domenica 5 novembre 2023

DAGLI INTELLETUALI ORIENTALI : UN MESSAGGIO PER L'OCCIDENTE

 Lettera aperta dagli intellettuali arabi agli intellettuali dell’Occidente

02.11.23 - Pressenza 

Adonis, poeta siriano traduttore in arabo di numerosi autori occidentali, primo firmatario dell'appello
Nell’atmosfera della brutale guerra che Israele sta conducendo contro il popolo palestinese a Gaza, con le stragi e i crimini senza fine che la accompagnano, un gruppo di intellettuali arabi di diversi paesi, ricercatori, letterati, artisti e scrittori, ha rivolto una lettera agli intellettuali in Occidente, invitandoli a condannare i brutali crimini israeliani contro il popolo palestinese, a manifestare reale sostegno per i diritt nazionali fondamentali del popolo palestnese sulla propria terra, e a discutere di queste questioni sulla base dei massimi valori e principi su cui si fonda la civiltà umana. Questo è il testo della lettera, con in calce i nomi dei suoi firmatari:

Lettera aperta dagli intellettuali arabi agli intellettuali dell’Occidente

In occasione degli scontri tra la resistenza palestinese e le forze dell’occupazione israeliana nella Striscia di Gaza e dintorni, e in altre occasioni passate di scontro, noi intellettuali arabi ci saremmo aspettati, da parte degli intellettuali, dei letterati e degli artisti dei paesi occidentali, sostegno e supporto alla lotta del popolo palestinese per i propri diritti nazionali, legittimi e giusti.
Sostegno che è stato mostrato, invece, in maniera evidente dai settori civili dei popoli occidentali attraverso le
manifestazioni a sostegno dei diritti dei  palestinesi e a denuncia delle pratiche di repressione, omicidio,
colonizzazione, assedio e modifica dei riferimenti storici e religiosi della Palestina, che Israele perpetua nelle terre palestinesi occupate.
Ci saremmo attesi una decisa presa di posizione da parte degli intellettuali dell’Occidente, dal momento che vediamo in loro una classe viva e garante della tutela dei principi e dei valori fondamentali che hanno costruito la civiltà umana moderna e contemporanea.
Condividiamo con loro la fede negli stessi valori e principi umani: libertà, giustizia, uguaglianza, diritti umani, tutela della dignità umana, rifiuto del fanatismo e del razzismo, rifiuto della guerra e difesa della pace,
rifiuto dell’occupazione, riconoscimento del diritto dei popoli a riconquistare le proprie terre occupate, all’autodeterminazione e all’indipendenza nazionale, ecc.
Gli intellettuali arabi firmatari di questo documento si rendono conto, dunque, della discrepanza impressionante tra, da un lato, quanto la cultura in Occidente sia propensa, almeno teoricamente, a lodare apertamente visioni, rappresentazioni e posizioni fedeli all’autorità di questi principi; e dall’altro, quanto la presa di posizione della maggior parte degli intellettuali si traduca nell’inclinazione a supportare il carnefice aggressore a scapito dei diritti della vittima aggredita e che vive in una terra occupata, oltre che a mantenere il silenzio riguardo ai reiterati crimini. E si rendono conto, allo stesso tempo, della discrepanza impressionante tra il principio delle posizioni degli intellettuali occidentali riguardo ad altre questioni nel mondo (e condividiamo la loro posizione in
tutto ciò che è giusto) e il loro rifugiarsi nel silenzio e nell’indifferenza quando si ha a che fare con la questione della Palestina e dei diritti del suo popolo sulla sua terra, diritti che sono stati riconosciuti dalle risoluzioni delle Nazioni Unite!
Questo ci è sufficiente per affermare che queste discrepanze impressionanti si traducono in un comportamento culturale fondato sul principio politico del “doppio standard”, che noi denunciamo in quanto viola nella sua essenza la missione della cultura e degli intellettuali.
Se le politiche ufficiali occidentali, solidali nei confronti di Israele e volte a celare i suoi crimini, desiderano falsificare la lotta del popolo palestinese e del suo movimento nazionale denominandolo “terrorista”, non può essere ammesso che una parte degli intellettuali occidentali si sottometta a questa falsa affermazione, perché i politici che l’hanno diffusa hanno alle spalle interessi che non hanno assolutamente alcun legame con gli interessi dei loro popoli né dei loro intellettuali. Per non parlare del fatto che l’accusa alla resistenza e il fatto di definirla “terrorismo” è un’evidente violazione dei principi delle leggi internazionali che riconoscono ai popoli il diritto di liberare le proprie terre occupate con ogni mezzo disponibile, compreso l’uso delle armi. Una confusione così deliberata tra resistenza e terrorismo servirà solamente a giustificare l’occupazione, a svalutare ogni resistenza
legittima della storia moderna e a falsificarne il senso nazionalista.
C’è, forse negli ambienti intellettuali dell’Occidente, chi sia pronto, intellettualmente, psicologicamente e moralmente, a considerare i movimenti nazionalisti europei di resistenza contro il Nazismo e i nazisti come
movimenti terroristci?
Noi firmatari, scrittori, ricercatori e letterati arabi, rivolgiamo ai nostri colleghi intellettuali e scrittori in Occidente l’invito a un dialogo sui valori e i principi condivisi, menzionati in precedenza in questa lettera, e sulla situazione della questione della Palestina e dei diritti del suo popolo, per godere dei risultati di questi principi, senza esclusione o ingiustizia di quel genere che viene compiuto dalle politiche dei governi dei paesi occidentali e giustificato dal silenzio degli intellettuali.
Noi abbiamo fiducia che la coscienza culturale sia in grado di correggere le visioni corrotte e gli errori in cui cadono numerosi intellettuali e scrittori in Occidente, prima fra tutte quella che viene tessuta da lungo tempo riguardo alla Palestina, ai diritti del suo popolo e al Movimento palestinese per la liberazione nazionale.
Occorre correggere la posizione culturale riguardo a questa questione sulla base del riferimento ai fondamentali principi umani: sincerità e trasparenza, lontani da ogni ipocrisia o inganno o doppi standard. Questo è l’obiettivo a cui ambisce questa lettera, i cui firmatari insistono sulla necessità di abolire questa forma arbitraria nell’applicazione delle leggi di questi principi ai popoli e alle nazioni.

Seguono le firme