mercoledì 14 febbraio 2024

 I sindacati si ricompattano sul futuro di Mirafiori

 

Si è già scelto il luogo: il Teatro Q77, in corso Brescia. Manca solo la data, anche se dovrebbe essere nella settimana tra fine febbraio e inizio marzo. Momento in cui Fim, Fiom e Uilm riuniranno tutti i delegati, a partire da Mirafiori, per discutere della situazione del fabbricone di Torino. Si tratta della seconda puntata del percorso di riavvicinamento dei sindacati metalmeccanici: avviare un percorso comune per chiedere maggiori garanzie per Torino. Alla luce delle polemiche tra governo e Stellantis e della battuta dell'amministratore delegato del gruppo italo- francese, Carlos Tavares, sugli effetti negativi delle politiche del governo Meloni e dei sussidi sui siti di Mirafiori e Pomigliano d'Arco, il confronto tra i delegati è più che mai urgente.

Il sindaco Stefano Lo Russo ha scritto alla premier Giorgia Meloni, ma da Palazzo Chigi non è ancora arrivata risposta. Lettera non firmata dal presidente della Regione, Alberto Cirio, che è alla ricerca, senza ombra di dubbio, della conferma come candidato del centrodestra. Per cui si è lasciato andare a commenti positivi sul pacchetto di incentivi presentato a metà settimana dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ma non si è spinto oltre. D'altronde Cirio è tra l'incudine, un governo amico di centrodestra, e il martello, un gruppo automobilistico ormai globale che in Italia ha il suo polo principale, tra produzione ed enti direzionali, proprio a Torino. Gruppo con cui Lo Russo e Cirio hanno già raggiunto un'intesa che ha portato proprio a Mirafiori qualche attività e produzione in più. Confronto che ha portato il presidente di Stellantis John Elkann, che è anche il numero uno di Gedi, gruppo che edita Repubblica, a definire i due, appartenenti a schieramenti opposti, come un esempio di quello che vuol dire «buona politica».

Le parole di Tavares all'agenzia Bloomberg, però, hanno messo in dubbio il futuro di Mirafiori, tra difficoltà a portare avanti la transizione ecologica, necessità di sussidi importanti da parte degli Stati e un mercato auto che, nel 2024, non è dato in crescita. Elementi che fanno riflettere. «Sono pessimista – dice Edy Lazzi, segretario della Fiom di Torino – spero di sbagliarmi e di essere smentito. È necessario che questa situazione non venga sottovalutata». Ribadisce la necessità che a Torino venga assegnata una nuova vettura, ma forse non basta. Anche perché in Germania la situazione non migliora e l'indotto piemontese è uno dei primi clienti delle case tedesche: «I segnali sono preoccupanti, cresce la cassa integrazione – dice Lazzi – ma soprattutto da parte di alcune aziende abbiamo segnali rispetto alle difficoltà finanziarie. Tutto questo si somma alle preoccupazioni per Mirafiori».— d.lon.

Repubblica, 5 febbraio