da Il Fatto Quotidiano del 27/01/2024
Avviso di Mattarella a Israele: "Non neghi lo Stato di Palestina".
di Salvatore Cannavò
Non si può certamente ridurre il discorso del presidente della Repubblica, in occasione del Giorno della memoria, solo a una frase. Ma la frase non è banale: “Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato".
Sergio Mattarella la pronuncia verso la fine del suo discorso e anche se dal Quirinale si invita a non enfatizzarla, la frase è stata detta. Ed è chiara. Nel giorno della memoria, nel giorno che secondo lo stesso Mattarella serve a ricordare "un abisso oltre ogni immaginazione. Un orrore assoluto, senza precedenti - a cui null'altro può essere parificato", il capo dello Stato a cui è riconosciuta moderazione ed equilibrio e che è notoriamente privo di qualsiasi tentazione per il gesto a effetto, compie un legame inedito, un ponte lessicale tra l'orrore subito dagli ebrei, l'Olocausto, e quanto Israele sta facendo ora, "negare a un altro popolo il diritto a uno Stato".
Lo fa in un testo in cui la
deferenza alla tragedia degli ebrei è totale, il riconoscimento
dell'amicizia verso Israele è ferreo. Mattarella poco prima dice anche
che il ritorno dell'antisemitismo nel mondo ha assunto "la forma della
indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell'aggressione di
terrorismo che, in quella pagina di vergogna per l'umanità, avvenuta il 7
ottobre, non ha risparmiato nemmeno ragazzi, bambini, persino neonati.
Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della Shoah" una
forma del discorso spesso utilizzata nonostante smentisca la presunta
unicità di quella. Ma, a differenza di altre occasioni e altri discorsi,
questa volta viene inserito nel messaggio non solo "l'angoscia per gli
ostaggi nelle mani crudeli di Hamas" ma anche quella "per le numerose
vittime tra la popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza".
Mattarella così si allinea a un sentimento diffuso, quello di chi
ritiene che la risposta di Israele agli attacchi del 7 ottobre abbia
superato il limite dell'umano, sentimento ben sintetizzato dalla
decisione presa ieri dalla Corte internazionale di giustizia.
Nel
suo ampio discorso centrato sugli orrori dei campi di sterminio e sulla
sorte degli ebrei, il capo dello Stato ha comunque scelto di conferire
una centralità storica e umana ai "Giusti, a coloro che hanno rischiato
la propria vita e talvolta l'hanno perduta per mettere in salvo
cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista". Ne ricorda il numero,
quasi 800, e alcuni nomi: da Giorgio Perlasca a Gino Bartali, per poi
aggiungere "Odoardo Focherini, amministratore del giornale cattolico
Avvenire d'Italia; Torquato Fraccon, partigiano, morto a Dachau; il
domenicano padre Giuseppe Girotti; Calogero Marrone capo ufficio
anagrafe del comune di Varese, Giovanni Palatucci reggente della
questura di Fiume; Andrea Schivo agente di custodia nel carcere San
vittore di Milano". Ma, dice Mattarella, ricordare i "giusti" non
significa che si debbano dimenticare "i tanti, troppi ingiusti: i
pavidi, i delatori per denaro, per invidia o per conformismo; i
cacciatori di ebrei; gli assassini; gli ideologi del razzismo".
Difficile anche in questo caso strattonare il capo dello Stato e
portarlo nello scontro politico. Ma sentirgli dire che "non c'è torto
maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle
vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità o
compiere superficiali operazioni di negazione o di riduzione delle
colpe, personali o collettive non può che far pensare ai goffi tentativi
compiuti da diverse cariche istituzionali - dal presidente del Senato a
ministri importanti - che sfuggono dalle responsabilità del fascismo
cercando di annacquarle - è la nuova moda - nella costante comparazione
con i "crimini del comunismo". E invece, dice il presidente della
Repubblica, "non si deve mai dimenticare che il nostro paese, l'Italia,
adottò durante il fascismo - in un clima di complessiva indifferenza -
le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro
dello sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò
collaborarono attivamente alla cattura, alla deportazione e persino alle
stragi degli ebrei". E in quella Repubblica c'erano alcuni nomi che
compongono il Pantheon di riferimento del principale partito di governo.