Questo è il canone per la celebrazione di oggi, preparato da Maria Grazia Bondesan.
La celebrazione inizierà alle ore 10:00.
Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.
Il link per collegarsi è:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue
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LA SPERANZA NASCE NEL NOSTRO CUORE SE PONIAMO IN DIO LA NOSTRA FIDUCIA
Per la Comunità di Pinerolo, di Via Città di Gap, M.Grazia B. Eucarestia del 21 settembre 2025
G. Raccogliamoci con un momento di silenzio per prepararci a questa celebrazione.
G. Eccoci insieme a lodare e a benedire Dio!
È un suo dono se siamo qui e ci regaliamo questa celebrazione. Stare insieme ci rafforza nella fiducia in Dio e nella nostra amicizia.
Ascoltiamo questa preghiera
Signore,
quella donna africana, che parte per i campi,
con il figlioletto sulla schiena,
anche lei è mia madre!
Quell’uomo dai capelli brizzolati,
che la società respinge perché la sua formazione
è superata a causa del progresso tecnologico,
anche lui è mio padre!
Quei giovani del Medio Oriente,
che rifiutano la logica della violenza
e di una pace garantita solo con le armi,
mentre aspirano ad una pace nella giustizia,
anche loro mi sono fratelli e sorelle!
E quei bambini che incrocio per le strade,
dagli abiti variopinti, all’ultima moda,
o quelli che vedo alla televisione
coperti di stracci è con i piedi nudi,
bambini satolli o dalle mani vuote,
sono tutti i miei bambini!
Aiutami, Signore, ad occuparmi
di questa immensa famiglia umana,
che è la mia famiglia.
Grazie, Signore, perché se sono un po’
il figlio, il fratello, il padre,
di tutte queste persone, di cui non conosco il nome,
Tu, che sei il Padre di tutti,
Tu conosci il nome di ciascuno.
Amen! (Jerome Cottin)
Lettura biblica ESODO da 1,15 a 2,1-10
15 Poi il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l'altra Pua: 16 «Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere». 17 Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d'Egitto e lasciarono vivere i bambini. 18 Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?». 19 Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice, hanno già partorito!». 20 Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte. 21 E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia. 22 Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia».
2, 1 Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. 2 La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. 4 La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. 5 Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. 6 L'aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». 7 La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». 8 «Va'», le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l'ho salvato dalle acque!».
BREVE COMMENTO E RIFLESSIONI COMUNITARIE
Questo racconto che quasi sicuramente di storico non ha quasi niente, serviva per dare a Mosè una nascita speciale come si faceva per altri personaggi importanti. Ma qui non voglio soffermarmi sulla figura di Mosè.
Questi brani li ho letti tantissime volte e mi avevano sempre affascinato, ma questa volta mi sono stupita del fatto che venga dedicato così tanto spazio a delle donne, perché di solito anche le scritture le dimenticano.
Sono presenti: le due levatrici, la mamma di Mosè, sua sorella, la figlia del faraone, le ragazze del suo seguito. Sono un concentrato in così poche righe.
Queste donne agiscono in gruppo: le levatrici vanno a parlare al faraone in coppia, la mamma di Mosè si affida alla figlia per capire dove finisse il cesto con il bambino, la figlia del faraone dà il piccolino ad una balia che non conosceva e di cui si è fidata anche se era ebrea.
Tutte le donne cercano una strategia per opporsi al faraone: le levatrici gli dicono che le donne ebree partoriscono anche senza il loro aiuto, la figlia del faraone, per non far morire di fame il bambino, si affida ad una donna ebrea. Formano una rete per poter realizzare i loro obiettivi.
Cosa può insegnarci questo racconto?
A non disperare , a continuare ad avere fiducia. Perché è proprio questa che in certi momenti può venir meno…
Se abbiamo fiducia, sentiamo nel profondo del nostro cuore che Dio ci aiuterà se i nostri intenti sono per la costruzione del suo Regno qui sulla terra.
Fiducia e Speranza sono due parole sulle quali costruire la nostra vita, ma quanto è difficile…
Come possiamo crearle dentro di noi? Quali strategie ci diamo?
Continuità nella lettura biblica e alla celebrazione dell’Eucarestia anche questo può scoraggiarci… E’ facile mancare qualche volta e poi avere di nuovo la volontà di riprendere.
Nel sociale mi sento chiamata da tanti parti e alla fine non faccio niente di concreto e questo mi fa sentire in colpa e mi scoraggia. Ma poi mi dico che Dio mi ama lo stesso e che pian piano riprenderò le energie.
Una cosa per me è certa che la Comunità è il luogo privilegiato in cui ricevo Speranza e quello in cui mi si ricorda in mille modi di avere fiducia nell’AMORE di Dio.
G. Prepariamoci ora al momento della condivisione del pane e del vino ricordandoci degli insegnamenti di Gesù e della sua prassi di vita:
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso». (Matteo 22,37-39)
MEMORIA DELLA CENA
T. Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Egli era ben con- sapevole della congiura che si stava organizzando contro di lui e il suo cuore faceva i conti con la paura. Voleva lasciare ai suoi amici e alle sue amiche, in quella sera e in quella cena di intimità, qualcosa di più di un ricordo, di un segno. Sulla mensa c’erano pane e vino. Gesù alzò gli occhi al cielo, come spesso faceva nei giorni della sua vita e, dopo aver benedetto il nome santo di Dio, prese il pane, lo spezzò, lo divise dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita. Quando farete questo, lo farete in memoria di me, di ciò che ho fatto e detto”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Questo calice sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato”.
Preghiera di benedizione:
Ancora grazie, o Dio, per la celebrazione di stamattina.
Donaci le energie per capire cosa succede intorno a noi e per non perdere la nostra umanità.
Aiutaci a non chiuderci nel nostro guscio, ma a ricordarci che il cammino verso la vera libertà è difficile, ma non impossibile.
Condivisione del pane
PADRE NOSTRO
PREGHIERE SPONTANEE
G. Terminiamo questa Eucarestia con l’ascolto di questa preghiera:
Quando la notte ci minaccia
Padre,
quando la notte ci minaccia,
che il tuo Spirito ci ricordi la tua presenza.
Quando la paura ci atrofizza,
che la tua pace ci ridia fiducia.
Quando la sofferenza ci sfigura
che la tua forza ci aiuti a sopportarla.
E quando la morte ci distrugge,
che il tuo amore ci ricordi che tu accogli i tuoi.
Donaci, per mezzo del tuo Spirito,
gli sguardi che calmano,
i gesti che accarezzano
le parole che ricostruiscano un legame.
E donaci anche i silenzi che ti lascino
un po' di posto,
il tuo posto nel cuore delle nostre vite.
Amen.
(Serge de Visme)