domenica 5 aprile 2026

da Domani del 30/03/2026

Dal Polo Sud al sito di Rimae Bode

Usa e Cina corrono verso la Luna

di Luigi Bignami


Un primo sbarco vicino all’equatore non escluderebbe future missioni verso il polo sud. La Cina prevede infatti di esplorare quella regione con le missioni robotiche Chang’e-7 e Chang’e-8, previste nella seconda metà del decennio.


Nella nuova competizione spaziale tra Stati Uniti e Cina per riportare esseri umani sulla Luna, la regione più ambita è senza dubbio il Polo Sud lunare. Questa area è considerata strategica perché potrebbe offrire risorse preziose per future basi permanenti: nei crateri permanentemente in ombra si ritiene sia presente ghiaccio d’acqua, mentre i bordi di questi stessi crateri ricevono luce solare quasi continua, ideale per produrre energia con pannelli fotovoltaici. 

A dominare la zona è il bacino Polo Sud-Aitken, la più grande e antica struttura d’impatto della Luna. Situato sul lato nascosto, è protetto dal “rumore radio” proveniente dalla Terra e quindi rappresenta anche un sito eccezionale per installare radiotelescopi estremamente sensibili destinati allo studio dell’universo primordiale.

Tuttavia il Polo Sud lunare presenta anche notevoli difficoltà operative. L’area è complessa da raggiungere rispetto alle regioni equatoriali e il terreno, caratterizzato da crateri profondi e rilievi accidentati, rende gli atterraggi più rischiosi. Inoltre il nascosto lato della Luna non ha linea di vista diretta con la Terra: senza satelliti ripetitori in orbita, le comunicazioni diventano impossibili. Nonostante queste difficoltà, la Nasa ha selezionato nove possibili siti di atterraggio in quest’area nell’ambito del programma Artemis, con l’obiettivo di far tornare gli astronauti sulla superficie lunare verso la fine del decennio.

La Cina per altra strada

La Cina sembra però seguire una strategia iniziale diversa. Uno studio pubblicato su Nature Astronomy suggerisce infatti che Pechino potrebbe scegliere per il primo sbarco umano un luogo molto più semplice da raggiungere: una zona vicino all'equatore, sul lato visibile della Luna. L'obiettivo cinese è ambizioso: portare astronauti sulla superficie lunare entro il 2030. Analizzando i dati provenienti da missioni lunari statunitensi, cinesi, indiane e giapponesi - insieme alle osservazioni storiche del radiotelescopio di Arecibo - i ricercatori indicano come candidato ideale Rimae Bode, una regione relativamente pianeggiante situata poco a nord dell'equatore lunare. La sua posizione offre diversi vantaggi: più regolare e sicuro per l'atterraggio, illuminazione solare abbondante durante il giorno lunare e comunicazioni dirette con la terra senza necessità di relè satellitari. Rimae Bode era già stata presa in considerazione come possibile destinazione per gli astronauti americani negli anni 60.

Ideale per la scienza

Dal punto di vista geologico, la regione è particolarmente ricca. Si trova tra il Mare Vaporum, una pianura basaltica formata da antiche colate laviche scure, e gli altopiani centrali della luna, più chiari e molto più antichi. Questa combinazione di ambienti diversi rende l’area un vero laboratorio naturale per lo studio dell'evoluzione lunare.