venerdì 29 dicembre 2023

LA TEOLOGIA DEVE SVEGLIARSI

 Non si può ignorare che nella teologia protestante -  per quanto riguarda, ad esempio, il peccato originale, l'Inferno e il diavolo, ma anche la cristologia e la trinità -  un biblicismo e un dogmatismo astorici e inclini al compromesso dominano il campo più di quanto il proclamato progressismo non voglia ammettere.

Bultmann viene lodato, ma di fatto altrettanto ignorato quanto Harnack;si esalta la sua interpretazione esistenziale e si reprime la sua demitizzazione. Nella teologia cattolica, a sua volta,  si ammette solo malvolentieri che determinate asserzioni del Concilio di Trento, ad esempio sui sacramenti, o persino del Vaticano I,  sull'infallibilità del papa e dei concili, non possono venire suffragate dal Nuovo Testamento e dalla storia della Chiesa antica.

 Per paura della risorta inquisizione romana (J. Ratzinger) si osa presentare, nel migliore dei casi, delle curiose pseudosoluzioni (un infallibilità “moderata” o “fallibile”): viviamo in una “Chiesa invernale”,  disse poco prima della sua morte lo stesso Karl Rahner.

 Non di rado proprio là dove non si parte per principio, in dogmatica, dall'alto e dato osservare un tipico salto nel modo di procedere: un dogmatico cattolico o evangelico, equipaggiato esegeticamente, incomincia a salire, un passo dietro l'altro la montagna, arriva però poi a un punto in cui non sembra più possibile proseguire il cammino della conoscenza teologica, ma improvvisamente il nostro teologo si trova, come trasportato da un aereo, sulla “vetta” e di là parla del Dio trinitario e dei suoi “misteri” come se nel frattempo avesse, per così dire, visto il cielo dall'interno.

 In questo modo non si ignorano certo più i risultati della critica storica, ma li si trascura dal punto di vista speculativo, invece di accogliere la provocazione dell’ esegesi e della storia dei dogmi e di modificare la propria teologia  -  anche in relazione ai ricordati grandi dogmi. 


Hans Kung, La teologia in cammino, Mondadori Edizioni, pag 219