martedì 14 novembre 2023

QUALE SCUOLA DELLA COSTITUZIONE?

Marina Boscaino 

 Adista Segni Nuovi n° 37 del 04/11/2023

«Abbiamo previsto che dirigenti, manager e imprenditori potranno insegnare negli istituti tecnicoprofessionali, abbiamo previsto di rafforzare l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato formativo, dedicare più ore a tutta quella formazione che passa dai laboratori e dal raccordo con le imprese. E poi per la prima volta abbiamo detto che la scuola può fare anche ricerca». Così il ministro dell’istruzione Valditara ha concluso il suo intervento al 38° convegno di Capri dei Giovani Imprenditori, sottolineando l’importanza di rivitalizzare l’approccio didattico, soprattutto nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
L’intento evidenziato dall’intervento del ministro è quello di rovesciare la prospettiva didattica, sulla scia dell’enfasi che da una trentina di anni si riserva alle competenze, rispetto alle conoscenze: partire dalla realtà per arrivare all’astratto, permettendo agli studenti e alle studentesse di appassionarsi alla realtà per poi arrivare alla regola astratta. La costruzione di un ponte, ad esempio, in questa logica prevederebbe dapprima una progettazione empirica, nella totale ignoranza delle leggi della fisica o della scienza delle costruzioni; così come di un’auto. L’intervento su un’appendicite – prima della conoscenza dell’anatomia, della fisiopatologia e di tante altre discipline – partirebbe dall’apertura del ventre del paziente; e così via, per “appassionarsi alla realtà”, appunto. E – per parlare di situazioni che al ministro paiono non interessare né punto né poco – l’analisi di un testo si cimenterebbe sul gusto personale, sull’improvvisazione impressionistica, scollegati dalle conoscenze di retorica, stilistica, grammatica, lessico, per non parlare di quella barbosa inutilità rappresentata dalla storia della letteratura.
Provincialismo di innamoramenti improvvisati e fuori tempo massimo, dal momento che la maggior parte dei Paesi che nel tempo hanno privilegiato la didattica per competenze sta ripensando quel modello e quei riferimenti.
Nelle dichiarazioni del ministro, però, questa retorica nasconde una necessità piegata agli interessi privati e alla visione aziendalistica dell’istruzione; necessità che prevede anche lo svilimento definitivo della funzione dei e delle docenti, espressione di un passatismo che, nel progetto di questo governo e di questo dicastero (ma non dimentichiamo che l’infatuazione per le “magnifiche sorti e progressive” ha caratterizzato tutti i governi, di qualsiasi colore, dalla fine degli anni Novanta in poi) devono essere al più presto relegati a ruoli ancillari.
Ancillari di chi e di cosa? Delle aziende, delle imprese, naturalmente. E così – senza alcuna cautela e senza alcun rispetto per il dettato dell’art. 97 comma 3 («agli impeghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge») – ecco proporre i nuovi “docenti”, privi di titolo, ma dotati di quel “know how” (sic!) che solo potrà garantire la realizzazione della “svolta”: lo svecchiamento della scuola; l’annullamento della didattica (della quale – è di tutta evidenza – dirigenti, manager e imprenditori non sono titolati a sapere); le mani libere delle aziende su una forza lavoro in nuce, sempre più inconsapevole e sfornita di ciò che un tempo si chiamò cultura, cittadinanza, emancipazione, libertà. Retaggi di un passato “vecchio” e che, a ben vedere, rappresenterebbero solo un’oziosa perdita di tempo rispetto al raggiungimento dell’obiettivo.
Credo sia perfettamente evidente – per chi segue questa rubrica da anni (molti!) – che la dichiarazione del ministro Valditara (una delle tantissime in questa direzione) configura scenari che nulla hanno a che fare con la Scuola della Costituzione. Esattamente come è stato fatto con la sanità, un paziente lavoro di smontaggio ha progressivamente mutato il volto delle istituzioni emblematiche dei due principali diritti universali: ospedale e scuola; salute e istruzione. Sottomettendo al profitto del privato l’esigibilità e la praticabilità di quei diritti.
La resistenza attiva, che un tempo caratterizzò la categoria dei docenti, ha lasciato il posto alla rassegnazione, all’acquiescenza; al massimo al tentativo della limitazione del danno. E i tesori che avevamo tra le mani – che sono costati lotte e sangue – da conquiste di civiltà sono diventati sbiaditi e malcerti ricordi. Da evocare sottovoce, pena l’esser considerati eccessivamente demodé.