lunedì 22 settembre 2025

Notte d'inverno in stazione

A GENOVA CHE FREDDO

 

Spezzoni di parole,

sillabe sconnesse

che vengono dalla notte,

quella che dentro

distrugge un-cuore

ormai alla deriva;

come eruzioni di dolore,

come schegge di cuore

che scoppia di disperazione.

 

Non c’è parola

D’uomo o di donna

che incroci

il suo parlare.

Gli risponde

soltanto

un‘altra notte

piena di freddo

e di sordità.

 

Una,

poi cinque,

poi dieci

persone;

quasi ammucchiate

come per illudersi

di non esser sole.

 

Sembra che a notte

si diano convegno

in sala d'attesa

come a sommare

le loro disgrazie.

 

L'angoscia

dipinta sui volti

scavati

corrode le ossa

percorse

da gelide

ondate di morte.

 

Sono lì anch’io

come atterrito

da uomini

che sembrano

ombre di morte,

e temo l’incontro

di quegli occhi

che lanciano sguardi

pieni di fiamma.

 

Tanti racconti, spezzettati,

come litanie d’inferno

s'intrecciano

nella lunga notte.

 

A tratti

le voci prorompono

alte e minacciose,

poi declinano

fino a morire

e sopraggiunge un sonno

senza pace,

pieno di rantoli

e di brontolii cupi.

 

Pai il mio treno

finalmente parte,

prima della pigra alba

d'inverno.

Gli occhi mi bruciano,

ma li guarirà

quel sole

che forse invano

per loro

sorgerà.

 

Troppo è il dolore

che si perde

senza risposta

e il cuore geme

di tragica impotenza.

 

Ma resta la fiducia

In Te Dio, Amore.

 

Franco Barbero, 1974