lunedì 29 gennaio 2024

Mar Rosso: l'Italia parte, così cresce la spesa militare

di Alessandro Mantovani

 

Sarà anche vero che tra mancati ricavi dei porti e aumenti dei prezzi dell'import e dei costi dell'export, il conto della crisi del Mar Rosso, per l'Italia, può essere molto più alto. Ma ci saranno spese aggiuntive anche per la missione navale cui i ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno dato un primo via libera ieri a Bruxelles: la fattura degli impegni militari all'estero crescerà rispetto agli 1,7 miliardi di euro del 2023.

È un altro motivo per ritenere necessaria una vera e propria autorizzazione parlamentare alla missione e non solo la comunicazione promessa da Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Non è obbligatorio, ma naturalmente noi informeremo il Parlamento. Ma la missione militare - ha detto a Bruxelles Tajani - è già stata autorizzata: si tratta di un allargamento di quella che è attiva nello Stretto di Hormuz. L'Italia partecipa: non con una nave, ma con militari nella sede del Comando".

È la missione Emasoh Agenor, che pattuglia dal 2020 il Golfo Persico dove la penisola arabica è più vicina all'Iran. Qui, invece, almeno una fregata italiana sarà esposta al fuoco dei miliziani sciiti Houthi che dallo Yemen, sostenuti dall'Iran e dai libanesi di Hezbollah, colpiscono con droni e missili anche sofisticati le navi commerciali in transito da e per il Canale di Suez, che mette in comunicazione il Mar Rosso con il Mediterraneo. Per non parlare dei rischi di escalation già evidenti dopo gli attacchi della coalizione angloamericana Prosperity Guardian alle postazioni Houthi in territorio yemenita, che spingono per esempio la Spagna a dare solo un freddo e formale via libera alla missione, senza impegnarsi militarmente.

IERI GLI HOUTHI, che agiscono in solidarietà con i palestinesi e prevalentemente contro navi commerciali di interesse israeliano, hanno rivendicato di aver colpito un cargo Usa. Altri invece li lasciano passare, specie quelli cinesi e russi, sottolineano fonti occidentali. Contano anche due morti, le forze statunitensi: sono i due Navy Seals dati per dispersi dopo l'abbordaggio di un'imbarcazione che trasportava missili iraniani per gli Houthi. Mentre Sky News Arabia, citando fonti yemenite; ha dato notizia che tra le 75 vittime dei raid angloamericani ci sarebbero "esperti" militari libanesi e iraniani. Dopo gli attacchi di Usa e Regno Unito, peraltro, l'Iran ha sparato missili in Siria, Pakistan e Iraq su formazioni sunnite e su un presunto centro del Mossad. Il Mar Rosso è uno dei fronti di un conflitto che da Gaza si allarga e lo stesso Tajani ha parlato con enfasi della "nuova missione dell'Ue" come di "un passo Considerevole" verso" una vera difesa europea", altro che missione già autorizzata. Pd e M5S chiedono un confronto parlamentare: "Il ministro della Difesa Guido Crosetto riferisca immediatamente sulle regole d'ingaggio", dicono i dem; i Cinquestelle vogliono "un mandato che escluda ogni possibile coinvolgimento nell'operazione Prosperity Guardian a guida Usa".

Si chiamerà Aspis o Aspides, "scudo" in greco, la missione. Le regole d'ingaggio però, secondo Esteri e Difesa, sono ancora da stabilire. Ieri i ministri degli Esteri dell'Ue hanno accompagnato il primo ok con l'auspicio dei "due popoli due Stati per attenuare l'avversità del fronte anti-israeliano, ma non con una richiesta di cessate il fuoco a Tel Aviv. Sapremo di più dopo la riunione dei ministri della Difesa del 30 e il 31 gennaio. Si parla di missione difensiva, che potrà colpire missili e droni degli Houthi ma non le postazioni a terra, ma anche di un'azione coordinata con Usa e Regno Unito. E poi c'è il tema dei possibili abbordaggi. Aspides impegnerà almeno tre unità navali, un pattugliatore e due fregate secondo le prime ipotesi, che saranno fornite da Italia e Francia e probabilmente dalla Germania, i tre maggiori Paesi dell'Ue che hanno voluto la missione. Navi italiane e francesi sono già nel Mar Rosso.

 

Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio