La rubrica PAROLE NUOVE, presentata sul n. 7/2023, vuole essere un tentativo di risposta alla mutata sensibilità dei credenti, presentando alcune moderne prospettive su temi classici del Cristianesimo, che possano aiutare ad integrare quelle tradizionali, «irrigidite» in uno schema «catechistico» meno flessibile alla sensibilità attuale.
PRO DEFUNCTIS
È possibile che Dio non esista. Perlomeno, quello che sta nell'alto dei cieli e che ti giudica sovrano. Quello che devi implorare, onorare, davanti a cui devi genufletterti e chiedere perdono. Quello onnipotente, a cui confessi che hai molto peccato: in pensieri, parole, opere e omissioni.
Però può darsi che esistano un Padre, una Madre infinitamente più grandi del tuo cuore; che non guardino ai tuoi meriti, ma che rispondano esclusivamente ai tuoi bisogni. Che non esaudiscano le tue preghiere, ma che mantengano sempre ciò che ti hanno promesso.
È possibile che Dio non esista. Quello che si circonda di santi e beati, come statuette votive che elargiscono miracoli e segni prodigiosi; che ha bisogno dell'intercessione di una genitrice ammiccante a noi esuli figli di Eva, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. L'avvocata nostra, insomma.
Però può darsi che esista quel Dio che espande, integra e libera le energie vitali di ciascuno dopo la morte terrena, e presso cui sono tutti i nostri cari che non vediamo più.
Ma non chissà dove: qui, nel silenzio del nostro io, nell'affetto della nostra anima, nelle lacrime del nostro ricordo. Quello nato da una giovane donna, che divenne discepola del proprio figlio.
È possibile che Dio non esista. Quello di cui, peccando, abbiamo meritato i castighi. Quello dell'inferno, del purgatorio e del paradiso.
Però può darsi che esista quello che è esclusivamente misericordia; perdono che precede, e non pretende, il pentimento. Che è amante amato e legame d'amore.
È possibile che Dio non esista. Quello dei dieci comandamenti, alleanza nella legge.
Però può darsi che esista quello delle otto beatitudini, proposta per la vita.
È possibile che Dio non esista quello del peccato originale.
Però può darsi che esista quello dell'originale grazia, della primitiva benedizione.
È possibile che Dio non esista, quello del rito.
Però può darsi che esista nel samaritano, nel suo gesto di compassione.
È possibile che Dio non esista, quello senza l'uomo.
Però può darsi che esista il Figlio dell'Uomo, ancor oggi, adesso, con noi. Ogni volta che mettiamo in pratica la sua parola, ogni volta che vogliamo bene a qualcuno. Ogni volta che in quel palestinese di duemila anni fa scorgiamo, timida e umile, l'essenza di Dio farsi ombra e luce, vento che soffia attraverso i secoli…
(Michele Meschi, Tempi di Fraternità, Febbraio 2024)