venerdì 24 aprile 2026

da Tempi di Fraternità di Aprile 2026 

RAFFAELE NOGARO VESCOVO MILITANTE

di Vera Mocella

 

Ci sono uomini, esistono anime che tagliano il velo della notte, come lampade che risplendono nell’oscurità, come comete che indicano la rotta. Ci sono morti che lasciano intravedere la Vita, la Vita vera, perché la loro stessa esistenza è stata intessuta di quella Verità e di quella stessa Vita.

La morte del vescovo casertano Raffaele Nogaro, strenuo difensore dei deboli e degli oppressi, il 6 gennaio 2026, in un giorno fortemente simbolico, ha la stessa soavità e leggerezza di quell'arrivo dei Magi da Gesù Bambino, di quell'epifania, di quella rivelazione che solo i piccoli comprendono. Accade così solo a chi sceglie di seguire la via del Vangelo, e di caricarsi del "giogo dolce" di cui parla Gesù, di chi diventa, quasi senza accorgersene, lampada posta sul moggio, per "far luce a tutti quelli che sono nella casa", come afferma Gesù.

Raffaele Nogaro, nato a Gradisca, frazione di Sedegliano, in provincia di Udine, ha svolto il suo ministero episcopale quasi interamente in Campania, che lui chiamava, non senza tenerezza: «la mia terra». Nominato vescovo di Sessa Aurunca, da Giovanni Paolo II, nel 1982, otto anni dopo, arrivò alla guida della diocesi di

Caserta. È lì che Nogaro ha vissuto per il resto della sua vita. In entrambe le diocesi che ha guidato, la voce del vescovo si è alzata indomita contro la camorra, che in quegli anni sparava, si ingrossava e produceva quel disastro ambientale, che tristemente conosciamo come "terra dei fuochi".

Il vescovo non ha mai esitato a denunciare gli abusi, le ingiustizie, i soprusi, ad ergersi contro il dilagare della criminalità organizzata, che ruba i sogni dei giovani, li priva del loro futuro e delle loro speranze, animato da un autentico slancio profetico, che era soprattutto sete di giustizia e desiderio, profondo ed appassionato, di bene. Di questa terra martoriata e assetata di giustizia, Nogaro è divenuto sentinella instancabile, aspettando l'alba, l'irrompere della luce, anche quando la notte era spessa ed opaca. Non ha fatto sconti a nessuno, perché la verità non media, non si piega a compromessi, non si prostra, servilmente, al potere e al male.

Come scrive Alex Corlazzoni sul Fatto Quotidiano (8 gennaio 2026): «Se a Sessa Aurunca aveva dormito assieme agli operai che occupavano le fabbriche per difendere il proprio posto di lavoro, e aveva aperto diverse case accoglienza per i migranti, a Caserta aveva denunciato senza se e senza ma, la criminalità organizzata, rischiando in prima persona. Per capire, basta leggere il libro-intervista con Orazio La Rocca: Ero straniero e mi avete accolto. Il Vangelo a Caserta: "Quando arrivò a Caserta cominciò a parlare di camorra. Fedeli e politici tremavano e suoi colleghi sacerdoti gli chiedevano: 'Non parli di camorra, monsignore. Perché offendere questa terra? Perché offendere questa gente?'". Una vita militante, senza mai abbassare la testa di fronte ai politici: nel 2001, criticò duramente l'approvazione dell'intervento militare italiano in Afghanistan, rimproverando i cattolici favorevoli. Due anni più tardi, all'indomani dell'attentato alla base italiana dei carabinieri a Nassirya, in Iraq, costato la vita a 17 militari e due civili, Nogaro invitò a evitare la retorica dell'eroismo, definendo poi la replica polemica dell'allora ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, come una "ignobile strumentalizzazione"».

Una vita in cui la sua voce ha spesso tuonato contro il fariseismo imperante, le scelte di comodo, le verità preconfezionate ed ipocrite. Sempre attento agli ultimi, a chi soffre, ai dimenticati della storia, ai piccoli del mondo, incarnando quello spirito profetico che è scomodo al mondo, ma amato da quel Gesù che, su un monte alto, che è il monte delle nostre solitudini e del nostro dolore, ha detto: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi, rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli. Allo stesso modo, infatti, hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Matteo 5, 3-8), rifuggendo da quel cristianesimo edulcorato, che rende anestetizzati di fronte al dolore del mondo, alle sofferenze dei fratelli.