domenica 31 dicembre 2023

Scuola e violenza di genere

Che cosa serve ai ragazzi

DI MASSIMO AMMANITI


Negli ultimi mesi, dopo i drammatici femminicidi che hanno scosso il Paese, è iniziato un dibattito su come educare i giovani a rispettare e a riconoscere l'identità e le esigenze delle persone di genere diverso. Si sono susseguite proposte estemporanee sull'educazione all'affettività oppure alle relazioni senza che nessuno sapesse esattamente di che si trattava. Anche il governo si è mosso nella persona del ministro Valditara che ha predisposto una direttiva, in realtà piuttosto scarna, dal titolo "Educare alle relazioni" che prevede corsi extracurriculari da svolgere negli Istituti scolastici superiori con ragazzi e ragazze dai 15 anni. Si tratta di una direttiva ministeriale che lascia agli Istituti la decisione di intraprendere i corsi, tuttavia data l'esiguità dello stanziamento economico non comporterà un vero coinvolgimento delle scuole.

Di fronte a questa iniziativa è inevitabile chiedersi quale sia la finalità del progetto, che intenderebbe sensibilizzare gli adolescenti e cambiare i loro pregiudizi e le loro sopraffazioni nei confronti delle coetanee, ma penso, anzi spero, verso i coetanei gay che spesso vengono emarginati e bullizzati. Questo obiettivo ambizioso farebbe tremare i polsi anche a Freud che costruì un edificio teorico su come si sviluppano le relazioni fin dall'infanzia e soprattutto come prendono corpo la sessualità e l'identità di genere.

Ho fatto riferimento all'infanzia perché in questa fase della vita si creano le basi della relazionalità nel rapporto coi genitori e all'interno della famiglia e si sedimentano profondamente nel carattere. Tutto questo avviene nel calore delle relazioni coi genitori, coi quali si crea uno scambio emotivo continuo che aiuta il bambino ad apprendere il lessico delle emozioni che guidano poi le relazioni con gli altri. In altri termini, emozioni e relazioni sono strettamente intrecciate e condizionano il carattere anche nel successivo corso della vita.

Naturalmente il carattere non è immutabile, in adolescenza va incontro a ulteriori cambiamenti assorbendo pregiudizi e credenze che riguardano il modo in cui si percepiscono gli altri, ossia come si valutano persone del proprio o di altro genere e di conseguenza come ci si comporta con loro.

Ho spiegato brevemente come si costruisce il carattere e il modo di relazionarsi con gli altri per sottolineare che una lezioncina di un docente disattento e poco motivato non aiuta a divenire consapevoli di sé stessi e del modo di comportarsi con gli altri, anzi può addirittura avere un'influenza controproducente se vengono trasmessi luoghi comuni e stereotipi.

Si è parlato di utilizzare focus group che sotto l'etichetta inglese designano discussioni di gruppo con gli allievi sul tema prescelto. Questo metodo può funzionare, come ogni discussione in classe, se si affronta un tema di attualità o storico, ma non può influire su stereotipi e preconcetti radicati anche a livello inconscio. È evidente che è necessario approfondire l'approccio con gli adolescenti che devono sentirsi coinvolti anche emotivamente nelle dinamiche di gruppo quando si affrontino temi che riguardano la loro vita quotidiana, come i rapporti fra ragazzi e ragazze e le relazioni sentimentali che suscitano a volte reazioni incontrollabili, come gelosie, risentimenti, odi e delusioni. Sarebbe più utile costruire gruppi maschili e femminili che si confrontino su questi temi, naturalmente con grande coinvolgimento personale, con la presenza di un coordinatore esperto che riesca a visualizzare gli stati d'animo che emergono nell'incontro. Mi sembra difficile che possano essere gli insegnanti a svolgere questo ruolo, occorrono piuttosto operatori della salute mentale abituati a lavorare con gli adolescenti. Come ben sa chi lavora con loro, non bisogna essere bacchettoni né accondiscendenti, ma graduare gli interventi sapendo ascoltare e decifrare le comunicazione dei ragazzi e delle ragazze. Prima di partire con questa iniziativa occorre definire bene il progetto e, come succede anche nel campo della medicina, il primo imperativo è primum non nocere .

da la Repubblica, 28 dicembre 2023