mercoledì 4 ottobre 2023

LA SALUTE ANCORA IN PERICOLO

 Salute, il diritto non si tocca

DI LINDA LAURA SABBADINI
La Repubblica 3/10
No, tagliare sulla salute non si può e non si deve. 
Eppure questo governo lo fa. Ma come è possibile, direte. 
Abbiamo una Costituzione che all’articolo 32 sottolinea che la salute è un diritto per tutti i cittadini. Abbiamo una legge,quella del 1978 di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, che in molti ci invidiano al mondo, che si basava sulla garanzia di questo bene prezioso per tutti, attraverso il circuito prevenzione-cura-riabilitazione. 
Abbiamo alle spalle una pandemia che ha provocato tanti, tanti morti, proprio a causa del disinvestimento in Sanità per anni.
 E invece no, con grande disinvoltura si procede con i tagli, nonostante il processo di invecchiamento della popolazione, l’azione di prevenzione sui territori, la necessità di investire in tecnologie più costose anche per la cura, esigerebbero investimenti aggiuntivi per garantire il benessere psicofisico dei cittadini. Il diritto alla salute, diceva Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998, “rappresenta un prerequisito per accedere ad altri diritti, e consentire agli individui di condurre le vite che scelgono, tutelando così le loro libertà”. Devi stare bene per poter fruire degli altri diritti. La cosa più grave è che i tagli alla Sanità colpiscono, in primis ,chi si trova in peggiori condizioni economiche. Esistono già profonde diseguaglianze nella salute. Le persone con maggiore disagio economico hanno minore speranza di vita, maggiori rischi di disabilità, non autosufficienza, multicronicità, maggiore rischio di mortalità per diverse cause, minore accesso alla prevenzione. Minore assistenza, soprattutto nel Sud del Paese. Che vogliamo fare, accentuarle?
 L’inflazione ha già colpito molto di più le famiglie con minore capacità di spesa. Per loro il tasso di inflazione è stato molto più alto, come documentato dall’Istat e riportato sulle pagine di questo giornale.
 E non a caso il 7% dei cittadini nel 2022, sempre secondo l’Istat, ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie soprattutto per motivi economici e liste di attesa. Tra i cittadini con risorsescarse o insufficienti si arriva all’11,6% e addirittura al 20% tra quelli che oltre ad essere in condizioni di disagio economico sono anche in condizione di multimorbilità, quindi di maggior bisogno. A questo dobbiamo arrivare dopo aver assistito alla frettolosa eliminazione del reddito di cittadinanza, senza una adeguata rivisitazione che facesse i conti con le condizioni reali della popolazione? Dove è finito il principio di solidarietà richiamato nell’articolo 32? 
La memoria collettiva è un requisito indispensabile per il progresso di una nazione. Noi ne abbiamo poca, e non mi riferisco solo alla nostra storia di 80 o 100 anni fa, ma a quella di 3 anni fa. Abbiamo avuto migliaia di morti evitabili per il Covid. Abbiamo assistito a scene strazianti di un personale e di strutture sanitarie ridotte allo stremo dai tagli di anni alla Sanità. Veri eroi. 
Li abbiamo decantati e ora li dimentichiamo? Non dovevamo assumere tanti medici e infermieri? I danni alla nostra economia e le conseguenze per tanti cittadini sono stati incalcolabili. 
 Dicevamo che sulla Sanità non si può e non si deve risparmiare perché, con infinitamente meno risorse delle perdite economiche e umane di una pandemia, si poteva costruire un sistema sanitario e di assistenza diffusa, che ci avrebbe messo al riparo dalle prossime e migliorato la vita della popolazione, negli anni, sempre più anziana. 
Sono passati 42 mesi dal marzo in cui tutti piangemmo alla vista delle sfilata di bare nei camion a Bergamo. 
E, invece di potenziare il sistema sanitario nazionale, il governo Meloni, che fa? Taglia la Sanità.
 Certo, per vincere le elezioni, si è promesso troppo a troppi, ma non quel che serve al Paese intero e a chi ne ha più bisogno.
 Possiamo dire che la pandemia è stato un caso sfortunato? Che capita ogni secolo? Eppure abbiamo sperimentato che la globalizzazione ha frantumato le barriere nazionali, che un focolaio a Wuhan in un baleno può diffondersi nella nostra Lombardia. Impariamo una volta per tutte! Se l’umanità non avesse imparato dalla sua storia saremmo ancora nelle caverne.