mercoledì 4 dicembre 2024

 NEL SEGNO DI RUT - 6

 

PARTE SECONDA

        ALTRE TEOLOGIE FEMMINISTE CRISTIANE       

a cura di Luisa Bruno, Carla Galetto, Doranna Lupi

IN AFRICA

 Le teologie femministe africane, relativamente giovani rispetto a quelle occidentali, devono fare i conti con l’immensa varietà di contesti religiosi e culturali in cui vivono le donne in Africa e con la storia di questo continente, profondamente segnata dal colonialismo. Una caratteristica di queste teologie, comune ad altre, come ad esempio a quelle delle donne nere del Nordamerica e delle donne ispaniche, è il rifiuto dell'etichetta “femminista”: una definizione che richiama il vissuto di donne occidentali e considerata inadeguata se riferita ad esperienze specifiche di altri contesti.

“Mentre sarebbe inesatto affermare che prima del 1989 la voce teologica delle donne africane fosse assente in Africa, l'incontro del 1989 (avvenuto in Ghana, coinvolgendo una settantina di donne) ha rappresentato una svolta nell'emergere sul continente di una teologia ‘femminista’ più formale e probabilmente più sistematica. Attraverso questo convegno e le sue conseguenti attività, le varie lotte delle donne africane e il modo in cui queste sono state plasmate e influenzate dall'ambiente storico, religioso, culturale e teologico in cui esse vivono si sono maggiormente cristallizzate e sono diventate più visibili" (TERESIA MBARI HINGA, Tra colonialismo e inculturazione, Concilium 1/1996, Queriniana, pag. 48-49). Nel corso di quest’incontro è nato il “Circolo delle donne africane coinvolte”, con il compito di avviare un’analisi critica dell'impatto della cultura e della religione nella vita delle donne.

Una delle principali preoccupazioni delle donne africane è stata l’assenza della loro voce sia nella teologia che in altri discorsi. Questa situazione e attribuibile all'eredità dell'imperialismo e del paternalismo che ha caratterizzato il rapporto tra occidentali e africani. Per molto tempo gli occidentali si sono arrogati il diritto di parlare per conto degli africani considerati incapaci a farlo per conto proprio: “Le donne africane sono state doppiamente vittima di questa eredità; infatti, anche quando si ritiene possibile ascoltare l'Africa la voce delle donne africane è tuttora inascoltata, in quanto si presume che la loro voce sia inclusa in quella degli uomini (...). Parte della lotta delle donne africane è, quindi, rivolta contro l'imperialismo implicito nel tentativo di altri, specialmente occidentali, di rappresentarle, una lotta che esse condividono con i teologi maschi” (ibidem, pag, 51).

Uno degli interessi principali della teologia “femminista” africana è quello di rompere il forzato silenzio delle donne, di dar voce alla loro protesta contro il sessismo e le sue radici presenti sia nella cultura e nella religione africane che nel cristianesimo.

In questo difficile percorso le teologhe africane devono tenere conto di diversi problemi e fattori che caratterizzano la situazione culturale e religiosa africana:

 

a) Il problema della diversità

 

In Africa ci sono almeno tre principali eredità culturali e religiose: la religione africana indigena, il cristianesimo e l’lslam che hanno fortemente influenzato l’identità delle donne africane. “Analizzando l'impatto della cultura e della religione sulla loro vita, le donne africane hanno, quindi, dovuto fare iconti con la diversità dei concetti e dell'interpretazione dell'essere-donna, che sono impliciti in queste tradizioni. ( ...) Si considerino, per esempio, le diflìcoltà che le donne potrebbero dover affrontare nel loro tentativo di una valutazione critica della pratica della poligamia, dato che questa pratica è considerata legittima nell’Islam e nella religione africana, mentre è illegittima nel cristianesimo" (ibidem, pag. 54). Esse hanno adottato quello che hanno definito un approccio dialogico al pluralismo culturale: un esempio cioè di come si può trattare nel modo migliore il problema delle diversità che in Africa provoca spesso gravi conflitti.

 

b) L'imperialismo culturale

 

Questa realtà storica, presente nell'imposizione del modo di vita e della religione occidentale in Africa, impegna le donne su due fronti: se da un lato esse combattono insieme agli uomini tale imperialismo, nello stesso tempo, però,  consapevoli che la stessa cultura africana non è immune dal sessimo, la loro critica si rivolge anche agli uomini africani che tendono ad idealizzarla. Molti uomini rifiutano e banalizzano qualsiasi critica, accusando le donne di imitare acriticamente il malcontento delle occidentali, di adottare atteggiamenti contro gli uomini e la famiglia che sono considerati non africani e, quindi, indegni di donne africane che rispettino se stesse.

Questi atteggiamenti di rifiuto e di banalizzazione non si trovano soltanto nella società secolare ma sono presenti anche nella chiesa e in certe teologie della liberazione del “Terzo mondo”. Il linguaggio sessista usato nei forum tcologici è stato percepito dalle donne: “...come il sintomo di un più ampio problema di sessismo e di patriarcato presente anche nelle culture africane. (…) usando una ermeneutica del sospetto critica e femminista, che rifiuta una idealizzazione a priori di qualsiasi cultura, le donne africane si sono impegnate perciò in una valutazione sistematica della cultura africana alla luce del sessísmo” (ibidem, pag. 56).

 

c) L’impatto ambiguo del cristianesimo nella vita delle donne

 

Se, da un lato, il cristianesimo ha svolto un ruolo chiave nell’oppressione dei popoli africani e, in particolare delle donne, perche è stato usato nel corso dei secoli dagli occidentali per legittimare il colonialismo, il razzismo e il sessismo3, dall’altro, il messaggio di libertà e di amore di Gesù è stata la forza che ha motivato la lotta di liberazione di molte donne africane.

La maggioranza delle donne africane è talmente impegnata nelle lotte quotidiane per la sopravvivenza da renderne impossibile un coinvolgimento nelle elaborazioni teologiche. La teologia “femminista” africana è chiamata ad impegnarsi in modo consistente per il potere politico delle donne e la giustizia economica, temi che sono alla radice dei tanti problemi che le donne africane continuano ad affrontare.

Il Circolo delle teologhe deve dunque tener conto delle esperienze delle “donne della base” senza cedere alla tentazione di privilegiare le esperienze delle donne dell'elite, quale indicazione normativa per la teologia. Esse devono anche guardarsi dal pericolo di mettere a tacere la massa delle donne nella presunzione di poter parlare per loro conto. Per questo, è necessario “...un costante dialogo con tutte le donne, qualunque sia la loro condizione sociale. Solo allora la teologia emergente può diventare autenticamente rappresentativa, facendosi eco delle preoccupazione di tutte le donne, nonostante la stupefacente varietà delle loro esperienze" (ibidem, pagg. 57-58).

Inoltre, la teologia “femminista” africana è stata finora in gran parte frutto dell'elaborazione di donne cristiane appartenenti, in particolare, alle chiese missionarie. Ma la voce delle donne cristiane non è in Africa l’unica voce teologica possibile. La teologia deve prendere anche in considerazione le esperienze e le intuizioni delle donne musulmane, delle donne che continuano a praticare forme di spiritualità africane come guaritrici, profetesse e sacerdotesse nonché assumere l’esperienza delle innumerevoli donne che fanno teologia ai margini del cristianesimo. Molte di loro appartengono a chiese indipendenti che, per la protesta contro la marginalizzazione degli africani e della loro spiritualità da parte dei missionari, sono state spesso emarginate ed accusate di eresia o di sincretismo.

Pertanto, nel dialogo con la pluralità di esperienze religiose, “...la teologia femminista africana sarà allora forse costretta a spostarsi dal prevalente modello Cristo-centrico della teologia per rendere giustizia alla varietà delle spiritualità delle donne africane e delle loro esperienze religiose "ibidem, pag. 58)4.

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3 sull’interpretazione colonizzante delle scritture bibliche si veda MUSA DUBE SHOMANAH, Scritture, femminismo e contesti post coloniali, Concilium 3/1998, Queriniana.

4 Sono molto interessanti le argomentazioni e i quesiti posti da MUSA DUBE SHOMANA, op. cit.

 

(continua)