sabato 25 novembre 2023

CELEBRAZIONE EUCARISTICA COMUNITARIA PER DOMENICA 26/11/2023

                       La fine della parola è l’inizio della violenza


Saluto all’assemblea

Silenzio

Grazie, o Dio,

perché ci hai donato questo giorno,

con la sua luce, le sue ombre, il pane che ci nutre. Grazie per questa ora di festa e di condivisione.

L’unicità delle nostre persone è una tessera del meraviglioso mosaico che Tu hai composto mescolando le diversità diversità dei Tuoi figli.

Ti benediciamo o Signore e ci uniamo per pregare davanti te.


Salmo di gioia 33 

Esultate, o giusti, nel Signore;

la lode si addice agli uomini retti.

Celebrate il Signore con la cetra;

salmeggiate a lui con il saltèrio a dieci corde.

Cantategli un cantico nuovo,

suonate bene e con gioia. …

10 Il Signore rende vano il volere delle nazioni,

egli annulla i disegni dei popoli.

11 La volontà del Signore sussiste per sempre,

i disegni del suo cuore durano d’età in età.

12 Beata la nazione il cui Dio è il Signore;

beato il popolo che egli ha scelto per sua eredità.

13 Il Signore guarda dal cielo;

egli vede tutti i figli degli uomini;

14 dal luogo della sua dimora

osserva tutti gli abitanti della terra.

15 Egli ha formato il cuore di tutti,

egli osserva tutte le loro opere.


1 Tu semini nel cuore della nostra vita

la speranza di una creazione liberata

da ogni violenza e da ogni discriminazione.


2 Sei il Dio che danza le nostre gioie,

che cammina con noi nei nostri “viaggi” della vita.

Donaci il latte nutriente della Tua parola.


SILENZIO

Lettura biblica


Genesi 11,1-9


1 Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. 2 E avvenne che, mentre si spostavano verso sud, essi trovarono una pianura nel paese di Scinar, e vi si stabilirono. 3 E si dissero l'un l'altro: «Orsù, facciamo dei mattoni e cuociamoli col fuoco!». E usarono mattoni invece di pietre e bitume invece di malta. 4 E dissero: «Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra». 5 Ma l'Eterno discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6 E l'Eterno disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo è quanto essi hanno cominciato a fare; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. 7 Orsù, scendiamo laggiù e confondiamo la loro lingua, affinché l'uno non comprenda più il parlare dell'altro». 8 Così l'Eterno li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la città. 9 Perciò a questa fu dato il nome di Babele, perché l'Eterno colà confuse la lingua di tutta la terra, e di là l'Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra.


Commento

Il mito, il racconto della torre di Babele è molto noto e ci racconta dell’intervento di Dio che si cala letteralmente nella storia degli uomini a frantumare un’unità linguistica primordiale. Spesso presentato come esempio emblematico della punizione che tocca a coloro che peccano di superbia volendo spingere l’opera umana fino al cielo, offre in realtà uno spunto di riflessione sempre molto attuale.

La Genesi ci presenta qui un popolo che, stanziandosi, fonda una città ed in mezzo ad essa costruisce una parte più alta, una torre. Il brano mette in rilievo il fatto che questo popolo parla la stessa lingua e usa le stesse parole. Cosa vuol dire questo?

Una lettura storica individua in questo passo non tanto il racconto di un peccato di superbia, quanto piuttosto la descrizione ironica fatta dagli ebrei delle opere dei grandi imperi, destinati inesorabilmente a cadere. Il riferimento può essere all’impero Assiro e alla sua fine dopo la caduta di Babilonia.

Alla luce di questa premessa il parlare la stessa lingua diventa simbolo di uniformità e assoggettamento al potere. Si tratta di un popolo che si era o era stato omologato negli usi e nelle espressioni linguistiche, quelle imposte dall’alto, che usava le parole dell’obbedienza e della sottomissione.

Vogliono “farsi un nome”, una fama, essere riconosciuti cosicché da non essere dispersi.

Abbiamo un proposito chiaro: Ben chiusi dentro la propria cerchia, ci si conosce singolarmente ci si comprende perfettamente, uniti dalle stesse parole.
Che senso di sicurezza! Nessun timore di dover affrontare il nuovo..

Ed ecco che allora acquista un senso profondo questo Dio che scende fin sulla terra per vedere da vicino la torre costruita dagli uomini.

Che bella l’immagine di Dio che parla tra sé e sé, che vuole guardare da vicino la città e la torre, giunge tra i figli degli uomini ed osserva preoccupato quell’opera il cui compimento non sarà ostacolato da nulla.

Dio osserva che si tratta di uno stesso popolo e che “hanno tutti la medesima lingua”. Questo è il punto: Gli uomini stanno cancellando la diversità.

Non gli resta che intervenire per liberare gli uomini dal giogo cui si stanno incatenando, la lingua unica e quindi, detto in modo più vicino a noi, il pensiero unico.

Perché è dalla lingua che tutto comincia, dalla parola.

L’intervento di Dio sorprende e disorienta, “confonde la lingua”, quasi un’anticipazione dei doni della Pentecoste. Dio crea una frattura, apre le porte della città cinta da mura, disperde nel mondo, spinge fuori verso orizzonti più vasti.

Cosa dice a noi questo brano?

Il pensiero unico, la lingua unica che tutti comprendono, la persona forte al comando che nei momenti di smarrimento cerchiamo, rappresentano l’inconfessabile sollievo che ci procurano i confini di una realtà famigliare e comoda.

Una visione semplificata del mondo, polarizzato tra “quelli come noi” e “quelli diversi da noi” allontana inesorabilmente dal terreno sfumato dell’ascolto e conduce verso l’arroccamento ed l’aggressività.

Questo è l’humus che crea il nemico, in cui la parola è come sale senza sapore in quanto una sola è la lingua che conosciamo. La nostra.

Immersi in rapporti basati sulla contrapposizione e non sull’ascolto, la nostra realtà diventa una realtà di guerra: contro la natura, contro il clima, contro gli immigrati, contro l’avversario politico, contro l’automobilista al semaforo… contro le donne, perfino contro i bambini.

La fine della parola, del dialogo è l’inizio della violenza.

Abbiamo bisogno di inventare tutti insieme una lingua diversa che sia l’impasto di molte lingue e che scaturisca dal confronto e dall’incontro per generare qualcosa di nuovo.

Il progetto di Dio ci offre la ricchezza della diversità; egli ci garantisce la sua vicinanza sulla strada dei giorni per uscire dalla città fortificata e dalla torre dell’uniformità di pensiero.

Come cristiani abbiamo la traccia lasciata da Gesù, che il Vangelo ci presenta come uomo che non stava nei confini, che accoglieva riuscendo ad incontrare gli altri nelle loro diversità ed a parlare la lingua di ciascuno.

Sul suo esempio, il coraggio e la fiducia per incontrare l’altro li dobbiamo mettere noi, facendo la nostra parte, abbandonando la nostra lingua ed affrontando l’umana paura del nuovo.


INTERVENTI LIBERI e PREGHIERE

Silenzio


1 Siamo piccole creature sparse nell’immensità:
ci affidiamo a Te, Dio che ami chi è debole.


2 Come Aronne vorremmo dire: “Manda un altro”,
ma è proprio al mio cuore di piccola creatura che Tu rivolgi l’invito a muoversi verso l’amore. Tu tieni in gran conto ogni nostro piccolo passo


MEMORIA DELLA CENA


T. O Dio, nella fiducia che vogliamo riporre in Te, oggi noi rinnoviamo il nostro impegno a camminare sulla strada di Gesù di Nazareth e ripetiamo il gesto che egli compì con i suoi amici e le sue amiche, prima di essere processato e poi crocifisso. Egli prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo aver alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo nome dolce e santo, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che Dio vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita nel mondo”.


P. PREGHIERA DI CONDIVISIONE


COMUNIONE

PADRE NOSTRO


Preghiera finale


Tu ascolti il grido di chi è abbandonato/a,

Tu sei vicino a chi abita una terra straniera.


Aiutaci, o Dio, a non spegnere nessuna fiamma,

a non tagliare le ali a chi vola verso la felicità,

a non vanificare mai il seme della Tua parola.


Sussurra al nostro orecchio parole nuove,

Tu che sei il Dio sempre sorgivo di vita!

Soprattutto falle penetrare nel nostro cuore di pietra,

perché fioriscano le scelte e le opere di Gesù

anche nella nostra esistenza di tutti i giorni.

Amen


M. Brussino per la Comunità di base di Via Città di Gap – Pinerolo

26.11.2023