venerdì 27 marzo 2026

da Il Fatto Quotidiano del 05/03/2026

In Iran Trump svela le ipocrisie e mostra il volto del colonialismo

di Gianluca Ferrara


La giustificazione dell’ultima aggressione da parte di Usa e Israele è che l’Iran vorrebbe costruire la bomba atomica, il che è assolutamente falso. Ma anche se fosse vero, Israele non possiede decine di testate atomiche? Inoltre, cosa sarebbe successo se Russia e Iran avessero bombardato la Francia? O se qualche settimana fa Putin avesse rapito e fatto arrestare il cancelliere tedesco come è accaduto con il Venezuela di Maduro?

Trump, paradossalmente, andrebbe ringraziato perché ha fatto cadere la maschera dell’ipocrisia in quanto il colonialismo non si è mai arrestato. Ora cosa diranno i vari cantori della litania “c’è un Paese aggressore e uno aggredito”? Questa guerra è preoccupante perché rischia di degenerare in maniera imprevedibile. L’Iran combatterà una guerra esistenziale, da anni il regime è consapevole che ci sarebbe stato questo attacco e ha armi in grado di colpire in profondità. Quando Mosca ha invaso Kiev abbiamo assistito a un’abnorme mobilitazione dell’occidente, sanzioni, condanne, richiami all’ordine basato sulle regole, invio di ingenti sistemi d’arma. Oggi quale sarà la reazione di fronte a un’azione militare contro l’Iran? Dinanzi all’ennesima violazione del diritto internazionale? Se la griglia interpretativa cambia a seconda dell’attore coinvolto, allora non siamo più nel campo del diritto internazionale ma in quello della sudditanza. E in Italia abbiamo troppi politici, intellettuali e giornalisti intellettualmente disonesti,

inclini a adottare questa postura. Se analizziamo cosa è successo negli ultimi anni, appare uno schema, la guerra per procura in Ucraina contro la Russia, il rapimento del presidente del Venezuela, ora l’Iran. Tutti Paesi dei Brics. Il punto è che gli Usa non accettano un mondo multipolare e il rischio non è soltanto una guerra in Medio Oriente. Il rischio è un effetto domino. Instabilità energetica globale e pressione crescente in particolare nel Mar cinese meridionale, il tutto in un clima di polarizzazione strutturale.

Siamo di fronte a una competizione per il controllo delle risorse, delle rotte commerciali, dell’architettura finanziaria internazionale e dell’innovazione tecnologica. Ridurre tutto a una contrapposizione tra democrazia e oscurantismo significa semplificare una realtà purtroppo molto più complessa.