giovedì 4 settembre 2025

Pubblichiamo “a puntate” (in tutto 3) un lungo ma interessante articolo di Jean Louis Ska

 

Dio delle vendette o Dio di misericordia?

(I parte)

 

Jean Louis Ska

 

Esodo 21/8

Il biblista J.L. Ska sottolinea come la violenza faccia parte della nostra realtà. Bisogna tenerne conto. La incontriamo dunque anche nella Sacra Scrittura, in cui cogliamo l’invito a scegliere la misericordia, che permette di trasformare la violenza e l’odio in energia positiva, utile per il bene dell’umanità e del mondo.

In un contesto ove sentiamo di nuovo il suono delle armi, ciò che sembrava scomparso dal nostro mondo occidentale sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è più facile parlare di violenza che non di perdono e di misericordia.
È possibile, oggi, tenere un discorso sul perdono nelle rovine della Striscia di Gaza o nei kibbutzim distrutti il 7 ottobre 2023? O parlare dell’amore dei nemici (Mt 5,44; Lc 6,27) sui campi di battaglia ove si affrontano Ucraini e Russi? Chi andrà a predicare il perdono nei villaggi africani devastati dalla guerriglia? O nelle foreste sudamericane rovinate da un capitalismo selvaggio? È realistico pensare che alla violenza si possa porre fine con mezzi puramente pacifici? Addirittura, il Mahatma Gandhi, il profeta per eccellenza della non-violenza, si è rassegnato ad abbandonare la sua filosofia in alcuni casi: “Quando c’è solo da scegliere tra la vigliaccheria e la violenza, io consiglio la violenza”.
Un altro profeta della non-violenza, Martin Luther King esprime un’idea simile: “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni”. E come fare per combattere l’indifferenza? È un dilemma che il presidente statunitense John F. Kennedy evidenzia benissimo: “Quelli che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche rendono le rivoluzioni violente inevitabili”. Tali riflessioni sembrano, di primo acchito, dare ragione a persone che potremmo caratterizzare come ciniche, ad esempio l’artigiano della celebre rivoluzione cinese, Mao Tse Tung: “Ogni comunista deve afferrare la verità: il potere politico nasce dalla canna di un fucile”. Un pensiero simile è espresso da un altro personaggio poco conosciuto per i suoi sentimenti umanistici, Josif Stalin: “Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta”.
La violenza, dunque, è inevitabile? Abbiamo solo una scelta: cambiare le cose con violenza o rassegnarci a subire la violenza?

Dio può essere complice dell’ingiustizia e della violenza?
Se ci rivolgiamo alla nostra tradizione cristiana e frughiamo nelle Scritture (1), quale risposta possiamo proporre al nostro mondo lacerato da violenze di ogni tipo, alcune molto visibili e altre molto meno, però altrettanto crudeli, brutali e ciniche?
Di primo acchito, troviamo risposte molte diverse, anzi contraddittorie. Inizio l’indagine leggendo alcuni salmi perché sono spesso - ma non sempre - espressioni della pietà popolare.
L’incipit del Salmo 94, ad esempio, può sorprendere chi accomuna il messaggio della Bibbia con l’ideale delle beatitudini:
“Dio delle vendette, o Signore, Dio delle vendette, mostrati nel tuo fulgore! Ergiti, giudice della terra, rendi ai superbi quello che si meritano!”
Concretamente, il salmo chiede a Dio di vendicare i giusti contro i criminali: “Schiacciano il tuo popolo, o SIGNORE, e opprimono la tua eredità. Uccidono la vedova e lo straniero, ammazzano gli orfani” (Sal 94,5-6). È difficile non ammettere che assassinare vedove, orfani e stranieri, le tre categorie classiche di personae miserae, non può che suscitare sdegno e sgomento. Il sangue degli innocenti grida vendetta verso il cielo (cf. Gn 4,10) e non può lasciare indifferenti. Lo stesso salmo afferma che Dio non può non intervenire per ristabilire la giustizia: “Egli farà ricadere su di essi la loro malvagità e li distruggerà per la loro malizia; il SIGNORE, il nostro Dio, li distruggerà” (Sal 94,23).
Dio perdona o distrugge i malvagi? Il salmo mette Dio davanti alle sue responsabilità: “Il trono dell’ingiustizia ti avrà forse come complice? Esso, che trama oppressioni in nome della legge?” (Sal 94,20). Se Dio è il Dio della giustizia, non può tollerare che i malviventi siano impuniti. È quello che afferma, ad esempio, il profeta Naum: “ Il SIGNORE è un Dio geloso e vendicatore; il SIGNORE è vendicatore e pieno di furore; il SIGNORE si vendica dei suoi avversari e serba rancore verso i suoi nemici. Il SIGNORE è lento all’ira ed è molto potente, ma non lascia il colpevole impunito [...]” (Na 1,2-3).
Nel v. 3, il profeta Naum riprende affermazioni presenti nel Salmo 103,8 ribadendo che “Dio è lento all’ira” (2), poi “corregge il tiro” per aggiungere che la bontà del Signore non esclude il castigo dei colpevoli. In definitiva, diversi testi affermano in tutta chiarezza che Dio non lascia gli scellerati impuniti (Na 1,2).
Una sfumatura sarebbe da aggiungere a quello che abbiamo appena visto.
La “vendetta”, il “castigo” appartiene a Dio. Lo asseriscono anche i Salmi che affidano la “vendetta” o la retribuzione a Dio solo. Dt 32,35 è il testo più chiaro in merito: “A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà! Poiché il giorno della sventura è vicino e ciò che li aspetta non tarderà” (3).
Nondimeno, significa che Dio interviene negli affari umani come giudice, e il giudice dovrebbe, per forza, castigare i colpevoli e difendere gli innocenti.
L’unica domanda che rimane è di sapere come si svolge il castigo. Qual è il tipo di intervento divino nel corso degli affari umani? Domanda particolarmente difficile. Prima di rispondere, tuttavia, occorre parlare di altri aspetti problematici della figura divina nell’Antico Testamento.

Un Dio violento?
“Va’, vota allo sterminio quei peccatori degli Amaleciti, e fa’ loro guerra finché siano sterminati” (1 Sam 15,18) (4). Questo è l’ordine dato da Dio a Saul prima di una campagna militare nel sud del paese contro gli Amaleciti, un popolo che ha lasciato un pessimo ricordo per aver attaccato Israele nel deserto poco dopo l’uscita dall’Egitto (Es 17,8-16; cf. Nm 24,20; Dt 25,17-19).
Il racconto di Es 17 si conclude su questa frase: “Il SIGNORE è in guerra contro Amalek di generazione in generazione”. Dio “ha serbato rancore contro i suoi nemici” (Na 1,2) per tutte le generazioni che separano Mosè da Saul. Il Dio di 1Samuele 15 è certamente più vendicativo di quello che incontriamo nel Salmo 103 che recita: [Il SIGNORE] non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre (5). Egli non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe (Sal 103, 9-10).
Il Dio della Bibbia “serba rancore” (Na 1,2) o “non serba la sua ira per sempre” (Sal 103,9)? Non è facile riconciliare Naum con il Salmo 103. Potremmo ribattere che sono casi diversi perché 1Sam 15 parla di un nemico del popolo d’Israele mentre il Salmo 103 parla dei fedeli, dei membri del popolo, però ciò mette in questione l’imparzialità divina e sembra contraddire un’altra affermazione biblica quando dice che Dio “non ha riguardi personali” (5).
Il Dio della Bibbia sembra pertanto usare due pesi e due misure nei suoi giudizi perché non usa gli stessi criteri per il suo popolo e per le altre nazioni.
Ricordiamo in questo contesto la domanda che Abramo rivolge a Dio in Gn 18,25: “Far morire il giusto con l’empio, in modo che il giusto sia trattato come l’empio! Non sia mai! Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?”. La giustizia dovrebbe essere sempre imparziale e, prima di tutte, la giustizia divina. Il giusto è giusto e l’empio è empio, che sia membro del popolo d’Israele o no. “Giustizia e diritto sono la base del tuo trono, bontà e verità emanano dal tuo volto”, dice il Salmo 89,14. Varrebbe solo per il popolo eletto? Il Dio della Bibbia, tuttavia, è anche creatore dell’universo e la giustizia universale è, potremmo dire, una sua prerogativa, come dice il Salmo 96,13: “[Il SIGNORE] viene, viene a giudicare la terra. Egli giudicherà il mondo con giustizia, e i popoli con verità” (cf. 98,9).