LA LOGICA DELLA DEBOLEZZA
Il filo rosso della fragilità
Se interroghiamo la Scrittura, constatiamo che vi è come un filo rosso, il quale indica che l’unica via per vivere in pienezza è quella della fragilità e della debolezza.
Gesù, compreso che questa via è l’unica salvifica, perché l’unica nella quale Dio può rivelarsi, è esploso in un inno di gratitudine e di gioia nei confronti di suo Padre che ha scelto questa modalità folle:
«In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del ciela e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”» (Lc 10,21).
È la logica vissuta da Gesù, che è la rivelazione del Padre, e va da sé .che i suoi discepoli sono chiamati a percorrere la stessa strada come unica possibilità di compimento. E questo non per semplice obbedienza a Dio, ma come conseguenza dell’essere innestati in Cristo:
se siamo innestati in Cristo, daremo i frutti di Cristo. Ciascuno dà infatti quello che è. Se Dio è potente nella sua impotenza, nella sua fragilità, il dtsccpolu si oomplri come pemom attraverso la medesima modalità.
Il teologo tedesco in un altro passo scrive:
Credere alla grazia di Dio significa non indugiare a rovistare nella nostra miseria, nella nostra colpa, ma uscire da noi stessi e volgere lo sguardo alla croce, là dove Dio ha preso su di sé e ha portato la miseria e la colpa, effondendo così il suo amore per tutti coloro che hanno pesi gravosi da portare. Miseria e colpa dell'uomo, grazia e amore misericordioso di Dio:
sono realtà che si richiamano a vicenda. Dove sono presenti in grande quantità miserla e colpa, proprio là sovrabbondano più che mai la grazia e l'amore di Dio. Dove l'uomo è piccolo e debole, là Dio ha manifestato la propria gloria. Non nei forti, non nel perseveranti, non nei giusti, ma nei miserabili e nel peccatori che non guardano a lul è l'amore di Dio; nei deboli è potente la sua forza. [...] Dove il cuore dell'uomo è sconquassato, là Dio penetra. Dove l'uomo vuol essere grande, Dio non vuole esserci; dove l’uomo sembra inabissarsi nella tenebra, Dio vi instaura il regno della sua gloria e del suo amore. [...] Quanto più l'uomo è debole, tanto più è forte Dio, questo è certo; così come è certo che sulla croce di Cristo sì incontrano l'amore di Dio e l’infelicità umana, ed è certo che la croce di Cristo ha spezzato l'equazione «religione ꞊ felicità» (Memoria e fedeltà).
In una bellissima preghiera John Donne, poerta teologico inglese del XVI secolo, scrive:
Sfasciami il cuore, Dio di tre persone,
che finora hai bisbigliato,
fatto luce e cercato di correggerml
se vuoi che m'alzi e resti in piedi, abbattimi,
spezzami, bruciami, e rifammi nuovo.
Come città usurpata, a un altro debita,
brigo per farti entrare, inutilmente:
la ragione, che in me è il tuo vicerè,
e dovrebbe aiutarmi, è prigioniera,
e si dimostra debole e fallace.
Eppure t'amo, e vorrei esser riamato,
ma son promesso sposo al tuo nemico:
sciogli, separa, e spezza quel legame di nuovo.
Rapiscimi, imprigionami, perché
o mi fai schiavo o non sarò mai libero,
o mi violenti o non sarò mai casto» (Preghiere teologiche).