INTERVISTA A FANIA OZ-SALBERGER
“È il punto più basso mai toccato: essere israeliana è
un peso”
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“Che sia genocidio o ‘soltanto’ crimini contro
l’umanità, questo è il punto morale più basso che abbiamo mai toccato nella
nostra storia. Dobbiamo lottare contro i responsabili, mentre piangiamo per le
vittime e per noi stessi”. Fania Oz-salzberger non è persuasa dalla scelta di
molti intellettuali israeliani e attivisti dei diritti umani che hanno deciso
di usare il giudizio più grave per la guerra in corso a Gaza, parlando di
“genocidio” dei palestinesi, come hanno fatto da ultimo David Grossman e la nota
ong israeliana anti-occupazione B’tselem. Storica, docente emerita
dell’università di Haifa, è conosciuta tanto per essere la figlia di Amos Oz,
quanto per il suo attivismo di lunga data per la soluzione dei due Stati per
due popoli, tesi che continua a difendere ancora oggi. In mezzo a un profondo
pessimismo: “Sto vivendo il peggior disastro della mia vita. Personale, oltre
che nazionale. Pesa sul cuore, sulla pelle, nelle ossa. Chiunque in Israele
abbia consapevolezza politica e non viva nella negazione sente questo peso:
sapere che il tuo governo sta commettendo i peggiori crimini di guerra. Certo,
i gazawi stanno peggio, ma non sono sicura che il nostro Stato abbia un futuro,
o noi un futuro dentro questo Stato”.
Intende dire che non si riconosce in Netanyahu e nei
ministri che inneggiano alla pulizia etnica?
È più di questo. Se il governo dovesse svuotare Gaza
dai palestinesi e occuparla in nome di qualche principio messianico, a quel
punto io non sarei più israeliana. Migrerò, oppure, è più probabile, ci
cacceranno loro: hanno già detto di non aver bisogno delle università dei
“radicali” di sinistra. Gli estremisti hanno preso in ostaggio il governo.
Condivide la scelta di chi, dopo 22 mesi, parla di
genocidio a Gaza?
Non voglio usare con leggerezza il termine
antisemitismo, ma nessuno ha chiesto la distruzione della Germania dopo la
Shoah, degli Usa dopo il Vietnam (anche se nessuno li ha accusati) o della
Turchia.
Sono tanti gli appelli di israeliani contro il
massacro di Gaza: artisti, accademici, nobel. Lei ha chiesto ai soldati di
obiettare...
‘‘ Genocidio è termine caro a chi ci odia, ma rispetto
la scelta sofferta di chi oggi lo usa.
Di certo, la guerra ha perso i suoi obiettivi e si sta
rivelando il conflitto peggiore mai condotto da Israele, per la quantità di
crimini di guerra commessi, peraltro, dai nostri giovani. Questo mi sembra già
abbastanza grave, non ho bisogno della definizione di genocidio. E poi, spesso,
chi usa questo termine sottintende che Israele non abbia diritto di esistere.
Israele per me è lo Stato che più di tutti ha diritto all’esistenza, perché
l’unico fondato sulla base di un accordo internazionale confermato dall’Onu.
B’tselem e Grossman non vogliono dissolvere Israele…
Vero, e rispetto il loro punto di vista. Lo accolgo
con dispiacere come farò nel caso in cui i giuristi, un domani, dovessero
stabilire che a Gaza c’è stato un genocidio. Però ribadisco: per nessuno Stato
al mondo, tranne che per Israele, l’accusa di genocidio è stata collegata alla
scomparsa dello Stato.
Non di rifiutarsi di servire nell’esercito in
generale, ma di andare a combattere Gaza. L’esercito serve: io stessa ho
servito nell’idf, come ogni israeliano. Ho incontrato mio marito lì, i miei
figli sono lì e per fortuna non combattono nella Striscia. L’idf di oggi non è
quello che mi hanno raccontato durante il servizio militare: un esercito con
valori, che evita di colpire i civili. Non lo era neanche quando ho prestato
servizio io, o i miei genitori, ma oggi è ancora di più lo specchio della
società: è pieno di odio. Ci sono soldati e comandanti cresciuti con Smotrich e
Ben-gvir, che sul terreno agiscono molto spesso contro l’etica. Senza un
esercito a difenderci non ci sarebbe Israele, ma vorrei un esercito diverso.
L’anno scorso diceva che i due Stati sono l’unica
soluzione che può evitare un altro 7 ottobre. Ci crede ancora?
È l’unica soluzione pacifica, perciò è la mia. Tutte
le altre sono intrise di sangue: che gli israeliani sradichino i palestinesi o
viceversa. Oppure sono chimere pericolose, perché è impossibile convivere
felici da subito. I due Stati sono l’inizio: resteremo sospettosi per un po’,
guariremo le ferite per una o più generazioni. Poi, magari, potremmo evolvere
verso una federazione, uno Stato unico forse. Ma non ora. Sono felice
dell’iniziativa di Francia e Arabia Saudita all’Onu.
Riccardo Antonucci (da “Il Fatto Quotidiano”)