lunedì 13 aprile 2026

 Ricordando EMMA SCHIERANO morta il 5 luglio 1991

O DIO,  LE  NOSTRE  MANI  NELLE  TUE  MANI

 

Le nostre mani nelle tue mani

Ora, Signore della parola e dello spazio,

hai ascoltato il canto dei nostri pensieri

e il borbottio delle emozioni che dimorano

nei nostri cuori.

Tu sai lo spazio che corre

tra l'impulso del cuore e la mano che agisce,

tra il sorriso che abbraccia e il braccio che allontana,

tra la mente che ama e il corpo che rifiuta,

e tra la bugia che devasta un rapporto

e la bugia che allevia il dolore.

 

Hai insegnato alla madre il fremito del seno

di fronte al grido affamato del suo bambino,

ma le hai lasciato la difficoltà dell'intendere

i suoni senza parola della sua bocca.

Hai insegnato all'uomo le emozioni del corpo

di fronte alla compagna in attesa,

Ma gli hai lasciato la difficoltà del comprendere

i colori della sua vita governata da ritmi diversi.

Hai insegnato ai nostri padri e alle nostre madri

e poi anche a noi,

il calore e la pace del cuore di fronte all'amico,

ma ci lasci la difficoltà del vivere in modo arricchente

il disagio che si crea in piazza e in casa.

 

Signore del tempo,

hai creato il nostro mondo per sei giorni

e ad ogni azione creativa

Ti riempivi di emozione profonda,

Ma Ti sei riservato un giorno

il settimo giorno, per ricomporre in armonia

il Tuo tempo con gli spazi della creazione:

Ti sei fermato, seduto a tuo agio

affinché affinché il tempo Ti abitasse

e fosse abitato dalla Tua presenza,

così che il Tuo vento potesse profumare

l'angolo più lontano della tua creazione,

e ricordarle le Tue emozioni.

 

Come il piede aumenta la corsa

giù per il pendio,

fino a perdere il controllo del ritmo dei passi,

illuso di muoversi più veloce della terra;

così sono i nostri giorni,

tesi alla conquista di spazi sempre nuovi,

dimentichi di chi già li abita

mentre noi ci illudiamo di imprigionare il tempo

nel ritmo vorace delle nostre cose.

 

Padre Buono, aiutaci a comprendere,

nel tempo che abita i nostri giorni contati,

il disagio causato dal diverso da noi;

Aiutaci a vedere, negli spazi delle nostre attività,

i fiori di solidarietà non coltivati da noi; 

Insegnaci a fermarci,

a sederci a nostro agio

per ricordarci di Te, nostro Signore,

ogni settimo giorno:

affinché nei sei giorni che rimangono

riusciamo a vedere nell'azione

delle nostre mani

lo spazio delle Tue mani che sorreggono.

Franco Barbero e Paolo Barral

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Paolo Barral, Fuori del mondo non c'è salvezza , Edizioni Quale vita 1991, Pag. 12