martedì 6 febbraio 2024

OBIEZIONE

 Adista del 20/01/2024

OBIEZIONE
di Marco Campedelli

«Obiezione Vostro Onore!»: un’espressione che abbiamo sentito tante volte nei film. Un’espressione che non fa parte del nostro Ordinamento Giuridico (da noi si dice «opposizione Signor Giudice» o Signora Giudice). 
La parola “obiezione” deriva dal latino “obicere” e può significare “rifiuto” “contrapposizione”; il rifiuto di obbedire a una legge, a un ordine, a una “autorità” quando si sente che questo va contro la propria coscienza o i propri ideali. Normalmente è più facile obbedire che obiettare, anche se i due verbi hanno la stessa radice: ascoltare.
La storia è fatta di obiezioni. Ma normalmente la storia ufficiale è redatta dai vincitori e non dai vinti. Chi obietta spesso è decurtato dalla storia, dimenticato. Gli si attacca sulle spalle il cartello della damnatio memoriae perché divenga invisibile. Eppure la conquista dei Diritti avviene perché c’è chi obietta, si mette di traverso, non accetta il pensiero dominante. Per questo la storia dell’obiezione appartiene alle minoranze, a quelli che scelgono un pensiero “strabico, “divergente”, non fisso, non ossequiente. La decisione di rendere la leva militare obbligatoria nel 1861 si scontrò con una grande resistenza dei contadini del Meridione d’Italia. L’esercito piemontese rispose con una sanguinaria repressione. Anche nel 1917 gli operai a Torino si rivoltano contro la guerra. Risposta: repressione. Dopo Caporetto, quando tutti si trovarono allo sbando, ci fu un vero e proprio “sciopero” contro la guerra. La risposta fu repressione e fucilazione. Negli anni ‘40 a obiettare furono un pentecostale Rodrigo Castiello e un testimone di Geova, Enrico Ceroni. Furono inquisiti. In galera finì invece Pietro Pinna per la scelta della “non violenza”. Poi fu la volta di Gozzini, di padre Balducci e di don Milani che scrisse L’obbedienza non è più una virtù. Ma obiezione è sopratutto donna. Le donne hanno obiettato, ma sono state cancellate da un sistema patriarcale che le ha trasformate in “streghe” in “eretiche” o “pazze”. La chiama “servetta di Tracia” Platone, la donna che ricorda al filosofo Talete che una filosofia che attraversa i cieli, ma non sta attenta a dove mette i piedi, rischia di fallire e naufragare. Obiezione è Rosa Parks, e la sua lotta contro la discriminazione razziale; è Mary Daly con il suo Al di là di dio padre e La Chiesa e il secondo sesso, è Hannah Arendt che vede la “banalità del male” che gli altri non vedono e la denuncia…
Ma obiezione è il Movimento delle donne nel mondo artefici di trasformazioni cosmiche. Donne che hanno ripreso i diritti sul loro corpo, dopo una lunga e sanguinaria prigionia del patriarcato. Il tasso di democrazia si misura dal tasso di obiezione presente nell’aria. Se manca, significa che la democrazia è in declino. Non difende mai il privilegio di pochi, ma il diritto di tutti. Non è mai per chiudere, ma per aprire. Non per togliere libertà, ma per difenderla, liberarla, cantarla. Nella Chiesa l’obiezione è necessaria come l’aria. Gesù è stato un irriducibile “obiettore” al potere e al sistema della Religione. E chi lo segue spesso si trova radiato dal registro dei “buoni”: è capitato nel ‘900 a sorella Maria di Campello, Ernesto Buonaiuti, Giovanni Franzoni, Michele Do insieme ad altre donne e uomini. C’è un altro volto che è stato una “obiezione vivente”, corpo e anima: Gianni Novelli! Ha obiettato con il suo corpo, la sua intelligenza, la sua rivoluzione gentile. Non c’è stata causa di giustizia che non abbia trovato casa nel suo cuore. La bandiera della pace sventola ancora sul suo terrazzo, sui tetti di Roma. Gianni come quel Gesù “dal cuore di donna” (A. Merini). Gianni Novelli è stato uno dei migliori traduttori del verbo obiettare nella società e nella Chiesa. Il suo sorriso, che si apriva come una farfalla, è stato il più autorevole e non violento presidio della libertà di coscienza. Il nostro amico insostituibile è stato anche un raro Maestro. Le parole di don Lorenzo Milani sembrano fatte su misura per lui «Dicesi maestro colui che non ha nessun interesse culturale quando è solo».
Parole che sventolano ancora insieme alla sua bandiera di Pace… sui tetti di Roma…