sabato 13 gennaio 2024

Un Sinodo freddo sui temi caldi

 

DOC-3281. ROMA-ADISTA. È stato interlocutorio il sinodo che si è celebrato a ottobre ("Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", dal 4 al 29) e che si concluderà nel 2024 con una seconda assemblea autunnale. Il Documento conclusivo dei lavori di quest'anno lascia perciò aperti - ed esposti con una cautela fin eccessiva -i temi più controversi e dibattuti soprattutto nella Chiesa di base. Fra questi, la parità delle donne anche nella ministerialità, con la condanna del clericalismo, e il celibato obbligatorio, questioni oggetto dei commenti che pubblichiamo più avanti.

Sul primo tema, il punto in cui il documento osa di più è formulato sotto forma di domanda: «Per dare migliore espressione ai carismi di tuti e rispondere meglio ai bisogni pastorali, come la Chiesa può inserire più donne nei ruoli e nei ministeri esistenti? Se servono nuovi ministeri a chi spetta il discernimento, a quale livello e con che modalità?». «Insieme rilanciamo l'appello delle precedenti fasi del processo sinodale – scrive il documento -e chiediamo alla Chiesa di crescere nell'impegno di comprendere e accompagnare le donne, dal punto di vista pastorale e sacramentale». I padri sinodali riconoscono poi che «clericalismo, maschilismo e un uso inappropriato dell'autorità continuano a sfregiare il volto della Chiesa e danneggiano la comunione». Presente anche la sollecitazione a proseguire «la ricerca teologica e pastorale sull'accesso delle donne al diaconato» con l'avvertenza che la "concessione del ministero diaconale alle donne, per «alcuni», «sarebbe inaccettabile in quanto in discontinuità con la Tradizione e «espressione di una pericolosa confusione antropologica».

A proposito dell'obbligatorietà del celibato sacerdotale, afferma il documento che «sono state espresse valutazioni diverse» sull'argomento. «Tuti ne apprezzano il valore carico di profezia e la testimonianza di conformazione a Cristo», mettono le mani avanti i vescovi, che aggiungono: «Alcuni chiedono se la sua convenienza teologica con il ministero presbiterale debba necessariamente tradursi nella Chiesa latina in un obbligo disciplinare, soprattutto dove i contesti ecclesiali e culturali lo rendono più difficile. Si tratta di un tema non nuovo, che richiede di essere ulteriormente ripreso». Non manca un accenno ai preti sposati: «Si consideri, valutando caso per caso e a seconda dei contesti, l'opportunità di inserire presbiteri che hanno lasciato il ministero in un servizio pastorale che valorizzi la loro formazione e la loro esperienza». (e.c.)