martedì 4 febbraio 2025

LE PAROLE PER DIRLO

VERSO DOVE?


Questa mattina, a Torino, ho incontrato un signore appena pensionato. Con entusiasmo mi ha raccontato il suo sogno per l'anno nuovo: andare a piedi a Roma. Mi ha mostrato la cartina, il tragitto, le tappe, i tempi.
Mi ha chiesto di andare a benedire la sua partenza. Farà il viaggio da solo. Da anni coltivava questo desiderio. Ora è arrivato il momento giusto: la pensione e l'Anno Santo.

Nel mio studio, a tarda sera, ripenso a quel signore. Con la testa e con il cuore è già a Roma. In realtà partirà a maggio e impiegherà parecchi giorni. Il viaggio è ancora lontano e Roma è lontanissima. Ma lui è già, là. Come sarebbe bello guardare il nuovo anno così! Avere un sogno, avere una meta che attragga il nostro pensiero e il nostro desiderio. Il futuro è vuoto per chi non ha sogni.

Il futuro è buio per chi non ha desideri. Non conosciamo il futuro, ma possiamo desiderarlo. La nostra società vede il futuro come una minaccia proprio perché non ha grandi sogni. Il camminatore che ho incontrato questa mattina non mi ha mai accennato ai pericoli. Eppure ne incontrerà tanti: il clima (potrebbe piovere per molti giorni), le bolle ai piedi, la fatica, i contrattempi di salute, il peso dello zaino. Se si mettesse ad analizzare tutti i problemi rimarrebbe a casa. Invece è animato dal sogno. Così, per lui, i problemi passano in secondo piano. Perché sono solo i sogni a muovere i piedi.

Troppo sovente incontro gente abilissima ad elencare problemi, ma priva di sogni. Anche la nostra Chiesa è diventata brava ad elencare problemi, ma fragile nei sogni. In molte riunioni sento brontolamenti, mugugni, elenchi infiniti di difficoltà. A volte ho l'impressione che si parli di un cammino senza meta. Così ci fermiamo alla fatica. Una fatica senza scopo. Lo sappiamo tutti che camminare stanca. Ma chi cammina per andare sulla cima di una montagna pensa alla cima, non alla fatica.

Stiamo perdendo il fascino della cima. Al punto che iniziamo a lodare il fascino della poltrona. Chi non sogna una cima farà di tutto per mostrare la pericolosità del cammino. E giungerà a lodare la sicurezza della poltrona. Anzi il fascino della poltrona, delle pantofole, della tranquillità della casa. Chi non sogna una cima, parla di sicurezza. La tranquillità dei luoghi conosciuti diventa il suo ideale.

Mantenersi fermi, non rischiare, non provare novità diventano le parole d'ordine. Perché andare in cima, visto che la poltrona è così comoda? Perché camminare fino a Roma, visto che per la salute è sufficiente una passeggiatina quotidiana? Perché rischiare il nuovo, visto che il conosciuto è così sicuro? Perché provare a cambiare la nostra società, visto che è più semplice attivare qualche piccolo aggiustamento all'ordine esistente? Perché sognare una Chiesa diversa, visto che basterebbe sedersi sulla comoda poltrona della Chiesa di un tempo? Perché rischiare, visto che per vivere basta la sicurezza? Ecco alcune domande che possono stimolarci a guardare il nuovo anno. E tu dove vuoi andare? Quali sono i tuoi sogni?

Da L’Eco del Chisone, 15 gennaio 2025