mercoledì 31 gennaio 2024

Il Pd di Elly gongola: "Il partito campano adesso va gettato via"

Wanda Marra e Ilaria Proietti

"La necessità del rinnovamento del nuovo corso parte da una considerazione semplice: quando i partiti sono chiusi accade questo". Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd, l'arresto di Nicola Oddati lo commenta così. Rivendicando la novità nella guida del Pd, rispetto all' "opacità della vecchia politica" e chiedendo tempo, fiducia e voti per la segretaria Elly Schlein. Ruotolo, in pole position per fare da capolista (o da secondo alla segretaria) alle elezioni Europee, esprime una discontinuità anche temporale: "Io sono arrivato dopo". Mentre ricorda come Marco Sarracino, responsabile Mezzogiorno dem, da segretario provinciale tolse il simbolo del Pd a un uomo dell'allora candidato sindaco di Pozzuoli Figliolia, pure lui nei guai.

CHI NON può rivendicare la discontinuità, se la cava minimizzando. Quasi a dire: chi era costui? Come se nel giorno dell'arresto Oddati fosse un Carneade. E sì che l'esponente campano, con la sua parabola politica incarna la quintessenza del partito pure prima che si chiamasse Pd: capo della Fgci all'inizio degli anni 90, poi coordinatore della segreteria del Pds a Napoli e ancora segretario dei Ds, per poi essere chiamato come assessore dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Prima dell'inciampo del 2022 che ora gli costa i domiciliari, l'ultimo a riconoscere le sue capacità era stato Enrico Letta che da segretario gli aveva affidato le Agorà democratiche.

Ma quello più forte è il legame con Nicola Zingaretti, del quale è stato coordinatore della segreteria. C'è chi sostiene che nell'ufficio distaccato della Regione Campania a Roma, continuava a lavorare anche per lui. Anche se ieri Zingaretti ha messo le distanze: "Non ho avuto modo di parlarci dalle mie dimissioni da segretario", dice al Fatto nelle stesse ore in cui la Regione Campania ha avviato il decreto di revoca di Oddati dall'incarico di rappresentanza istituzionale della Giunta regionale nella sede di Roma e Bruxelles: insomma l'ha mollato pure De Luca che lo aveva preso digerendo il fatto che fosse stato l'enfant prodige del suo predecessore e nemico politico Antonio Bassolino. L'ultima apparizione di Oddati è stata a dicembre a un evento a Salerno con annesso taglio del nastro di De Luca: special guest Paola De Micheli, amica e sodale di Oddati tanto da fondare insieme a lui, a Furfaro e Stefano Vaccari, una corrente all'epoca della segreteria di Zingaretti.

MA QUELLO che va notato nel giorno dell'arresto è che tra il responsabile delle iniziative politiche dem (Furfaro) e il candidato a Bruxelles nella circoscrizione Centro (Zingaretti), Oddati non è proprio lontanissimo dalla segretaria Schlein. Ma a chiedere oggi di lui risuona sempre la stessa solfa: "Non lo sento da almeno un anno", "lo conosco ma forse lo frequentano di più altri", "siamo amici, ma ci siamo un po' persi di vista". "Dopo l'autosospensione del 2022, nel 2023 non ha ripreso la tessera", spiegano tentando di allontanare lo spauracchio della questione morale che però resta a Roma. E in Campania dove il partito continua a giurare che il rinnovamento arriverà. A partire da Caserta dove esplose all'inizio del 2023 il bubbone delle tessere gonfiate. Ma vai a sapere quando si farà il congresso: il tesseramento non è neppure iniziato. In compenso quello regionale ci sarà, ma dopo le Europee: un modo per non alterare gli equilibri con De Luca. Intanto le tessere – rispetto alle oltre 20 mila dell'anno scorso – sono più che dimezzate. Mentre i veleni sono raddoppiati sicché Roma ha inviato ben due commissari. Susanna Camusso ha una missione speciale su Caserta ma pare occuparsi di altro. Come l'acqua Lete: ha presentato un'interrogazione al ministro dello Sport per chiedere se è opportuno associare l'immagine della Nazionale di calcio alla Società Acque minerali S.P.A "che viola apertamente i diritti garantiti ai lavoratori". A qualche dem è andata la mosca al naso: "È la volta che fa chiudere una delle poche realtà che funzionano in Campania".

Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio