domenica 29 marzo 2026

don Franco Barbero racconta

Storie, storielle e storiacce

 

4. Dal diaconato ai primi anni da sacerdote (1961-1969)
Pochi mesi dopo l’uscita del sanatorio, nell’aprile del 1961, ho ricevuto l'ordine del diaconato. Ricorderò sempre come il diacono potesse toccare l'ostia e portare la croce, per me era stato un
momento importante.
In seguito sono andato in una casa religiosa per alcuni mesi.
Nel 1963 sono stato ordinato sacerdote.
Da presbitero, il rettore mi ha chiamato per fare il professore alle classi della scuola media nel seminario di Pinerolo, dove mangiavo e avevo una camera per studiare e dormire.
In quel periodo mi è stata assegnata la messa delle 9.30 della domenica in duomo, la più frequentata.
Erano gli anni della guerra del Vietnam e durante una messa avevo ripreso le parole di padre Ernesto Balducci riferite alla parabola evangelica del Buon Samaritano (Luca 10,30-37): “il buon samaritano non va incontro al ferito con le armi”. A differenza dei briganti che armati feriscono, il Samaritano interviene disarmato, con olio e vino, simboli di guarigione e fraternità, con la compassione e la cura, rovesciando la logica della violenza e del
pregiudizio. Si fa “prossimo” curando il ferito e superando le barriere religiose e sociali dell’epoca. Per questo riferimento alle parole di Balducci sono stato rimproverato.
In quel periodo rientrando dal seminario leggevo i cartelli con scritto “qui non si affitta ai meridionali”: erano case di proprietà di cristiani praticanti. Io ne avevo sofferto e ho iniziato a parlarne nelle mie prediche.
Per questa mia posizione i canonici mi hanno tolto la messa in cattedrale, spostandomi nella chiesa San Rocco che allora contava poco.
In seguito ho fatto tre anni di studi in seminario a Torino.
Dal 1967 sono diventato insieme a don Primo (che alcuni anni dopo è morto in un incidente stradale) viceparroco nella chiesa di San Lazzaro a Pinerolo, affiancando il parroco di allora, un prete “all’antica” che aveva fatto edificare la chiesa, in seguito sostituito da don Giorgio Accastelli (non c’era ancora don Mario Polastro che arriverà dopo).
In quel periodo ho fondato alcuni gruppi biblici in parrocchia e nei quartieri più disagiati di Pinerolo, come quello in via Carutti, frequentati da molti ragazzi di strada (tra cui quello che diventerà un caro amico Nico Ferrero, allora tredicenne).

Ricordo che celebravo l’eucarestia in uno scantinato e che un giorno alcuni ragazzi hanno cercato di farmi un brutto scherzo, facendomi
trovare la pipi nel calice al posto del vino. Me ne sono accordo in tempo solo perché il calice era caldo.
Nel 1968 ho organizzato due giorni di ritiro spirituale in collina sopra Asti, ad Altavilla, dove era situata una bellissima struttura dei salesiani. Siamo partiti con un pullman con ragazzi del quartiere di via Carutti e di San Lazzaro. Alcuni ragazzi più grandi durante la notte si sono impossessati di alcune bottiglie di vino, aprendo la
cantina e hanno fatto atti vandalici, usando le balestre affisse ai muri per conficcare le frecce nelle porte e dipingendo baffi le statue del cortile. Ho dovuto pagare per anni i danni causati da questi
ragazzi ai Salesiani.
Il 1969 è stato un anno di grandi lotte operaie a Pineolo. Il 19 novembre 1969 sono stato processato con don Giorgio Accastelli per la grande occupazione della Riv. Siamo stati accusati
infondatamente di occupazione di suolo pubblico, per aver invaso il terreno della fabbrica. E’ stato un evento di risonanza nazionale con un grande corteo di operai mai visto a Pinerolo. A difenderci nel
processo sono stati Paolo Ricca ed Enzo Bianchi, che aveva fondato in quel periodo la comunità di Bose.
In quel periodo a Rivalta era stato aperto un grande stabilimento a cui la Riv di Pinerolo era collegata. Molti degli operai che venivano dal sud erano stato discriminati, non si era pensava né alla loro
casa né alla loro salute.
Nel 1969 con don Giorgio abbiamo dedicato uno spazio all’interno della canonica della parrocchia agli operai che non avevano trovato una dimora.
San lazzaro era diventato un centro di accoglienza di questi uomini del sud, perché solo alcuni trovato sistemazione.