SENZA PASSATO ABBIAMO LE MANI VUOTE
di DERIO OLIVERO
Vescovo di Pinerolo
Oggi sono andato al cimitero di Pinerolo. Ho fatto un giro, letto alcuni nomi, guardato tombe particolarmente significative. Ho riflettuto, pregato.
Quasi tutti i defunti sono per me sconosciuti. Eppure mi sono cari perché hanno fatto la storia di Pinerolo. Chi ha fatto il pane, chi ha curato i malati, chi ha venduto fiori, chi ha coltivato la terra, chi ha amministrato, chi ha fatto il prete, chi ha messo al mondo figli, chi ha costruito case... Li guardo con gratitudine. Vivo da sei anni a Pinerolo dentro la storia costruita da loro. Mi spiace che il 2 novembre non sia più festa. Mi spiace che non ci sia più una giornata nazionale dedicata ai defunti. Una giornata laica dedicata ai defunti. Perché il ricordo dei morti non è una prerogativa dei credenti, ma un dovere dei viventi. Viviamo grazie a chi ci ha preceduti. Ricordare i morti significa ringraziare. Il ricordo dei morti è un atto di umiltà e di gratitudine. È prendere consapevolezza che il mondo non inizia con noi. Tanti, prima di noi, hanno lavorato, amato, pianto, sperato, costruito. Noi abbiamo ricevuto.
La visita al cimitero, di fronte alla tomba di cari e di sconosciuti, diventa un esercizio di umiltà e di gratitudine. Sarebbe bello passare davanti ad ogni tomba e fare il gesto antico di "togliere il cappello". Toglierci il cappello di fronte a mamma, papà, nonno, nonna. Toglierci il cappello di fronte alla tomba degli sconosciuti. Tutti hanno dato un contributo. Non sono sui libri di storia, hanno costruito la storia. Quella in cui camminiamo noi.
La visita al cimitero ci stimola a ricordare il passato. È, un appello alla responsabilità. Gli avi ci hanno lasciato in dono tanto: valori, usanze, scoperte, ricette di cibi, feste, sapori, idee, tecniche, credenze... Per tutto ciò hanno speso tempo, energie, studi, esperimenti. Hanno speso una vita intera. Se ne sono andati lasciandoci tutto. Ne siamo responsabili. Vivere non è inventare, ma conservare e rinnovare. Nascere non è partire, ma ricevere. Vivere significa essere innestati su una pianta secolare. Vivere significa far fruttare con creatività ciò che abbiamo ricevuto. Passeggiare fra le tombe ci porta a ritrovare le radici. Non per andare indietro con nostalgia, ma per affrontare il futuro con uno zaino pieno. La paura del futuro, che caratterizza la nostra società, è legata all'oblio della ricchezza che ci sta alle spalle. Senza passato abbiamo le mani vuote. Senza passato abbiamo le armi "spuntate", incapaci di combattere le battaglie quotidiane.
La visita al cimitero mi ha fatto sentire più ricco. E più grato. Ora è notte. Domani, come sempre, sarà un giorno nuovo e sconosciuto. Cosa mi aspetta? Quali sfide mi riserva? Non lo so. Ma ho una storia ricca. Tanti prima di me hanno affrontato le giornate, trovato soluzioni, indicato vie, tracciato mappe, fatto esperimenti. Sono ricco delle loro vite. Mi faccio una tisana. Come si fa? Che bello, non devo inventare da zero. Chi è vissuto prima di me mi ha regalato l'invenzione del pentolino, del gas, del rubinetto che mi porta l'acqua in casa, dello zucchero, della bustina...
Vado a dormire grato e fiducioso.
L'Eco del Chisone, 8 novembre