si arriva all’11,6% e addirittura al 20% tra quelli che
oltre ad essere in condizioni di disagio economico sono anche in
condizione di multimorbilità, quindi di maggior bisogno. A questo
dobbiamo arrivare dopo aver assistito alla frettolosa eliminazione del
reddito di cittadinanza, senza una adeguata rivisitazione che facesse i
conti con le condizioni reali della popolazione? Dove è finito il
principio di solidarietà richiamato nell’articolo 32?
La
memoria collettiva è un requisito indispensabile per il progresso di
una nazione. Noi ne abbiamo poca, e non mi riferisco solo alla nostra
storia di 80 o 100 anni fa, ma a quella di 3 anni fa. Abbiamo avuto
migliaia di morti evitabili per il Covid. Abbiamo
assistito a scene strazianti di un personale e di strutture sanitarie
ridotte allo stremo dai tagli di anni alla Sanità. Veri eroi.
Li abbiamo
decantati e ora li dimentichiamo? Non
dovevamo assumere tanti medici e infermieri? I danni alla nostra
economia e le conseguenze per tanti cittadini sono stati incalcolabili.
Dicevamo che sulla Sanità non si può e non si deve risparmiare perché,
con infinitamente meno risorse delle perdite economiche e umane di una
pandemia, si poteva costruire un sistema sanitario e di assistenza
diffusa, che ci avrebbe messo al riparo dalle prossime e migliorato la
vita della popolazione, negli anni, sempre più anziana.
Sono passati 42
mesi dal marzo in cui tutti piangemmo alla vista delle sfilata di bare
nei camion a Bergamo.
E, invece di potenziare il sistema sanitario
nazionale, il governo Meloni, che fa? Taglia la Sanità.
Certo, per vincere le elezioni, si è promesso troppo a troppi, ma non quel che serve al Paese intero e a chi ne ha più bisogno.
Possiamo
dire che la pandemia è stato un caso sfortunato? Che capita ogni
secolo? Eppure abbiamo sperimentato che la globalizzazione ha frantumato
le barriere nazionali, che un focolaio a Wuhan in un baleno può
diffondersi nella nostra Lombardia. Impariamo una volta per tutte! Se
l’umanità non avesse imparato dalla sua storia saremmo ancora nelle
caverne.