La strage negli ospedali di Gaza continua in un silenzio assordante – Clara Statello
L’ospedale Nasser di Khan Younis è circondato dall’esercito di Israele e rischia l’assedio. Si teme un altro Al Shifa. Il centro ospedaliero, tra i pochi rimasti in funzionamento, ospita decine di migliaia tra pazienti e sfollati dal Nord di Gaza. Era stato indicato come luogo sicuro dove rifugiarsi dalle autorità israeliane, dopo l’ordine di lasciare il settore settentrionale della piccola enclave palestinese. Adesso è sotto il fuoco d’artiglieria dell’IDF.
La mattina di martedì 23 gennaio, l’esercito israeliano ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per un’area di circa 4Kmq che comprende l’ospedale Nasser (475 posti letto), l’ospedale Al Amal (100 posti letto) e l’ospedale giordano (50 posti letto). Insieme rappresentano quasi il 20% dei restanti ospedali parzialmente funzionanti nella Striscia di Gaza.
Secondo un report dell’ufficio per gli Affari umanitari dell’ONU (OCHA), oltre gli 88mila residenti, nella zona presa di mira dalle forze israeliane sono ospitati circa 425mila sfollati interni, rifugiati in 24 scuole e altre istituzioni. Di questi, circa 18.000 sono alloggiati nell’ospedale Nasser, mentre un numero imprecisato cerca rifugio in altre strutture sanitarie. Nell’area interessata sono presenti anche tre ambulatori sanitari.
I militari hanno fissato la deadline per l’evacuazione nel pomeriggio di martedì, ma l’esecuzione dell’ordine è stata resa difficile, quasi impossibile, dagli intensi colpi di artiglieria, spiega Medici Senza Frontiere (Medecins Sans Frontieres, o MSF).
“I membri dello staff di MSF possono sentire bombe e pesanti colpi di arma da fuoco vicino a Nasser”, ha detto martedì il gruppo in un post sui social media. “Al momento non sono in grado di evacuare insieme alle migliaia di persone ricoverate nell’ospedale, tra cui 850 pazienti, a causa delle strade da e per l’edificio inaccessibili o troppo pericolose”.
Lo scenario riportato si delinea drammaticamente analogo all’assedio e aggressione militare dell’ospedale Al Shifa, avvenuto lo scorso novembre. A causa degli intensi bombardamenti nelle vicinanze, nell’area dell’ospedale Nasser si trovano un gran numero di feriti, secondo le informazioni rilasciate del Ministero della Salute. Nessuno può entrare o uscire dalla struttura. Il personale sanitario starebbe scavando tombe nell’area ospedaliera, in previsione di numerose vittime.
Gravissima la situazione dell’ospedale Al Amal, sede centrale della Mezzaluna Rossa palestinese, che mercoledì mattina ha denunciato l’uccisione di tre sfollati e due feriti, colpiti all’ingresso della struttura dal fuoco israeliano. Non è specificato se si tratta di colpi diretti o di “danni collaterali”.
Il giorno prima le forze israeliane, dopo aver circondato il deposito centrale delle ambulanze di Khan Younis, hanno fatto irruzione nell’ospedale Al Amal arrestando il personale medico. I pazienti, i feriti e circa 13.000 sfollati, che hanno trovato rifugio nell’ospedale Al Amal e nel quartier generale della PRCS, non sono riusciti ad andare via. Secondo l’OCHA, gli abitanti dell’area sono stati privati dell’assistenza medica, dopo che l’accesso alla struttura è stato negato.
Il commissario generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha denunciato il bombardamento di dei più grandi rifugi dell’agenzia, il Centro di formazione Khan Younis, che ospita circa 40mila persone, provocando almeno sei vittime tra gli sfollati.
Questa mattina Israele ha colpito una scuola che ospita centinaia di sfollati, provocando almeno 8 feriti.
Secondo il ministero della Salute di Gaza, il bilancio delle vittime dei raid israeliani sfiora 25.500 morti, tra cui almeno 10.000 bambini e 8.000 dispersi sotto le macerie. Il numero dei feriti supera quota 63.000 mentre gli sfollati sono 1,7 milioni. Più dell’1% della popolazione è stata uccisa dall’esercito israeliano.
In due mesi di guerra, fino a dicembre 2023, Israele ha sferrato 212 attacchi contro gli ospedali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS ), solo 15 dei 36 ospedali di Gaza sono parzialmente funzionanti: nove nel sud e sei nel nord…
Dal blog di Daniele Barbieri