da Il Manifesto del 12/04/2026
<<Cuba sì, Yankee no>>: a Roma sfilano in migliaia per l’isola
<<Cuba sì, Yankee no>>. <<Cuba è la speranza di un mondo diverso, per questo oggi viene attaccata e per questo continueremo a essere nelle piazze con la Federazione sindacale mondiale che domani manifesterà in tutto il mondo>>, annuncia Guido Lutrario dell’esecutivo Usb. Alla testa del corteo, a leggere lo striscione <<Cuba si difende, non si vende e non si arrende>>, ci sono anche le associazioni palestinesi, protagoniste delle mobilitazioni dell’autunno. <<A Gaza come a Cuba si strangola un popolo e lo si affama, e il prezzo più alto lo pagano donne, bambini e anziani. Serve una presa di posizione chiara da parte del governo e che la questione entri decisa nell’agenda del centrosinistra ancora troppo timido>>, dice Maya Issa, presidente del Movimento studenti palestinesi.
Insieme ad alcune bandiere di Avs, in cima al corteo c’è anche Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 stelle. A metà della manifestazione deve scappare alla stazione per prendere un treno per Napoli: <<Scusatemi, ma devo incontrare la nuova Flotilla in partenza per Gaza>>, spiega. Un convoglio di solidarietà è appena tornato anche da Cuba, coordinato dalla campagna <<Let Cuba Breathe>>, le cui magliette si vedono sparse per tutto il corteo. <<Dopo il primo convoglio, proseguiremo con una nuova partenza tra dieci giorni per portare aiuti solidali, chiedere la fine dell’assedio e ribadire che ogni popolo, da Cuba alla Palestina, ha diritto all’autodeterminazione>>, dice Roberto Forte, portavoce della campagna. Nel primo viaggio, raccontano dal camion, hanno visto gli effetti dello strangolamento statunitense: <<91mila persone in attesa per un’operazione, di cui 11mila bambini oncologici che non possono essere operati perché manca l’energia elettrica>>.
Mentre sta sfilando su viale Aventino la manifestazione si ferma per un attimo. <<Abajo el imperialismo, abajo el bloqeo>> gridano i manifestanti. Dal balcone dell’ambasciata cubana che si trova lì di fronte escono decine di persone sventolando le bandiere dell’isola e del movimento <<26 luglio>>. Scattano saluti e cori di incitamento da entrambe le parti che si protraggono per alcuni minuti. <<Sono arrivata in Italia vent’anni fa con una borsa di studio, ora vivo a Padova ma continuo a tornare a Cuba almeno due volte l’anno>> racconta Sara, originaria dell’isola. <<Grazie alla rivoluzione ho avuto un’educazione che probabilmente non avrei potuto avere in qualsiasi altro paese, per cui sono molto legata a Cuba: non importa se sarà senza luce o senz’acqua, non è la prima volta che siamo in difficoltà, è quasi un’abitudine. L’embargo è peggiorato ma non è mai passato, solo che adesso le persone si sono risvegliate>> conclude.