Gesù a Cana di Galilea: l'importanza dei simboli
Il primo segno di Gesù a Cana di Galilea: l'acqua diventa vino
Forse una lettura non scontata del brano (Giovanni 2,1-12) non sarà cosi facile come siamo soliti pensare soprattutto per un motivo: noi, fin dalla nostra infanzia, abbiamo sentito narrarci questa pagina e ne abbiamo in testa alcune interpretazioni stereotipate che rischiano di bloccare il nostro immaginario e la nostra interpretazione.
I simboli che ci fanno pensare
Si è molto discusso sul simbolismo nel vangelo di Giovanni: gli studiosi concordano nel rilevarne la forte presenza, ma con accentuazioni e visioni assai diverse.
Forse dietro questo racconto é rintracciabile un quadro umano di vita ordinaria: una festa di nozze alla quale furono invitati sia la famiglia di Gesù sia i discepoli.
Il linguaggio del simbolo
Nel suo commentario al vangelo di Giovanni, il Brown (R.E. Brown, Giovanni, Cittadella Editrice, 2005) dice: «Diventa ora comprensibile l'abbondanza del vino. Una delle immagini costanti dell' Antico Testamento per esprimere la gioia dei giorni finali un'abbondanza di vino (Amos 9, 13 - 14; Osea 14, 7; Geremia 31, 12). Enoc 10,19 predice che la Vite produrrà vino in abbondanza e in Il Bar 29, 5 (un apocrifo giudaico quasi contemporaneo del Quarto Vangelo) troviamo una esuberante descrizione fantastica di questa abbondanza: la terra produrrà i suoi frutti, diecimila volte di più; ogni vite avrà mille rami; ogni ramo 1.000 grappoli; ogni grappolo mille acini e ogni acino circa 460 litri di vino». Mediante questo simbolismo il «segno» di Cana diventava eloquente per le donne e gli uomini che seguivano Gesù.
Senza la «cultura del simbolo» quasi impossibile leggere il vangelo di Giovanni (CH. K. Barrett, Il vangelo di Giovanni tra simbolismo e storia, Claudiana Editrice).
Franco Barbero, 1971