NEL SEGNO DI RUT - 9
PARTE TERZA
PRASSI COMUNITARIA STORIA DEL NOSTRO GRUPPO DONNE
Luisa Bruno
Il gruppo donne delle comunità cristiane di base (Cdb) della zona di Pinerolo è nato quattordici anni fa, e precisamente il 6 gennaio 1986, sulla spinta di un incontro di studio comunitario fatto su un fascicolo che la rivista teologica Concilium del 1985 aveva dedicato al tema dell’invisibilità delle donne nella teologia e nella chiesa.
Questo gruppo, che si riunisce mensilmente, è nato dal desiderio di alcune di noi di ritagliarci uno spazio per narrare ed ascoltare i vissuti di ciascuna, uno spazio, solo nostro, dove, per dirlo con le parole di allora, “riflettere e raccontare sono un po' la stessa cosa: una racconta se stessa e da questo nasce e si sviluppa la riflessione, sua e delle altre, che conduce ad una maggiore consapevolezza”.
ln un secondo momento, ci siamo chieste se non sarebbe stato più utile affiancare a questi scambi di esperienze e di riflessione anche momenti più specifici legati al nostro essere donne credenti che avevano scelto di vivere la loro fede nell'ambito di una comunità cristiana di base. Sovente emergevano riflessioni ed interrogativi circa il nostro modo di porci di fronte a Dio e nella comunità dove, sia pure in modo più sfumato, era presente una divisione dei ruoli maschili e femminili analoga a quella diffusa e radicata nella società.
Infatti, i momenti pubblici, l’elaborazione di documenti, di articoli erano riservati ai maschi con, in genere, “il sollievo e il benestare delle donne” che da un lato nutrivano un senso di inadeguatezza e di incapacità, pur essendo attive negli altri momenti di vita della comunità (catechesi, lettura biblica, eucarestie), e dall’altro erano condizionate dagli obblighi familiari e casalinghi e, pure, dai sensi di colpa per il tempo sottratto a figlie e figli. C’era però anche un forte desiderio in noi di superare quella situazione di svilimento e di scarsa autostima e, pensando alla lettura della Bibbia, c'era anche una gran voglia di capire e di riprendere possesso della Parola, superando i condizionamenti di una Scrittura tutta al maschile e rivolta agli uomini.
Fu in quel periodo, siamo nel 1987, che si affrontò il tema uomo-donna, anche nei gruppi biblici comunitari, con il sottotitolo molto indicativo: “conflitto, dialogo, conversione”, ed ebbe luogo l’incontro sul tema “Gesù e le donne”, presentato dal nostro presbitero Franco Barbero.
Intanto, insieme al desiderio di mantenere i momenti di narrazione e di scambio di esperienze, si evidenziava sempre di più l'esigenza di affiancare a questi momenti anche incontri di studio e di approfondimento utilizzando testi, esperienze, articoli, documenti, ecc...
Da Brescia a...
Nel mese di aprile 1988 partecipammo in modo massiccio al seminario nazionale di Brescia “Le scomode figlie di Eva”, dove le comunità cristiane di base italiane si interrogarono e si confrontarono sui percorsi di ricerca delle donne. Ricordo che qualche donna del gruppo partecipò anche in modo attivo alla preparazione di questo seminario.
Nei primi anni di storia del nostro gruppo, ricevemmo un forte stimolo e un aiuto a proseguire nel nostro cammino dagli incontri con le donne delle comunità cristiane di base olandesi e francesi.
Ne cito uno per tutti: l’incontro di Parigi del settembre 1988, dove 14 donne delle CdB di Pinerolo, Cavour, Piossasco e Mirafiori-Torino si trovarono con donne olandesi e francesi e si confrontarono sulla difficoltà del dialogo fra uomini e donne all'interno delle comunità, sul riconoscimento dell'autorevolezza e della rappresentatività del gruppo donne, sulla necessità di essere più presenti nei momenti ufficiali della vita delle comunità (come i collegamenti nazionali e internazionali) e sulla gestione del potere.
Riporto qui un pezzo della riflessione fatta in quell'occasione, perche mi pare molto interessante ed indicativa del nostro modo di vivere la responsabilità e il potere negli anni successivi: “Spesso le donne che arrivano ad occupare posti di responsabilità adottano delle strategie maschiliste e si comportano secondo schemi autoritari degni del peggior patriarcato. E' indispensabile cercare vie nuove, giungere insieme ad investirci di responsabilità e quindi di potere, cercando di viverlo come servizio e collettivamente, in équipe, per non trovarsi sole di fronte alle difficoltà e alle tentazioni di abusarne".
Voglio anche ricordare l'eucarestia di Parigi: un momento di intensa comunione tra le donne presenti, particolarmente vivo e toccante nei segni simbolici usati e scaturiti dalla rilettura di alcuni passi biblici come Funzione di Betania.
Fu dall'incontro di Parigi che nacque l'idea di un primo collegamento nazionale delle donne delle CdB italiane, che si concretizzò nell”incontro seminariale di Moncalieri (TO) del marzo 1989, sul tema: “Identità, prassi comunitaria, terreni di ricerca e di intervento delle donne CdB”.
Con l’aiuto di nuovi metodi di animazione, che diedero a tutte le donne la possibilità di esprimersi, ci interrogammo sulla nostra identità di donne nelle comunità, sulla nostra visibilità, sui nostri interventi in campo sociale e politico, sui nostri modi di pregare, sulle pratiche di solidarietà. In quell'occasione celebrammo la nostra prima eucarestia con l'introduzione di simboli appresi durante la celebrazione di Parigi.
Il percorso che abbiamo maturato nel corso degli anni si è intrecciato, negli incontri nazionali, con i percorsi di altri gruppi donne delle CdB e ne ha ricevuto un forte stimolo. Questi incontri annuali costituiscono un momento importante di collegamento, di costruzione di reti di relazioni tra i gruppi e tra le singole donne. Sono un luogo dove riflessioni ed elaborazioni s’intrecciano con i problemi e le esperienze pratiche; dove si sperimentano nuovi modi di comunicare anche con il corpo, dove vengono messe in comune preghiere, nuove celebrazioni e nuovi gesti simbolici.
Tutto questo è fonte di reciproco arricchimento e costituisce una boccata d'ossigeno per tutte, ma specialmente per quelle donne che non hanno alle spalle una comunità o uno specifico gruppo con cui confrontarsi, pregare, riflettere.
Dopo il seminario di Brescia, alcune donne del gruppo iniziarono in modo più incisivo ad assumere degli incarichi di responsabilità nelle loro comunità sia sul piano organizzativo che su quello dell’animazione biblica e qualcuna s'iscrisse anche alla Facoltà valdese di teologia.
Un percorso multiforme
Caratteristica del gruppo donne di Pinerolo è il suo percorso multiforme: a periodi in cui si sono affrontati temi legati alle esperienze delle donne, si sono alternati momenti di lettura biblica, di preparazione di celebrazioni eucaristiche, di laboratori biblici per gli incontri nazionali e si sono avuti contatti con realtà esterne (associazioni, casa delle donne, centri di documentazione, partecipazione alle “Donne in nero” contro le guerre).
Molto stimolante è la partecipazione al “Gruppo donne di Pinerolo per la ricerca teologica” in cui alcune donne valdesi, cattoliche e della comunità di base, da parecchi anni ormai, conducono un'azione comune di ricerca, di studio e di confronto sia sul terreno teologico e cristologico che su quello prettamente femminista. Questa collaborazione ha prodotto anche momenti significativi di dibattito a livello cittadino con la partecipazione di filosofe come Luisa Muraro e Chiara Zamboni.
Qualche anno fa, alcune donne esterne alla nostra comunità, che soffrivano situazioni di violenza da parte dei loro compagni e mariti, ci hanno chiesto di essere aiutate. Abbiamo avviato con loro un percorso di riflessione e di accompagnamento, prendendo spunto dalla lettura collettiva di alcuni libri che proponevano un percorso di autocoscienza e di liberazione dagli schemi tradizionali imposti alle donne. Alcuni dei testi più incisivi sono stati: Donne che amano troppo di Robin Norwood, Distacchi di Judith Viorst, Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés e vari libri e articoli sulla sessualità femminile. Questa esperienza si è consolidata e trasformata nel tempo, coinvolgendo numerose donne che non hanno problemi di violenza, ma un forte desiderio di riflettere e confrontarsi sui più svariati temi, partendo da sé.
Linguaggio e cultura patriarcale
Nel corso di questi anni, abbiamo preso coscienza di essere inglobate in una società e in una cultura patriarcale che negano la nostra indipendenza e la nostra autodeterminazione. Ci siamo rese conto che un linguaggio generico, grammaticalmente maschile, dove si dice uomini per parlare anche delle donne, rende le donne invisibili e marginali e che questo linguaggio contribuisce a interiorizzare fin da bambine la nostra invisibilità e la nostra inferiorità.
Inoltre, un linguaggio maschile per parlare di Dio legittima e accresce l’alienazione delle donne: “Per secoli”, dice la teologa femminista E. Schüssler Fiorenza, “noi abbiamo dovuto ascoltare discorsi teologici e prediche indirizzati agli uomini. Abbiamo dovuto fermarci a pensare due volte per sapere se eravamo incluse o no, quando si rivolgeva il discorso ai ‘fratelli’, quando si parlava della fede dei ‘nostri padri', della ‘fratellanza degli uomini' o dei figli di Dio '” (Rompere il silenzio - diventare visibili, Concilium 6/1985, pag. 31). Mentre sono sempre stati molto chiari, puntuali e rivolti al femminile i discorsi e le prediche indirizzati alle donne per imporre loro ruoli e comportamenti funzionali al patriarcato.
Abbiamo dovuto prendere atto che non solo la società è patriarcale, ma che anche la nostra fede è nata e si è sviluppata in questo contesto.
Gli stessi testi biblici sono nati dentro a una realtà patriarcale: nessun testo canonico è attribuito a una donna, anzi, spesso, parlando delle donne, gli autori maschi hanno taciuto elementi significativi e importanti per le donne stesse o hanno “interpretato” i loro percorsi di fede.
Insieme abbiamo scoperto le teologie femministe che hanno ampliato gli orizzonti della nostra ricerca, che ci hanno stimolate a riflettere sulla nostra fede e sulla vita della comunià, sulle liturgie e sulle celebrazioni.
(continua)
