martedì 16 settembre 2025

Il Dio della Rivelazione

 

Leggendo la Bibbia, sorge una domanda: perché tutto ciò che apparve così buono e bello si guastò così presto?

La Bibbia, di fronte al paradiso trasformato in deserto e a una coppia ideale trasformata in covo di vipere, non fornisce risposte, ma invita piuttosto a porsi la domanda: come poter vivere la comunione e l’amore all’interno di queste realtà malate? Il pioblema non è il perché di tutto ciò, ma come esperire la salvezza in tutto ciò.

La prima coppia ferita si scopre nuda e Dio la riveste con cinture di pelli (cfr. Gn 3,21); dinanzi al limite, alla fragilità, alla debolezza dell’uomo, Dio manifesta se stesso: si prende cura, fa in modo che i due possano continuare a stare insleme da limitati e segnati dal male, seniza graffiarsi e ferirsi troppo, così nudi e indifesi.

A Caino, primo fratricida, Dio pone un segno sulla fronte per proteggerlo dal male che i futuri fanatici dell’integralismo religioso, per i quali vale solo il grido: «Duri e puri», potrebbero scatenargli contro (cfr. Gn 4,15).

La salvezza sta nella possibilità di amare e di amarsi nel limite, nel fare delle proprie e altrui ferite occasione di cura e di misericordia.

Il nostro Dio si manifesta in questi contesti naturalmente imperfetti e, soprattutto, non interviene per risolvere i problemi: non si dice che abbia riportato la pace tra Adamo ed Eva, né che abbia guarito la gelosia tra Rachele e Lia, spose dello stesso uomo (cfr. Gn 30), o impedito gli imbrogli di una madre che predilige il suo figlio Giacobbe a Esaù (cfr. Gn 27).

Il Dio della Rivelazione entra dentro alle storie ferite e fallite per condurre avanti la «sua» storia di salvezza. Una storia di salvezza che utilizza materiale che per gli uomini sarà sempre di scarto, mentre ai suoi occhi è prezioso e indispensabile, per quanto possa essere malato (cfr. 1Cor 1,28).

Tl nostro è un Dio che interviene senza risolvere, perché curare è più che guarire.

Il nostro Dio non è un mago, ma un Padre che non può far altro che amare. È proprio in quest'amore risiede il senso del vivere che ci risulterà chiaro quando percepiremo in noi stessi la possibilità del cambiamento, quando saremo espulsi verso l’esterno, liberati dalla nostra prigione interiore fatta di accuse e sensi di colpa per come siamo, e lanciati verso una terra promessa.

 

Il Dio che ci si fa incontro mette in moto le potenzialità di ciascuna creatura perché possa dare in ogni situazione, per quanto ferita e fallimentare, il meglio di sé.

Il Dio della Rivelazione può ottenere figli dalle pietre (cfr. Mt 3,9) e, a ben vedere, è proprio questo che desidera. Il nostro Dio non desidera altro che avere figli dinanzi a sé, per poter manifestare quello che lui è, cioè Padre, amore, misericordia. Egli vuole che, dal nostro essere freddi e duri come pietre, giungiamo a sentirci semplicemente amati.

Se ci lasciassimo raggiungere dalla Rivelazione di Dio, se imparassimo finalmente a mettere al centro la sua Parola, ci riconcilieremmo con le parti più indegne di noi, con Dio e con gli altri, cessando finalmente di sentirci inadeguati.