Mancano cinquemila infermieri e calano le iscrizioni all'Università
di Andrea Gatta
A Torino i posti vengono coperti, in diversi poli più distaccati nel resto del Piemonte si fa fatica. E così i circa 1.100 posti messi a disposizione dalle Università del Piemonte per i corsi di Infermieristica (che pure prevedono test di ingresso) difficilmente verranno tutti occupati. Un dato, in attesa dei numeri definitivi delle immatricolazioni per il 2023-24: l'Università di Torino ha tenuto test di ammissione per 744 posti nelle sedi dislocate fra Torino, Orbassano, Cuneo, Ivrea, Asti e Aosta. Le richieste iniziali erano poche di più, 777.
«C'è un calo delle domande del 10% rispetto all'anno scorso, quando già erano diminuite del 9%» spiega Ivan Bufalo, presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Torino. Questo a fronte di una carenza stimata di circa 4-5.000 infermieri in Piemonte. È un segnale di una difficoltà della professione e in genere del sistema sanitario che sembra sempre più difficile da invertire. Ieri se ne è discusso in Regione durante l'audizione che i rappresentanti dell'Ordine e i docenti dell'Università di Torino e del Piemonte Orientale hanno svolto in commissione Sanità. Con un tema di fondo: la professione non è più ambita, dovrebbe essere più attrattiva.
«Una flessione delle richieste di ammissione ai corsi al Nord è in parte fisiologica, perché sono state aperte molte sedi al Sud – chiarisce Valerio Dimonte, professore di Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche dell'Università di Torino -. Tuttavia c'è un problema strutturale a livello nazionale: occorre dare una prospettiva alla professione. Oggi l'infermiere non ha uno sviluppo di carriera, qualcosa a livello di master e di specializzazioni, come quella dell'infermiere di famiglia e di comunità, si sta muovendo, ma spesso rimangono percorsi individuali». E aggiunge, in dettaglio: «A Torino copriremo tutti i posti ma in realtà come Cuneo e Orbassano non si riesce. E nel Piemonte Orientale, dove ci sono diverse sedi distaccate, si fatica di più».
Altro numero: sui 1.100 laureati previsti per i due atenei, completano gli studi circa in 600-700. Per esempio, «saranno 195 gli infermieri che, a novembre, si laureeranno nell'Università del Piemonte orientale, ma il fabbisogno previsto era 420» sottolinea Domenico Ravetti (Pd). C'è il problema dei salari, «e di indipendenza della professione» rileva il presidente della Commissione Alessandro Stecco (Lega). «Uno degli strumenti che potrebbero sbloccare la situazione – propone - è la nuova legge sulla possibilità di fare libera professione: le Regioni devono stilare il regolamento attuativo». Francesca Frediani (Up) invece chiede alla Regione di «accompagnare le Università nella predisposizione di percorsi formativi».
La Repubblica, 31 ottobre 2023