martedì 16 settembre 2025

INTERVISTA A FANIA OZ-SALBERGER

 

“È il punto più basso mai toccato: essere israeliana è un peso”

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“Che sia genocidio o ‘soltanto’ crimini contro l’umanità, questo è il punto morale più basso che abbiamo mai toccato nella nostra storia. Dobbiamo lottare contro i responsabili, mentre piangiamo per le vittime e per noi stessi”. Fania Oz-salzberger non è persuasa dalla scelta di molti intellettuali israeliani e attivisti dei diritti umani che hanno deciso di usare il giudizio più grave per la guerra in corso a Gaza, parlando di “genocidio” dei palestinesi, come hanno fatto da ultimo David Grossman e la nota ong israeliana anti-occupazione B’tselem. Storica, docente emerita dell’università di Haifa, è conosciuta tanto per essere la figlia di Amos Oz, quanto per il suo attivismo di lunga data per la soluzione dei due Stati per due popoli, tesi che continua a difendere ancora oggi. In mezzo a un profondo pessimismo: “Sto vivendo il peggior disastro della mia vita. Personale, oltre che nazionale. Pesa sul cuore, sulla pelle, nelle ossa. Chiunque in Israele abbia consapevolezza politica e non viva nella negazione sente questo peso: sapere che il tuo governo sta commettendo i peggiori crimini di guerra. Certo, i gazawi stanno peggio, ma non sono sicura che il nostro Stato abbia un futuro, o noi un futuro dentro questo Stato”.

 

Intende dire che non si riconosce in Netanyahu e nei ministri che inneggiano alla pulizia etnica?

È più di questo. Se il governo dovesse svuotare Gaza dai palestinesi e occuparla in nome di qualche principio messianico, a quel punto io non sarei più israeliana. Migrerò, oppure, è più probabile, ci cacceranno loro: hanno già detto di non aver bisogno delle università dei “radicali” di sinistra. Gli estremisti hanno preso in ostaggio il governo.

 

Condivide la scelta di chi, dopo 22 mesi, parla di genocidio a Gaza?

Non voglio usare con leggerezza il termine antisemitismo, ma nessuno ha chiesto la distruzione della Germania dopo la Shoah, degli Usa dopo il Vietnam (anche se nessuno li ha accusati) o della Turchia.

Sono tanti gli appelli di israeliani contro il massacro di Gaza: artisti, accademici, nobel. Lei ha chiesto ai soldati di obiettare...

‘‘ Genocidio è termine caro a chi ci odia, ma rispetto la scelta sofferta di chi oggi lo usa.

Di certo, la guerra ha perso i suoi obiettivi e si sta rivelando il conflitto peggiore mai condotto da Israele, per la quantità di crimini di guerra commessi, peraltro, dai nostri giovani. Questo mi sembra già abbastanza grave, non ho bisogno della definizione di genocidio. E poi, spesso, chi usa questo termine sottintende che Israele non abbia diritto di esistere. Israele per me è lo Stato che più di tutti ha diritto all’esistenza, perché l’unico fondato sulla base di un accordo internazionale confermato dall’Onu.

 

B’tselem e Grossman non vogliono dissolvere Israele…

Vero, e rispetto il loro punto di vista. Lo accolgo con dispiacere come farò nel caso in cui i giuristi, un domani, dovessero stabilire che a Gaza c’è stato un genocidio. Però ribadisco: per nessuno Stato al mondo, tranne che per Israele, l’accusa di genocidio è stata collegata alla scomparsa dello Stato.

Non di rifiutarsi di servire nell’esercito in generale, ma di andare a combattere Gaza. L’esercito serve: io stessa ho servito nell’idf, come ogni israeliano. Ho incontrato mio marito lì, i miei figli sono lì e per fortuna non combattono nella Striscia. L’idf di oggi non è quello che mi hanno raccontato durante il servizio militare: un esercito con valori, che evita di colpire i civili. Non lo era neanche quando ho prestato servizio io, o i miei genitori, ma oggi è ancora di più lo specchio della società: è pieno di odio. Ci sono soldati e comandanti cresciuti con Smotrich e Ben-gvir, che sul terreno agiscono molto spesso contro l’etica. Senza un esercito a difenderci non ci sarebbe Israele, ma vorrei un esercito diverso.

 

L’anno scorso diceva che i due Stati sono l’unica soluzione che può evitare un altro 7 ottobre. Ci crede ancora?

È l’unica soluzione pacifica, perciò è la mia. Tutte le altre sono intrise di sangue: che gli israeliani sradichino i palestinesi o viceversa. Oppure sono chimere pericolose, perché è impossibile convivere felici da subito. I due Stati sono l’inizio: resteremo sospettosi per un po’, guariremo le ferite per una o più generazioni. Poi, magari, potremmo evolvere verso una federazione, uno Stato unico forse. Ma non ora. Sono felice dell’iniziativa di Francia e Arabia Saudita all’Onu.

 

Riccardo Antonucci (da “Il Fatto Quotidiano”)