da Il Fatto Quotidiano del 03/05/2026
Il governo Meloni tace
Ma la nave era italiana
di Vincenzo Bisbiglia e Luca De Carolis
La bandiera italiana su quella barca assaltata dalla Marina israeliana valeva come una legge, violata. E così gli imbarazzi di governo di fronte all’atto di pirateria fanno doppiamente rumore. Fragoroso, nel sabato in cui il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, protesta contro “l’arresto illegale dell’attivista ispano-palestinese Saif Abukeshek”, per poi convocare l’incaricato di affari di Israele a Madrid (il massimo rappresentante di Tel Aviv, dopo il ritiro reciproco degli ambasciatori dei due Paesi). Ecco perché ieri in mattinata una delegazione della Flotilla italiana si ritrova in presidio davanti alla Farnesina, la sede del ministero degli Esteri a Roma, con la portavoce Maria Elena Delia che scandisce: “Siamo qui per chiedere che anche l’Italia intervenga per far rilasciare Thiago Avila (attivista brasiliano, ndr) e Saif Abukeshek, trattenuti dalla marina israeliana. Sono stati prelevati da una barca che batteva bandiera italiana e quindi per il diritto marittimo è come se fossero stati prelevati dal territorio italiano: un ulteriore crimine. Per questo i nostri legali hanno presentato un esposto alla Procura di Roma”. Così la legale Tatiana Montella racconta ragioni e necessità del ricorso.
L’ESPOSTO urgente depositato il 1° maggio, difficilmente sarà valutato dai pm capitolini prima di domani. Nell’atto si chiede “il sequestro preventivo del natante israeliano su cui si trovano” Avila e Abu Keshek, “al fine di interrompere il sequestro in atto e di prevenire il rischio che subiscano trattamenti inumani”. Il problema vero è che Abukeshek, in quanto palestinese, in carcere in Israele rischia la pena di morte, come ricordato ieri in conferenza stampa. Il rischio deriva dalla legge approvata a marzo dal governo di Benjamin Netanyahu che estende l’impiccagione ai palestinesi accusati di terrorismo. Che poi è l’accusa – i legami con Hamas – con cui Israele ha dichiarato di aver arrestato i due attivisti della Flotilla.
Il tema però è di competenza della Farnesina. Il nodo giuridico nel perimetro dei pm è che la nave su cui erano gli attivisti aveva bandiera italiana. Il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti hanno già un fascicolo aperto a seguito dei fatti del 1° ottobre 2025 che riguardano la prima Flotilla. Lì si indaga per tortura, rapina e sequestro di persona e a breve sarà inviata la rogatoria in Israele per individuare i responsabili (improbabile che Tel Aviv risponda). In questo caso i fatti sono differenti e la Procura valuta l’apertura di un fascicolo a parte. La violazione è ancora più palese, con l’abbordaggio della “Eros 1” in acque internazionali a centinaia di miglia dalla costa israeliana, senza avvertire Roma. Un atto contrario a qualunque trattato internazionale. E in particolare – specificano i legali – all’articolo 4 del codice della navigazione, “che prevede come la nave in acque internazionali sia soggetta alla giurisdizione esclusiva dello Stato di bandiera”. Non solo. Oltre ad Avila e Abukeshek, sono stati picchiati altri attivisti, anche italiani. Una parte avrebbe opposto resistenza passiva, subendo “trattamenti violenti e disumani” (documentati dalle foto esposte in conferenza) con 34 di loro che, una volta a terra, sono finiti in ospedale. C’è quindi il ruolo della Grecia. Nell’esposto è spiegato come “dopo circa 36 ore di navigazione in stato di detenzione, tutti gli attivisti venivano trasferiti su una pilotina della guardia costiera greca”. Per la prima inchiesta, la Procura non aveva inviato una rogatoria ad Atene per l’attacco con i droni, sempre al largo di Creta. Ma stavolta le cose appaiono diverse.
L’ultima mossa legale che potrebbe smuovere il governo è il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in cui i legali della Flotilla chiedono ai giudici Ue di “indicare al governo italiano (...) misure urgenti per garantire l’immediata localizzazione” di Avila e Keshek”. Se arrivassero in tempi brevi, l’Italia non potrebbe esimersi dal prendere posizione. Nell’attesa, le opposizioni – ieri assenti alla conferenza stampa, dove c’era Articolo 21 – premono sul governo, perché “sono state violate le più elementari regole del diritto” come rimarca Arturo Scotto (Pd). Un altro dem, Francesco Boccia, annuncia: “Nella prossima capigruppo in Senato chiederemo che la mozione dei progressisti sia portata subito in aula. L’Italia non può continuare con ambiguità e formule prudenti”. E di “ipocrisia del governo” parla il M5S. Ieri ai parlamentari che hanno contattato il ministero è stato risposto che la Farnesina “sta monitorando” la situazione. Senza dire parole, in pubblico.