da Il Manifesto del 03/04/2026
Gaza tra raid e cortei per i prigionieri
di Chiara Cruciati
«Gaza la scorsa notte…non è stata una notte qualsiasi, è stato un test di resistenza e di sopravvivenza. Le esplosioni hanno squarciato il silenzio, scuotendo le case fin dalle fondamenta. I bambini si sono aggrappati impauriti alle madri, mentre i pazienti negli ospedali pregavano che l’elettricità durasse ancora un po’… La notte scorsa non è stata un evento passeggero: è stata un’ulteriore testimonianza della sofferenza di un popolo in cerca di sicurezza tra oscurità e fumo».
È il messaggio pubblicato su X dal dottor Hamza Alsharif, anestesista all’European Hospital di Gaza. Racconta della notte tra mercoledì e giovedì: l’esercito israeliano ha confermato che la tregua non esiste. Bombe dal cielo, bulldozer a demolire altre case, colpi di artiglieria e carri armati in avanzata da est verso ovest ad ampliare la «linea gialla», confine unilaterale con cui Israele ha tagliato via il 53% della Striscia. Una donna è stata uccisa ad al-Maghazi, un uomo a Khan Younis, dove altre tre persone (tra cui un bambino) sono rimaste ferite.
La mattina dopo Gaza si è messa in fila davanti ai pochi centri di distribuzione degli aiuti ancora aperti: la chiusura dei valichi, quasi totale, non permette sollievo. Tanti altri palestinesi si sono messi in marcia, in cortei tra i vicoli in macerie di Jabaliya e le strade di Gaza City, in solidarietà con i prigionieri politici e contro la nuova legge israeliana sulla pena di morte, a dimostrazione che – nonostante il genocidio e la sua quotidianità di privazione – si alza ancora la voce.
Dal 7 ottobre 2023 l’esercito israeliano ha ucciso 72.300 palestinesi a Gaza, un bilancio sottostimato: mancano al conto migliaia di dispersi sotto le macerie e le fosse comuni e i morti per cause «indirette» (fame, freddo, malattie). Dall’11 ottobre, inizio della «tregua», Israele ha ucciso 713 palestinesi e ne ha feriti 2mila. Altri 756 corpi sono stati recuperati dalla protezione civile.