giovedì 9 aprile 2026

 da Il Manifesto del 07/04/2026

VOLI CANCELLATI E PRENOTAZIONI FERME, STAGIONE A RISCHIO

TURISMO, SCATTA L’ALLARME ROSSO NEL SETTORE SU CUI PUNTAVA LA DESTRA

di Alex Giuzio

 

L’Italia potrebbe rimanere non solo senza gas ma anche senza turisti. La scarsità di carburante dovuta al conflitto in Iran ha provocato tagli ai rifornimenti negli aeroporti, ai voli internazionali e ai tour crocieristici, allarmando l’industria delle vacanze. La stagione prende il via proprio quando esplode la crisi.

Gli aerei vengono alimentati col cherosene e le grandi navi con olio combustibile pesante (un residuo del petrolio) o metano liquido. Carburanti che arrivano in grande quantità dai paesi del Golfo perciò nelle 5 settimane dall’inizio del conflitto il loro prezzo è più che raddoppiato e le forniture si sono bloccate per la chiusura dello stretto di Hormuz. In Europa, che importa il 30% del carburante per i voli secondo l’Associazione internazionale del trasporto aereo, le compagnie hanno aumentato i prezzi dei biglietti e cancellato le tratte diventate troppo costose. Air France ha introdotto un supplemento di 50 euro a biglietto, Volotea ha annullato alcuni voli in programma per aprile. Ieri l’aeroporto di Brindisi è rimasto senza carburante per i vettori privati e fino a giovedì Air Bp, uno dei principali operatori di carburante per l’aviazione, contingenterà i rifornimenti negli scali di Bologna, Linate, Treviso e Venezia per i voli inferiori alle tre ore. Anche a Reggio Calabria e Pescara il cherosene sta finendo. Ryanair ha affermato che gli approvvigionamenti sono garantiti solo fino a maggio.

Per ora il commissario Ue per l’energia Jørgensen si è limitato a invitare i cittadini a usare il meno possibile l’auto e l’aereo ma, se il conflitto dovesse protrarsi, non vanno escluse misure restrittive per ridurre gli spostamenti non necessari, analoghe a quelle anti-covid del 2020 che colpirono soprattutto il turismo. In questo caso il momento critico è alle porte dell’estate, la priorità non è limitare i contagi bensì i consumi di un’industria molto energivora. Per esempio, una grande nave da crociera brucia tra le 180 e le 250 tonnellate di metano liquefatto al giorno, quanto una piccola città.

Enit stima che il turismo in Italia valga 237 miliardi di euro, il 10% del Pil. La spesa turistica è generata per 124,6 miliardi dagli italiani e per 60,4 miliardi dagli stranieri, che lo scorso anno hanno superato i 104 milioni. Di questi, 18,9 milioni sono arrivati in aereo e rappresentano il bacino che potrebbe venire a mancare per le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Il 15% proviene dal Regno Unito, l’11% dagli Usa e il 9% dalla Germania. Ma le ripercussioni potrebbero riguardare anche il turismo interno: già lo scorso anno il caro vita ha portato molti italiani a rinunciare alle vacanze al mare e oggi lo scenario è ancora più critico.

Le prime avvisaglie si sono già viste a Pasqua, col diesel oltre i 2 euro al litro. Un’indagine del Centro studi turistici di Firenze, condotta per Assoturismo-Confesercenti, ha registrato un calo di presenze dell’1,3% rispetto all’anno precedente, pari a 200mila pernottamenti in meno. «Il conflitto in Medio Oriente inizia a far sentire i propri effetti sul turismo italiano», ammette il presidente di Assoturismo, Vittorio Messina.

«Cancellazioni di voli intercontinentali, aumenti delle tariffe aeree, revoca delle prenotazioni e percezione di insicurezza scoraggiano le partenze». Nemmeno le polizze bastano perché molto care (fino all’8% del costo dell’intera vacanza secondo il Codacons) e non coprono tutti i rischi legati alla mancanza di carburante.

Il governo sembra impreparato a fronteggiare i guai di un settore su cui ha puntato per far salire il Pil, nonostante si tratti di un’economia precaria. Nel turismo come per il gas e il petrolio, l’Italia dipende da una fonte esterna che può venire a mancare da un giorno all’altro per motivi imprevedibili e incontrollabili come le guerre. Per raccattare nuove forniture di gas Meloni ha improvvisato un viaggio nel Golfo. Per far arrivare più vacanzieri non basteranno le campagne promozionali e i tagli alle accise sui carburanti. L’ex ministra Santanchè era in prima linea a negare le conseguenze negative dell’overtourism, ora il governo potrebbe trovarsi a gestire il problema contrario.



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