NEL SEGNO DI RUT - 7
IN AMERICA LATINA
In America Latina, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del Novecento, assistiamo ad una grande mobilitazione delle donne: esse, di fronte alla povertà in aumento e a regimi militari dittatoriali, si coinvolgono nei movimenti sociali popolari di lotta per i diritti civili. In questo periodo, in campo religioso cattolico ed evangelico, nasce e si sviluppa la teologia della liberazione. Settori importanti della popolazione femminile cattolica vengono incorporati nel progetto di costituzione di una "chiesa dei poveri". In questo contesto socio-ecclesiale si sviluppa la produzione teologica femminile: il processo che impegna a fondo le donne cattoliche nella costituzione delle comunità ecclesiali di base (CEB) finisce per integrare anche alcune donne nel processo di elaborazione teologica.
L'opzione per la donna povera
A partire dal 1979 donne legate alle chiese cristiane organizzano incontri e seminari.
"Nel documento finale del primo incontro (che ha luogo in Messico), dopo aver riconosciuto tutta l'importanza delle CEB e della teologia della liberazione, le partecipanti sottolineano la situazione di oppressione vissuta dalle donne nelle chiese e nella società in generale. Fanno notare l'assenza di un 'contributo specifico del punto di vista della donna' nella produzione teologica, sollecitando la partecipazione attiva delle donne latino-americane come intellettualmente operanti all'interno del processo popolare. (…) La teologia prodotta da donne in America Latina, e più speeificatamente in Brasile, presenta caratteristiche proprie, ancorate al contesto sociale ed ecclesiale in cui viene elaborata. In primo luogo si tratta di una produzione che riflette la posizione egemonica a quel tempo, nel campo religioso cattolico, dei settori impegnati in un discorso e in una pratica pastorale rivolta agli 'esclusi della societa', sotto il nome generico di 'poveri'" (Maria José Rosado Nunes, Concilium 1/1996, pag. 19).
Le teologhe, seguendo la teologia della liberazione, assumono come punto di partenza l'opzione per i poveri e l'impegno nella pratica di liberazione e lentamente il loro discorso comincia a intrecciarsi con la specificità della situazione delle donne povere. L'oggetto di questa loro azione teologica è la situazione delle donne delle classi popolari, differenziando così il loro discorso da quello dei teologi che lavorano indifferentemente per "i poveri".
Oltre al collegamento con la pratica quotidiana delle donne povere, un'altra caratteristica del lavoro teologico femminile è la creazione di importanti spazi di riunione e di discussione delle teologhe tra loro. "Vengono conquistati spazi istituzionali e si moltiplicano i centri di studio; (…) viene istituita una 'cattedra femminista' all'IMES (Istituto metodista di insegnamento superiore), come risultato delle iniziative assunte da un gruppo organizzato di teologhe. La formazione di questi gruppi si inserisce nel contesto della lotta delle donne per vedere riconosciuto il loro diritto di pieno accesso a tutte le aree del sapere e all'elaborazione di pensiero. Si tratta di una conquista politica importante, che non si restringe all'area della teologia. In tutto il paese sono stati creati negli ultimi anni innumerevoli nuclei universitari di studi del genere" (ibidem, pag. 20).
ln Brasile compaiono molte pubblicazioni su "donne nella Bibbia", che cercano di riscattare le figure femminili di maggior rilievo nella "storia della salvezza". Gli studi biblici, però, non si limitano a questo recupero dei personaggi femminili di rilievo, ma si applicano anche ad un'ampia reinterpretazione dei libri sacri nel loro complesso, rivelando le donne come protagoniste dell'azione salvifica.
Una teologia femminista?
Classificare la teologia prodotta da donne in America Latina come “femminista” suscita dei problemi, in quanto le stesse teologhe identificano nel movimento femminista un movimento “borghese e da primo mondo”, oppure attribuiscono ai movimenti di donne nel Sud del mondo caratteristiche così specifiche che il nome di “femminista” non sembra adeguato.
Anche il movimento femminista dell'America Latina esprime una posizione simile: esistono gruppi che si identificano come “femministi”, e altri che si chiamano “movimenti di donne”.
Le teologhe più vicine ai gruppi femministi parlano comunque della necessità di elaborare un proprio discorso teologico, riferito in particolare ai problemi posti dal movimento femminista.
Riunite nella Quarta Conferenza femminista dell'America Latina e dei Caraibi (nel 1987) queste donne scrivono: "Abbiamo bisogno di vincere la paura di svolgere una nostra propria teologia; abbiamo bisogno di interpretare e sistematizzare le nostre stesse esperienze nelle nostre comunità cristiane. (...) Noi protestiamo contro il fatto che la teologia della liberazione non abbia elaborato in modo significativo l'oppressione specifica della donna; per questo motivo noi riteniamo urgente lo sviluppo di una teologia femminista della liberazione" (ibidem, pagg. 21-22).
Rosa Trapasso, teologa peruviana, aggiunge: "Mi pare che la teologia della liberazione non arrivi a sollevare una discussione di fondo sulle radici dell'oppressione o ad approfondire lo studio su come siano tra loro collegate le varie forme di oppressione in una società come il Perù. (…) Poiché la teologia della liberazione si trova generalmente sotto la guida di teologi uomini, non riesce a sfidare le strutture maschiliste dominanti, il che limita la sua capacità di contribuire efiettivamente al cambiamento. (…) Questo modello potrà essere infranto solo da una volontà di esaminare il peccato di sessismo della chiesa e criticare le strutture patriarcali che sono alla base dell'oppressione nella società ” (ibidem, pag. 22).
Anche lvone Gebara, teologa brasiliana, afferma che le teologhe in America Latina lavorano spesso con mediazioni prodotte dagli uomini e, per non perdere lo spazio conquistato, non osano criticare tali mediazioni partendo dal loro punto di vista femminile. E aggiunge che nella mistica/politica, proposta dalle correnti progressiste latino-americane, la donna non ha ancora fatto irruzione, nella sua somiglianza e differenza.
L'ultima della fila
I problemi relativi al dominio sulle donne e al loro sfruttamento nelle società contemporanee vengono di solito affrontati applicando un'analisi di classe di tipo riduttivo: le relazioni di sesso, come quelle di razza, vengono subordinate alle relazioni di classe. Alle donne viene detto che il processo di cambiamento esige priorità e sono invitate a restare sempre in attesa, per la loro liberazione, in fondo alla fila.
In America Latina la teologia femminista è accolta dalla teologia tradizionale e dalla teologia della liberazione, soltanto se accetta di parlare della donna come se fosse un "tema". Si ha una incorporazione della tematica della donna solo quando tale integrazione non destabilizzi le fondamenta teologiche già esistenti, siano esse quelle tradizionali o quelle della liberazione. Gli uomini accettano di dialogare purché si resti sul loro terreno di interpretazione della realtà.
"Libri recenti di teologia, per il fatto di trattare di teologia sistematica o di altri temi che sembrano non avere nulla a che vedere con le donne, ignorano l'argomento e fanno un discorso totalmente ‘neutro' in termini di sesso e di razza. La teologia 'sulle donne' è delegata alle donne stesse, come se solo a questo gruppo specifico potesse interessare. Gli uomini continuano ad elaborare una teologia ritenuta “universale” (ibidem, pag. 26).
Il discorso teologico latino-americano a volte esalta la partecipazione delle donne nelle comunità, senza considerare criticamente l'ambivalenza di questo processo: esse sono incorporate a un progetto che non è il loro, non avendo preso parte alla sua elaborazione: "Un discorso comprensivo delle donne presuppone la critica delle strutture patriarcali della società e delle chiese e si presenta, quindi, come un discorso che decostruisce il potere degli uomini in tutte le sfere sociali, anche quelle religiose e simboliche. Supera quindi la semplice 'aggiunta' delle donne ai discorsi esistenti e propone la riformulazione di tutto il discorso" (ibidem, pag. 29).
Relazioni tra donne
L'elaborazione teologica delle donne in America Latina pone anche un altro problema: la sua relazione con la teologia femminista prodotta negli Stati Uniti e in Europa. Questa ha inizio negli anni sessanta ed è strettamente legata alle lotte delle donne nei movimenti femministi e alla posizione di critica all'esclusione subita dalle donne all'intemo dell'istituzione ecclesiale.
Purtroppo le opere della teologia femminista americana ed europea non vennero tradotte, nonostante la loro consistenza, la loro importanza e le accese polemiche suscitate dalla loro pubblicazione nelle lingue originali. "In questo modo i teologi diventavano privilegiati interlocutori delle teologhe latino-americane, restando i garanti della loro opera. Da essi viene a queste teologhe la legittimità del loro lavoro e dipende in gran parte il loro inserimento negli spazi accademici, dato che, in Brasile almeno, gli studi teologici si restringono alle università confessionali sotto direzione clericale" (ibidem, pag. 31).
Anche il dialogo con il femminismo latino-americano è recente: si comincia appena ora ad organizzare spazi di discussione tra produttrici di teologia e donne impegnate nell'elaborazione di un pensiero femminista. Ancor oggi, nonostante la vitalità e l'originalita dei movimenti femministi nell'America Latina, le loro lotte e le loro rivendicazioni non sono ancora diventate oggetto di riflessione teologica, almeno da parte delle donne cristiane.
Negli ultimi anni sembra che gli spazi di riflessione teologica delle donne si aprano sempre più al dialogo con le femministe: un numero sempre maggiore di donne dei settori popolari si identifica con il pensiero teorico e con le proposte pratiche del movimento femminista.
Sarà interessante seguire questa nuova apertura, anche se a distanza...
(continua)
