Rifiuta la messa della vittoria Scomunicato l’arciprete russo
La Repubblica 15/1
Rosalba Castelletti
MOSCA — Il primo avvertimento è arrivato il 5 gennaio, alla vigilia del Natale Ortodosso: l’arciprete Aleksej Uminskij è stato rimosso come rettore della Chiesa moscovita della Trinità Vivificante a Khokhly, incarico che ricopriva dal 1993. Da allora, nell’arco di appena una settimana, il tribunale ecclesiastico ha tenuto tre udienze e ne ha infine sentenziato, in contumacia, la scomunica che diventerà ufficiale dopo la scontata approvazione del patriarca Kirill. Un processo per direttissima. Uminskij aveva più volte fatto parlare di sé. Nell’aprile 2021 aveva invitato le autorità a mostrare misericordia e a consentire che Aleksej Navalnyj, allora in sciopero della fame, fosse visitato da un medico. Nel febbraio 2022 aveva dichiarato di «non poter sostenere azioni militari». E lo scorso autunno, in un’intervista, aveva consigliato ai fedeli di cercare sacerdoti che «pregano più per la pace che per la vittoria». Tanto che sul canale televisivo Spas , di proprietà della Chiesa, era stato definito un «criminale in tonaca». Ma la colpa che gli è stata imputata è essersi rifiutato di recitare la “Preghiera per la Santa Rus’” che perora la vittoria russa in Ucraina. Una novità liturgica introdotta da Kirill dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev. La preghiera andrebbe declamata proprio nel cuore della liturgia. Sostiene che sia in corso un’invasione straniera della Santa Rus’ e culmina nell’invocazione: «Concedici Dio la vittoria mediante il tuo potere». Uminskij non è il solo ad aver trovato la bellicosa supplica in contrasto con i principi cristiani. Lo scorso maggio anche padre Ioann Koval era stato costretto a rinunciare all’abito talare per aver sostituito la parola «vittoria» con «pace». Ora dice messa ad Antalya in Turchia dopo essere stato reintegrato dal patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli.
Quando nel febbraio del 2022 la Russia ha lanciato la sua Operazione Militare Speciale contro Kiev, pochissimi sacerdoti hanno preso le distanze dai sermoni del patriarca Kirill, braccio religioso del Cremlino, a sostegno delle forze armate russe in Ucraina. Degli oltre 40mila preti russi ortodossi, soltanto 300 hanno firmato un appello per la pace. I rischi, come dimostrano i casi di Uminskij e di Koval, sono alti. Questi preti «perdono tutto», sostiene Pavel Fakhrtdinov, cofondatore del progetto “Pace per tutti” che aiuta i sacerdoti “ribelli”. Uminskij, invece, non ha commentato. Sul suo profilo Facebook, ha scritto soltanto: “Addio, Tour de France”, titolo di una canzone del gruppo Serebrianaja Svadba sull’ultimo corridore che ha mancato la vittoria. «Anni di fatica disumana furono sprecati invano, ma a volte succedono cose peggiori». Le guerre, ad esempio.
Rosalba Castelletti
MOSCA — Il primo avvertimento è arrivato il 5 gennaio, alla vigilia del Natale Ortodosso: l’arciprete Aleksej Uminskij è stato rimosso come rettore della Chiesa moscovita della Trinità Vivificante a Khokhly, incarico che ricopriva dal 1993. Da allora, nell’arco di appena una settimana, il tribunale ecclesiastico ha tenuto tre udienze e ne ha infine sentenziato, in contumacia, la scomunica che diventerà ufficiale dopo la scontata approvazione del patriarca Kirill. Un processo per direttissima. Uminskij aveva più volte fatto parlare di sé. Nell’aprile 2021 aveva invitato le autorità a mostrare misericordia e a consentire che Aleksej Navalnyj, allora in sciopero della fame, fosse visitato da un medico. Nel febbraio 2022 aveva dichiarato di «non poter sostenere azioni militari». E lo scorso autunno, in un’intervista, aveva consigliato ai fedeli di cercare sacerdoti che «pregano più per la pace che per la vittoria». Tanto che sul canale televisivo Spas , di proprietà della Chiesa, era stato definito un «criminale in tonaca». Ma la colpa che gli è stata imputata è essersi rifiutato di recitare la “Preghiera per la Santa Rus’” che perora la vittoria russa in Ucraina. Una novità liturgica introdotta da Kirill dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev. La preghiera andrebbe declamata proprio nel cuore della liturgia. Sostiene che sia in corso un’invasione straniera della Santa Rus’ e culmina nell’invocazione: «Concedici Dio la vittoria mediante il tuo potere». Uminskij non è il solo ad aver trovato la bellicosa supplica in contrasto con i principi cristiani. Lo scorso maggio anche padre Ioann Koval era stato costretto a rinunciare all’abito talare per aver sostituito la parola «vittoria» con «pace». Ora dice messa ad Antalya in Turchia dopo essere stato reintegrato dal patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli.
Quando nel febbraio del 2022 la Russia ha lanciato la sua Operazione Militare Speciale contro Kiev, pochissimi sacerdoti hanno preso le distanze dai sermoni del patriarca Kirill, braccio religioso del Cremlino, a sostegno delle forze armate russe in Ucraina. Degli oltre 40mila preti russi ortodossi, soltanto 300 hanno firmato un appello per la pace. I rischi, come dimostrano i casi di Uminskij e di Koval, sono alti. Questi preti «perdono tutto», sostiene Pavel Fakhrtdinov, cofondatore del progetto “Pace per tutti” che aiuta i sacerdoti “ribelli”. Uminskij, invece, non ha commentato. Sul suo profilo Facebook, ha scritto soltanto: “Addio, Tour de France”, titolo di una canzone del gruppo Serebrianaja Svadba sull’ultimo corridore che ha mancato la vittoria. «Anni di fatica disumana furono sprecati invano, ma a volte succedono cose peggiori». Le guerre, ad esempio.