da Il Manifesto del 21/04/2026
TERRA RIMOSSA
Colonie «riattivate» e basi militari:
Israele mangia altra terra
di Eliana Riva
Il ministro Smotrich inaugura la rinascita di Sa-nur in Cisgiordania mentre l’esercito espande le installazioni militari in tutta la striscia.
Dal momento del suo insediamento, il sesto governo Netanyahu lavora alacremente e senza sosta per cancellare ogni tipo di accordo raggiunto in passato con le parti palestinesi e i negoziatori. Nel marzo 2023 la Knesset ha approvato l’emendamento che revoca l’obbligo di disimpegno nel nord della Cisgiordania occupata. Da allora il governo considera legittimo il ritorno dei coloni in aree evacuate nel 2005, quando il piano originario portò allo smantellamento degli insediamenti a Gaza e nel quadrante settentrionale cisgiordano.
IERI MINISTRI, parlamentati, leader dei coloni e dei movimenti hanno guidato 16 famiglie israeliane verso l’usurpazione di nuova terra palestinese. Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, un colono nazionalista teocratico, ha partecipato in prima fila al trasferimento illegale di popolazione a sud di Jenin, nell’insediamento di Sa-Nur.
«Siamo tornati a casa», ha dichiarato il leader di Sionismo religioso, sorvolando sul fatto che la colonia di Sa-Nur è stata fondata solo nel 1980 e sgomberata circa venti anni dopo. A dicembre le autorità di Tel Aviv hanno espropriato 500mila metri quadri di terra privata palestinese per costruire sei chilometri di tangenziale – riservata ai coloni – che collega Israele a Sa-Nur.
«Celebriamo oggi una correzione storica all’espulsione criminale e uccidiamo l’idea di uno stato palestinese», ha commentato Smotrich mentre tagliava il nastro inaugurale insieme al ministro della difesa Israel Katz. Quest’ultimo ha colto l’occasione per tornare a promettere il riconoscimento di 140 avamposti agricoli stabiliti in Cisgiordania. La «legalizzazione» delle colonie da parte del governo non ha nessun valore per il diritto internazionale: tutti gli insediamenti israeliani in terra palestinese sono e restano illegali. L’Onu ne ha più volte domandato l’immediato smantellamento ma l’invasione israeliana invece cresce e si allarga a un ritmo mai visto dal 1967, accompagnata dall’esproprio violento di terra, dall’espulsione forzata, dalla pulizia etnica.
E non si tratta solo della Cisgiordania. Gli emendamenti al piano di disimpegno servono anche ad aprire la strada all’occupazione permanente di Gaza. «Gaza City e i campi centrali devono essere conquistati, deve essere istituita un’amministrazione militare e gli insediamenti devono essere stabiliti in tutta la Striscia», ha incitato Smotrich, invitando il primo ministro Benyamin Netanyahu a ordinare all’esercito di prepararsi per la «piena occupazione» di Gaza.
Ma i militari non hanno certo bisogno di farsi pregare e, come dimostrano le immagini satellitari di Planet Lab e Sentinel Hub, le installazioni si espandono in tutta la Striscia, soprattutto nell’area di Rafah. Fortificazioni permanenti che si allargano fino ad arrivare ai campi profughi centrali e collegate da strade asfaltate.
HAMAS HA DICHIARATO che occupazione, limitazioni israeliane all’ingresso degli aiuti, omicidi e bombardamenti rappresentano una violazione della fase 1 e un freno all’avanzamento degli accordi di cessate il fuoco. Sono trascorsi ormai più di tre mesi da quando la Casa bianca ha annunciato l’avvio della fase 2 prevista dal piano del presidente Usa Trump, ma da allora nulla è cambiato.
I colloqui tra Hamas, i negoziatori egiziani e i rappresentanti del cosiddetto Board of Peace sono in stallo. Dopo gli ultimi incontri di sabato, il gruppo palestinese ha nuovamente respinto la proposta di disarmo presentata dall’organismo presieduto da Trump.
Diverse fonti interne la descrivono come una «trappola», pensata per scatenare una guerra civile a Gaza. Deporre le armi significherebbe per Hamas rimanere indifesa non solo di fronte a Israele, ma anche rispetto alle milizie e alle bande criminali palestinesi sotto il controllo di Tel Aviv. Domenica il gruppo ha dichiarato di essere disposto a disarmare in cambio di garanzie sul ritiro israeliano, di un allentamento dell’assedio, dell’accordo sul passaggio di governo all’ente tecnocratico palestinese e della fine dei bombardamenti.
MA GLI ATTACCHI israeliani non si fermano. Ieri diverse persone sono rimaste ferite nel nord, alcune in maniera critica, e oggi Tel Aviv premierà un riservista denunciato alla Corte penale internazionale per crimini di guerra. Avraham Zarbiv ha distrutto centinaia di edifici civili e case a Gaza, vantandosi in decine di video di «appiattire» la Striscia, accompagnando i filmati con frasi come «Non vi resterà nulla» o «Vi raderemo al suolo e vi distruggeremo». Zarbiv porterà la fiaccola alla cerimonia del «Giorno dell’indipendenza», considerata una delle massime onorificenze del Paese.
Sempre oggi le autorità consegneranno il Premio Israele a Oren Gunders, che con la sua organizzazione è impegnata a far nascere bambini attraverso prelievi di sperma effettuati su soldati israeliani morti in guerra. Gunders si considera la «nonna» di 38 neonati già concepiti attraverso il programma e si promette di far crescere la sua impresa di procreazione.