NEL SEGNO DI RUT - 1
INTRODUZIONE
Ci siamo ritrovate per pensare e parlare su questo tema. E' stata una esperienza molto bella, come un tuffo nell’acqua fresca accompagnata però anche dalla difficoltà di stare a galla...
La traccia che abbiamo scelto e quella che, per noi, si presta maggiormente a introdurre l’argomento, pur sapendo che potremo prendere in considerazione pochi aspetti di una variegata esperienza che sempre più si va estendendo.
L'intervento sarà articolato in questo modo:
- la prima parte consisterà in alcuni accenni alla storia delle teologie femministe nell'ambito cristiano dell'Occidente e ad alcuni aspetti importanti di esse;
- la seconda parte presenterà sinteticamente alcune esperienze di teologie femministe in altri contesti (America Latina, Africa e Asia);
- la terza parte, infine, ripercorrerà alcuni passi del percorso del gruppo donne della comunità cristiana di base di Pinerolo, prenderà in considerazione la lettura biblica con ermeneutica (=interpretazione) femminista e raccoglierà alcune preghiere, liturgie e racconti nati nel nostro gruppo donne.
Luisa Bruno
Carla Galetto
Doranna Lupi
PARTE PRIMA
LE TEOLOGIE FEMMINISTE NELL'AMBITO CRISTIANO
Carla Galetto
Il libro che ho utilizzato come traccia per entrare in argomento (e che consiglio a chi vuole approcciarsi al tema) è Teolagia femminista di Elisabeth Green (ed. Claudiana, Torino 1998): in modo molto sintetico e semplice raccoglie i nodi più significativi di questi percorsi.
UN PO' DI STORIA
Il femminismo, prima di diventare riflessione teorica, è un movimento di donne per cambiare una situazione ritenuta ingiusta e soffocante. Sono molte le correnti all'intemo del femminismo, ma due sono quelle più facilmente individuabili:
1 - "dell’uguaglianza, dell’emancipazione, delle pari opportunità": rivendica l'accesso alla società attuale con una pratica della parità tra uomo e donna;
2 - "della differenza": ritiene che la società attuale sia una società maschile, che offra quindi un modello parziale di umanità. Le donne sono diverse dagli uomini, perciò un mondo che riconoscesse e integrasse tale differenza sarebbe diverso da quello attuale.
Il femminismo, oltre che essere un movimento di trasformazione sociale, fa anche una riflessione teorica: analizza le situazioni in cui si verifica la discriminazione femminile, recupera e valorizza il pensiero delle donne, riflette sulla natura del soggetto femminile, immagina un mondo in cui la "differenza sessuale" trovi posto.
L’incontro tra teologia e femminismo ha circa 40 anni di vita
All'inizio degli anni ‘60 Valerie Saiving Goldstein scrisse: “Studio teologia e sono anche donna”: essa univa due ambiti che fino a quel momento, salvo rari tentativi, erano stati rigorosamente distinti. La questione sollevata dalla Goldstein era molto semplice: come viene percepita l'elaborazione teologica da parte delle donne? Se donne e uomini occupano luoghi diversi nella società, non avranno punti di vista diversi tra loro? I temi trattati dalla teologia non rispecchiano forse un'esperienza maschile, mentre sono assenti molti aspetti dell”esperienza femminile?
Fu possibile porre questi interrogativi perche all'interno della società statunitense stava iniziando la riflessione su una differenza tra uomini e donne, quella legata ai ruoli diversi che venivano attribuiti ai due sessi.
La sociologa Betty Friedan, nel libro La mistica della femminilità (1963), analizza il disagio vissuto dalle donne quando si trovano ad occupare ruoli che non sono consoni alle loro aspirazioni.
In quel tempo le donne, negli Stati Uniti come in Europa, cominciarono ad incontrarsi in piccoli gruppi per parlare, per condividere i loro problemi, per raccontarsi i loro sogni. Analizzarono i condizionamenti che le mantenevano subalteme in casa, in chiesa, nella società. Cominciarono a prendere coscienza di se stesse come soggetti, capaci di scegliere il proprio cammino, in prima persona.
In questi gruppi di autocoscienza le donne si rendevano conto di non essere sole e isolate, ma si davano forza a vicenda e praticavano solidarietà di genere. Stava nascendo il movimento femminista.
Simone de Beauvoir, nel libro Il secondo sesso (1949), sostiene che la rappresentazione della figura femminile sia il frutto di un punto di vista maschile, nel senso che l’occhio dell’uomo, mettendosi al centro della visuale, ha percepito la donna come "altro da sé", come complementare a sé. Questo "mettere al centro il maschile" ha condotto alla creazione di simboli pubblici e di processi decisionali che hanno escluso la realtà delle donne.
Anche in campo teologico avvengono dei cambiamenti
Una premessa molto importante, che mi sembra sia condivisa nella nostra comunità, è che la teologia non racconta l’esperienza di Dio, ma mette in parole la nostra riflessione su Dio.
Nel campo degli studi biblici Bultmann afferma che nessuna interpretazione del testo è del tutto obiettiva: ognuno e ognuna legge il testo con il proprio bagaglio di esperienze e persino di pregiudizi. Le cosiddette teologhe politiche, come Dorothee Solle ed Elisabeth Moltmann, radicalizzarono quell'osservazione: lo studio del testo biblico, come tutta la produzione teologica, non solo non può essere oggettivo, ma, di fatto, la sua pretesa univoca oggettività serve gli interessi delle classi dominanti dell'emisfero nord del primo mondo. La neutralità intellettuale non è possibile in un mondo di sfruttamento e di oppressione.
Elisabeth Johnson scrive:
“L 'insondabile mistero di Dio é sempre mediato attraverso il passaggio del discorso storico. (...) Le parole su Dio sono creature culturali, intrecciate con i costumi e le avventure della comunità di ƒede che le usa. Come le culture non sono immobili, così pure non è immobile la specificità del discorso su Dio. (...) Non è necessario restringere il discorso su Dio ai nomi esatti che usa la Scrittura e neppure ai termini coniati dalla tradizione successiva. Finché le parole significano qualcosa che caratterizza il Dio vivente mediato attraverso la Scrittura, la tradizione e l'attuale esperienza di fede - per esempio, la divina azione liberatrice di un amore che si coinvolge per il mondo -, allora il nuovo linguaggio può essere usato con fiducia, Inoltre, l'urgenza di confutare il sessismo1, così pericoloso nel concreto per la vita delle donne, rende imperativo trovare modi più adeguati per esprimere l’antica buona notizia che lafede deve proclamare. (...)
La realtà di Dio è un mistero al di là di ogni immaginazione. Il santo mistero di Dio è così trascendente, così immanente, che non potremo mai comprendere completamente con la nostra mente questo mistero ed esaurire la realtà divina in parole e in concetti" (Elisabeth Johnson, Colei che è, pagg. 21-23).
Il mondo teologico "tradizionale" comprende solo metà della realtà umana dei nostri giorni - cioè gli uomini - e metà delle generazioni passate: i patriarchi e i Padri della chiesa. Le esperienze delle donne sono state tutt’al più interpretate da parte degli uomini, che hanno quasi sempre considerato la donna una creatura subordinata e quindi soggetta agli uomini e ai loro desideri.
Elisabeth S. Fiorenza è molto determinata al riguardo: invita le teologhe femministe a non cadere nella trappola di dover scegliere tra il sapere accademico e il movimento delle donne, cioè fra teoria e pratica.
Ella suggerisce “l'immagine di una teoioga femminista come agitatrice, una straniera residente che cerca costantemente di destabilizzare i centri di potere, intesi come l'ethos della ricerca universitaria obiettiva e dichiaratamente neutrale e come atteggiamento dogmatico autoritario della religione patriarcale. Le teologhe femministe non dovrebbero collocare il loro lavoro teologico sui confini e ai margini, ma dovrebbero spingerlo al centro della ricerca universitaria e della religione. Devono esigere il centro della teoria e della teologia al fine di trasformarlo " (Elisabeth Shussler Fiorenza, Gesù figlio di Miriam, profeta della Sofia, p. 24).
La teologia della liberazione
In paesi dell'America Latina (Brasile, Perù, Salvador) il tradizionale impegno cristiano a favore dei poveri si intrecciava con un'analisi marxista delle condizioni che producevano tale povertà. In questo modo gli oppressi dell’America latina diventavano protagonisti della storia. Il cristianesimo, non più vissuto soltanto in un contesto legato alla chiesa gerarchica, ma in comunità di base, svolse un ruolo fondamentale nella costruzione di questa consapevolezza. Le Scritture diventavano un testo da leggere in prima persona, a partire dalla propria esperienza di lotta. I teologi tradussero questo fenomeno politico, sociale e religioso in una “teologia della liberazione”, che parlava di un Dio dalla parte degli ultimi, dei poveri e degli oppressi.
Alla fine degli anni ‘60 e all’inizio degli anni ‘70 la teologia latino-americana della liberazione si diffuse in Europa e negli Stati Uniti, dove suscitò l’interesse e incontrò il consenso delle donne che si occupavano di teologia: ad esempio, Letty Russel, impegnata nel ministero pastorale nelle chiese evangeliche, Elisabeth Schüssler Fiorenza, incoraggiata dagli sviluppi del Concilio Vaticano II, Rosemary Ruether, impegnata nella lotta per i diritti civili dei neri.
La teologia della liberazione ha avuto una notevole influenza sulla teologia femminista delle origini e le ha pennesso una certa cittadinanza nel mondo teologico maschile; nonostante ciò, queste due correnti teologiche ebbero cammini paralleli ancora per una decina di anni.
La teologia della liberazione è un modello affascinante per coloro che vogliono fare teologia femminista all'interno della tradizione cristiana. Il modello di liberazione degli schiavi, contenuto in Esodo, l'annuncio profetico della giustizia per i poveri della terra, la predicazione di Gesù sulla salvezza annunciata ai poveri possono essere usati, secondo le teologhe femministe, come modelli biblici di liberazione dall’oppressione, per sostenere il movimento di liberazione delle donne.
Nel dialogo che si stabili tra teologia femminista e teologia della liberazione, apparve subito chiaramente che a quella femminista mancava una coscienza di classe e alla teologia della liberazione, invece, mancava la coscienza della differenza sessuale, cioè un’analisi di genere. All’inizio degli anni ‘80 l’influenza della teologia femminista si fece sentire in Europa e in molti paesi del Terzo Mondo. Le donne teologhe dei paesi del Terzo mondo, fino ad allora titubanti a spezzare la solidarietà con la comunità teologica maschile, decisero di costituirsi come gruppo a sé.
In questo modo, nelle varie teologie della liberazione, oltre all'impegno per la giustizia sociale ed economica, irrompe la coscienza della differenza sessuale. D'altra parte la voce femminile delle minoranze si fa sempre più forte negli stessi Stati Uniti, mettendo in rilievo gli elementi classisti e razzisti del femminismo americano e della teologia che ne deriva.
La presenza di donne teologhe afroamericane e ispaniche costringe la teologia femminista a prestare maggiore attenzione anche alle altre differenze (di classe, di razza, di etnia ecc.) tra donne.
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1sessismo = credere che le persone siano superiori o inferiori l’una all’altra sulla base del loro sesso, con atteggiamenti, sistemi di valori e modelli sociali che esprimono questa credenza
(continua)
