lunedì 9 dicembre 2024

 NEL SEGNO DI RUT - 10

 

L’approccio alle teologie femministe

 

ll nostro approccio alle teologie femministe iniziò con la lettura collettiva di Donne invisibili e Dio patriarcale di Marga Bührig, un testo che raccoglie cinque lezioni sul tema Donne nella teologia e nella chiesa.

Sono seguite conversazioni con pastore valdesi, ci siamo confrontate con Franco Barbero su alcuni punti problematici e nuovi. Abbiamo anche fatto letture personali e di gruppo di libri come In memoria di lei: una ricostruzione femminista delle origini cristiane di E. Schüssler Fiorenza, che io ritengo sia stata molto importante per la ricerca e la riflessione biblica del nostro gruppo ma anche per i riflessi che ha avuto nei gruppi biblici della comunità. E poi sono seguiti libri come Interpretazione femminista della Bibbia di Letty M. Russel, Le donne che Gesù incontrò di Elisabeth Moltmann Wendel, per ricordare quelli più letti.

Abbiamo anche letto insieme una parte del libro di Mary Daly Al di là di Dio Padre, il cui messaggio interpella radicalmente la teologia femminista cristiana e che ci ha posto molti interrogativi riguardo al nostro immaginario di Dio.

Ci ha anche aiutate la lettura dei quaderni di Concilium, una rivista internazionale di teologia, che periodicamente ha dedicato alcuni numeri alle teologie femministe e alla loro evoluzione nei vari contesti.

Un libro che ha ampliato la nostra conoscenza sulla teologia ecofemminista e ci ha molto aiutate nella preparazione del VII incontro nazione delle donne delle comunità cristiane di base del 1996 a Cavoretto (TO) su “Creazione, distruzione e guarigione del mondo”, è stato “Gaia e Dio” di Rosemary Radford Ruether. Per questa teologa esiste un collegamento molto stretto tra l’oppressione della donna da una parte e lo sfruttamento delle risorse naturali dall’altra. Entrambi fanno parte della stessa mentalità che ha condizionato tutto l'ordine socio-simbolico dell’occidente, inclusa la sua produzione teologica. L'opera della Ruether dà alcune indicazioni per una teologia cristiana che ha a cuore la guarigione della Terra e ci invita a pensare le ingiustizie che minacciano il mondo in relazione le une alle altre e a sondare, all’ombra della crisi ecologica, la complessa relazione tra donne e uomini, tra creato e Dio.

 

Lettura biblica ed ermeneutica femminista

 

Un posto importante nella vita del nostro gruppo è occupato dalla lettura biblica che è fatta utilizzando, oltre al metodo storico critico, anche l’ermeneutica femminista. Si tratta di una ricerca fondamentale per la vita del nostro gruppo, fatta a volte con fatica ma anche con tanta gioia e coinvolgimento. E’ un percorso comunque molto fecondo, perche la Scrittura, molto lontana da noi (lontanta nel tempo, nel linguaggio e nella cultura), diventa viva, diventa Parola di Dio che ci salva, che ci libera, che ci riconosce, se viene liberata dalle interpretazioni patriarcali basate sul dominio e sull’oppressione. E, come diceva Carla Galetto al convegno delle comunità cristiane di base italiane a Vico Equense (NA) nel l998, “la mia libertà nasce da questa Parola liberatrice di Dio, che colgo quando, con altre donne, leggo e interpreto questa scrittura lontana”. In questo cammino siamo state accompagnate per un certo periodo dalla pastora e teologa femminista Letizia Tomassone.

Nella Bibbia abbiamo cercato le antenate della nostra fede, abbiamo cercato di risentire la voce delle donne che ci hanno precedute e che hanno sperimentato la forza liberante dello Spirito di Dio.

Abbiamo appreso con gioia della libertà e della piena accettazione delle donne nel movimento egualitario di Gesù, una libertà e una considerazione che sicuramente non erano in sintonia con gli schemi della società patriarcale del tempo. Abbiamo scoperto le figure di profetesse e di apostole delle prime comunità come Maria di Magdala, Priscilla e molte altre che ad una lettura superficiale e classica della Bibbia non appaiono. Abbiamo riletto i testi cercando di far rivivere la libertà di quelle donne.

 

Nell'autunno del 1993, alcune donne delle comunità di base di Cagliari espressero il desiderio di conoscere le riflessioni e la prassi comunitaria delle “donne di Pinerolo”, con un invito a portare un nostro contributo al convegno regionae delle CdB della Sardegna che si sarebbe svolto a S. Pietro in Sorres (SS) nel gennaio del 1994, sul tema: “Le donne nel movimento di Gesù e nelle prime comunità cristiane”. La preparazione per il convegno si trasformò in un’occasione di studio e di riflessione collettiva e poi… un mattino nebbioso di gennaio, otto donne paitirono per la Sardegna portando il loro contributo a più voci.

 

Naturalmente la nostra lettura biblica non si è limitata a quei passi che parlano delle donne, ma abbiamo spaziato nei testi e, col passare degli anni, ci siamo accostare alla Scrittura con maggior libertà e senso critico. A questo proposito, voglio citare ciò che Letizia Tomassone aveva detto commentando il percorso  di lettura biblica, fatto con il nostro gruppo, in preparazione del IV incontro nazionale delle donne delle CdB sul tema: “Noi donne e Dio”: “Abbiamo imparato a leggere dentro a questi testi la nostra libertà, Abbiamo imparato anche a dire: no!, questa parola mi ricaccia in un ruolo, un ruolo di oppressione; questa parola non può appartenere all'Evangelo, in quanto l’Evangelo è libertà, liberta in tutti i sensi, sociale, materiale e spirituale, ma anche nel senso di una libertà sessuata e quindi diversa per uomini e donne. La libertà che noi abbiamo trovato facendo questo percorso, è una libertà che nasce dal fatto che ci siamo messe insieme, cioè è nata dalla relazione tra di noi."

 

Preghiera e nuovi immaginari

 

Anche il nostro immaginario di Dio si è arricchito e sta cambiando. Alcune immagini patriarcali si sono spezzate dentro di noi e altre ne sono emerse, nuove e belle, che cercano di esprimere il nostro desiderio di libertà e di autorealizzazione nato da un nuovo rapporto con Dio, che trasfonnano il nostro modo di  pregare. Sono preghiere che scaturiscono dal nostro vissuto, che testimoniano percorsi di liberazione nati dall’incontro con Dio e dalla relazione con altre donne, dove esplode la nostra fantasia e la nostra libertà nel rapportarsi alla Divinità, nell’uso di simboli e di nuove metafore per dire Dio, Colui/Colei che è, Colui/Colei che sarà.

“Nuove immagini e simboli non nascono su comando, ma salgono dagli strati più profondi dell’anima”, dice Catharina Halkes (La sfida del femminismo alla teologia, Queriniana, pag. 171), e perciò, ci sono molti percorsi, sensibilità diverse e nessuna esclude l'altra. Ad esempio parlare di Dio al femminile può essere molto utile per renderci conto di quanto siamo vincolate e vincolati ad un immaginario maschile, interiorizzato fin dalla nostra infanzia, ma, se per alcune questo linguaggio può anche rappresentare qualcosa di più, per altre è una tappa di un percorso verso altri modi di parlare della Divinità.

Sallie McFague nel suo libro “Modelli di Dio”, propone per dire Dio le metafore di madre, di amico/amica, di amante: metafore che rimandano a caratteristiche come fedeltà, nutrimento, attrazione, affetto, rispetto, cura, reciprocità. Ma propone anche di pensare al mondo come corpo di Dio, in contrasto con il modello tradizionale del mondo come regno del re, di Dio re. Una visione del rapporto Dio-mondo in cui tutte le cose hanno origine in Dio e nulla esiste al di fuori, sebbene questo non significhi che Dio sia limitato a tali cose. Pensare al  mondo come al corpo di Dio, pone la Divinità in una situazione di Colui/Colei che si prende cura, che sta in relazione, che interagisce. E suggerisce per noi un’etica verso le donne e gli uomini, verso tutte le creature, caratterizzata dalla giustizia, dalla sollecitudine, dalla cura.

Il cammino verso nuovi simboli, nuove metafore per parlare di Dio, di nuovi linguaggi per parlare a Dio, i tentativi di nominare la Divinità e di chiamarla con un nome nuovo, è un percorso liberante, ma ancora lungo e travagliato, a volte gioioso a volte sofferto, che ci spinge verso un territorio sconosciuto dove lasciamo il certo per l’incerto, dove non vi è più nulla di stabilito. Questo cammino ha delle ripercussioni anche nella nostra comunità dove può risultare stimolante e creare nuove aperture, ma può anche suscitare tensioni, chiusura, smarrimento perché si vanno ad intaccare le basi di una identità individuale e collettiva patriarcale che si è consolidata nel tempo.

 

Per concludere, voglio citare Elisabeth A. Johnson che nel suo libro “Colei che è”, esprime molto bene questo travaglio: “Per alcune, il cammino implica un soggiorno nell'oscurità e nel silenzio, attraversando un deserto dello spirito creato dalla perdita dei simboli abituali. Per altre, è nato un nuovo linguaggio quando le donne si radunano insieme creativamente nella solidarietà e nella preghiera, e le sorelle studiose scoprono modi alternativi di parlare del mistero divino, che sono rimasti a lungo nascosti nella Scrittura e nella tradizione” (pag. 19).

Io aggiungerei che, nella nostra esperienza, questi sono cammini che si intrecciano, coesistono, rappresentano un nostro andare verso la libertà ed è questa percezione che ci dà la forza di soggiornare a volte nell’oscurità e nel silenzio.

 

(continua)