NON POTETE TORNARE INDIETRO E NON LO FARETE
Luis Miguel Modino (IHU-Unisinos)
Al Sinodo ne sono consapevoli, come ha suggerito il cardinale Hollerich, relatore generale del Sinodo sulla sinodalità, nella conferenza stampa finale: c'è un'opposizione, che approfitta di ogni scappatoia per diffondere il suo discorso abituale, anche se non ha nulla a che vedere con quanto vissuto durante il cammino sinodale. E perché ciò avvenga è necessario impedire a qualcun altro, compreso il Papa, di parlare. E un voler tornare indietro, un atteggiamento che non può essere e non sarà consentito. Per pochi che siano, e insisto su "pochi", fanno molto rumore.
Quando diciamo che le decisioni devono essere frutto della diversità, chi è sempre stato al comando si alza in armi; quando si propone di sedersi con tutti alla stessa tavola rotonda, c'è chi vuole ancora un posto a capotavola, quando si parla di ascoltare i poveri, le donne, le persone LGBTI, quelli che hanno deciso di fare un altro percorso nel loro cammino vocazionale, si fanno il segno della croce. Possiamo chiederci se la conversione allo Spirito è penetrato in loro o se sono ancora attaccati alle strategie e ai calcoli umani di cui parla sempre Francesco, di cui ha parlato oggi e di cui continuerà a parlare.
Non fatevi spaventare dalla diversità
Coloro che sono spaventati dalla diversità, coloro che sono turbati da una Chiesa sinodale, devono pensare alla solidità dei loro fondamenti di vita e di fede. In fondo, non sono persone libere, vivono ancorate alle ideologie dell'Antico Testamento, sono idolatri, come ha detto il Papa, ricordando le parole in cui il card. Martini ricorda che Dio può «cambiare le mie aspettative», non può essere controllato.
Non sanno che la diversità ci arricchisce, apre prospettive, ci aiuta a vedere che la vita, e la Chiesa, non possono essere monocromatiche, che i colori diversi ci aiutano a scoprire che ciò che conta davvero è «amare Dio con tutta la vita e amare il prossimo come noi stessi», principio e fondamento a cui Francesco ha fatto riferimento nell'omelia della messa di chiusura di questa
prima sessione dell'Assemblea sinodale, rendendo omaggio a Sant'Ignazio come un buon gesuita.
E questo non è qualcosa di astratto, è qualcosa che ha dei volti, concreti, diversi, pieni di vita e di insegnamenti, espressioni chiare dell'amore di Dio.
Adorare, servire e amare
Quando adoriamo e serviamo, quando Dio e coloro che non contano sono presenti nella nostra vita e nel cammino della nostra Chiesa, la diversità non ci spaventa. Quando si ama, si capisce e si impara a convivere e a godere della presenza accanto a noi, alla nostra stessa tavola, di qualcuno che è diverso. Ma per questo è fondamentale avere la capacità di lasciarsi sorprendere dalle storie di vita degli altri, uno stupore che nasce dall'ascolto vero, dal modo di ascoltare di Gesù, di Dio fatto amore concreto.
La diversità ci porta a contemplare Dio in tutti e ci aiuta a non cadere nella tentazione di metterci al centro e di non mettere realmente questo Dio incarnato nell'altro, anche nel diverso, in colui che dobbiamo servire, perché «non c'è amore per Dio senza impegno a prendersi cura del prossimo, e anche il diverso è prossimo.
Dio al centro con i poveri e i deboli
La riforma della Chiesa, che può essere considerata uno dei grandi propositi del Sinodo, si compirà solo nella misura in cui riusciremo ad «adorare Dio e ad amare con lo stesso amore i fratelli», coloro che oggi si identificherebbero con quelli che il Libro dell'Esodo chiama straniero, vedova e orfano. Si tratta di mettere «Dio al centro e con Lui quelli che Lui preferisce, i poveri e i deboli», per creare «una Chiesa che sia serva di tutti, serva degli ultimi», come ha insistito il papa.
«Una Chiesa dalle porte aperte, che sia un porto di misericordia» è la via da seguire. Possiamo chiederci se questa sarà la Chiesa che nascerà dall'attuale processo sinodale. A tal fine, è decisivo «sperimentare la tenera presenza del Signore e scoprire la bellezza della fraternità, che è presente nella diversità, «nella ricca varietà delle nostre storie e delle nostre sensibilità», secondo le parole del papa.
Non perdiamo di vista un cammino che continua, cerchiamo di essere «una Chiesa più sinodale e missionaria, che adora Dio e serve le donne e gli uomini del nostro tempo, andando a portare a tutti la gioia consolante del Vangelo", anche a chi è diverso.
Adista, 11 novembre 2023