domenica 22 marzo 2026

da Il Manifesto del 17/03/2026

Guerre e crisi energetica: 

<<Aumenteranno i poveri>>

di Luciana Cimino


Le associazioni che si occupano di povertà lanciano l’allarme al governo: l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione, dovuti alla guerra nel Golfo, rischiano di far crescere il numero dei vulnerabili in Europa e in Italia. Secondo il Cilap (Collegamento italiano per la lotta alla povertà) il conflitto potrebbe avere impatti nefasti su 18 milioni di persone a rischio povertà nell’Unione Europea, di cui 4 milioni in più in Italia, rispetto agli attuali 13,5 milioni già a rischio.

«La crisi aperta da Trump e Netanyahu non è solo geopolitica, è una crisi sociale che sta per abbattersi sulle persone più fragili e che si aggiunge a un’altra crisi, quella energetica», ha spiegato Nicoletta Teodosi, presidente Cilap Eapn Italia. «Prima ancora che il conflitto iniziasse, la situazione europea era già preoccupante», segnala l’associazione. Secondo Eurostat, nel 2024 il 9,2% della popolazione dell’Ue europea non riusciva a riscaldare adeguatamente la propria casa, in Italia l’8,6%. Secondo l’Osservatorio italiano povertà energetica si tratta di 2,4 milioni di famiglie, il livello più alto mai toccato dall’inizio delle serie storiche.

«Su questo quadro già fragile, la guerra si abbatte come uno shock energetico diretto – dice ancora Teodosi – che colpisce i poveri due volte: spendono una quota proporzionalmente molto più alta del proprio reddito in energia e cibo, hanno riserve minime o nulle per assorbire i rincari». I prezzi spot del gas in Europa «hanno raggiunto i 45/60 euro per megawatt all’ora nei primi giorni della crisi energetica. Un’eventuale interruzione dei flussi energetici dal Golfo potrebbe mantenere i prezzi su livelli simili per diversi mesi, a seconda della durata del conflitto» nota il Cilap. Se il conflitto dovesse mantenere il prezzo del Brent stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, «l’inflazione nell’area euro potrebbe tornare sopra il 3% quest’anno. E per l’Italia il rischio è ancora maggiore: fino a circa un punto percentuale in più rispetto alle previsioni precedenti al conflitto a causa della forte dipendenza energetica dall’estero e del peso del gas nel sistema energetico».

Inoltre, sottolinea l’associazione, «c’è un secondo canale, meno visibile ma altrettanto devastante: lo spostamento delle risorse pubbliche verso la spesa militare. Ogni euro destinato agli armamenti è un euro sottratto ai servizi sociali, alla sanità territoriale, ai centri per l’impiego, alle politiche di contrasto alla povertà». Per questo il Cilap chiede con urgenza ai governi europei, e a quello italiano in particolare, di adottare «misure immediate e strutturali a tutela delle famiglie vulnerabili». Tra queste, l’estensione e rafforzamento dei bonus energetici con procedure di accesso semplificate, che non penalizzino chi ha meno strumenti digitali; il blocco degli aumenti tariffari per le utenze domestiche delle famiglie in povertà assoluta; la tutela esplicita dei fondi per il contrasto alla deprivazione materiale da qualsiasi taglio legato all’aumento delle spese militari; un piano europeo coordinato di sostegno ai redditi più bassi, che non lasci soli i paesi (come Italia, Grecia, Portogallo, Bulgaria) strutturalmente più esposti agli shock energetici.

«La guerra presenta sempre il conto. In Europa a pagarlo per primi sono i più poveri. Non lo accettiamo come inevitabile», il commento finale di Teodosi.