martedì 5 marzo 2024

DOGMI: GESU' DIVENTA DIO

 

"I cristiani sono stati educati, in generale, nella credenza

che Gesù abbia fondato, di proposito, la Chiesa.

E siccome la Chiesa è assistita da Gesù, che dogmaticamente

è Dio, si trova così ben spalleggiata da non avere problemi nel proprio

sviluppo storico.

Ancora una volta, però, stiamo manipolando il mito di Gesù,

e lo stiamo «oggettivando».

È questo precisamente che crea e continua a creare seri

problemi alla Chiesa e agli stessi credenti, senza che ci sia bisogno di

tirare in ballo i miscredenti.

La storia della divinità di Cristo si deve in buona misura a

una decisione politica.

Nella Chiesa primitiva non è chiaro se Gesù sia figlio di Dio

il figlio di Dio, e su di lui ci sono diverse opinioni e credenze.

I Vangeli non chiariscono la questione, dal momento che

procedono da differenti tradizioni e interpretazioni, in contrasto fra loro.

La dottrina di Ario (secolo IV), che afferma non doversi

prendere alla lettera la sua divinità, sembra essere all'inizio quella

più accettata e più popolare.

Con l'arrivo però di Costantino le cose cominciano a cambiare,

essendo egli interessato a che l'unità della fede della Chiesa

costituisca anche la base dell'unità del suo impero.

Niente di meglio per questo che invocare e difendere

la divinità di Gesù che, oltre a dare unità alla Chiesa e all'impero, permette

di contare sul sostegno e il favore della sua divinità.

Egli stesso s'incarica di convocare, presiedere e dirigere

il concilio di Nicea (anno 325), in cui è definita la divinità di Cristo,

nonostante la maggioranza dei vescovi presenti fossero, all'inizio, ariani.

Sotto la pressione o il ricatto dell'imperatore, i vescovi

di Nicea proclamano la divinità di Cristo.

Grazie alla Chiesa, che rappresenta la religione ufficiale

dello Stato, l'Impero godrà della provvidenza e della protezione di Dio.

Sarà così che l'Impero raggiungerà tempi gloriosi.

Nello stesso tempo, questa decisione conciliare ha dato luogo

a un precedente storico, cioè all'origine e all'avvio dei cosiddetti

concili ecumenici, in cui si definivano le verità di fede che

la Chiesa avrebbe poi imposto ai credenti.

Ed è lì che nasce storicamente il profondo e sottile problema

delle verità dogmatiche, dei dogmi e dell'ortodossia pura.

Oggi sappiamo che la verità è storicamente condizionata,

soggetta alle congiunture del tempo, dello spazio e delle persone

che si sforzano di conoscerla.

La verità assoluta non esiste e pertanto nessuno è né può essere in

possesso della verità, che è sempre relativa, parziale e frammentaria:

«La nostra conoscenza è imperfetta» (I Cor l3,9).

E non parliamo poi di Dio.

Le verità sono, dunque, frammentarie e complementari,

e di conseguenza nessuna di esse esaurisce o può esaurire tutta la verità,

come fosse la verità totale.

La verità «scorre», come tutte le cose (Eraclito). Del resto,

ciò che non scorre ristagna e si corrompe.

Indubbiamente, a partire da Costantino le cose non saranno e non s'intenderanno più così.

La definizione dogmatica di Nicea sarà definitiva.

Il dogma avrebbe schivato la storia, si sarebbe imposto

alla storia e avrebbe inventato una propria storia.

Nicea apriva alla Chiesa la marcia «dogmatica» verso il futuro

e le offriva il metodo tagliato su misura per interpretare la Scrittura.

Da allora sarebbe diventato normale interpretare la Bibbia a

partire dal dogma, e non il contrario, come impongono i canoni della logica.

In questo modo Nicea annulla il mito dell'inesauribile ricchezza

della fede, poiché questa finisce sempre col tradursi in catechismi, confessioni,

Credo e teologie astratte soggette alla dittatura della religione cristiana,

che ha risposte prêt-à-porter per tutto.

Nasce in questo modo anche la politica della religione e la religione della politica.

Con l'idea del dogma e dell'ortodossia si dà pascolo

alla convinzione che  «la» verità può essere soltanto una e che, pertanto,

bisogna imporla a  tutti, se necessario anche con la forza.

L'unità della Chiesa e dell'Impero che vanno insieme,

e al di sopra di tutto. Per questo non ci dobbiamo stupire se,

immediatamente dopo Nicea, gli imperatori cominciano a

distruggere senza remore libri, edifici e in generale la cultura non solo dei pagani,

ma anche dei cristiani «eterodossi».

Il vandalismo toglieva di mezzo tutto ciò che si opponeva

o s'interponeva  alla buona marcia della religione cristiana.

La Chiesa, come l'Impero, non accetta che altre religioni le facciano

concorrenza nell'esercizio del dominio e del potere.

Questo atteggiamento si conferma e rafforza con l'imperatore Teodosio.

Il fascismo degli imperatori si vede aureolato dal motto: «un Dio,

un impero, una religione».

Che tutto ciò non abbia nulla a che vedere con Gesù di Nazareth è inutile dirlo."

 

Lorenzo Salas, teologo cattolico

(Una fede incredibile nel XXI secolo, Massari Editore)

Nota:

per una seria riflessione cristologica e come Gesù=Dio

fu un'invenzione dell'impero

F.B.