da Il Fatto Quotidiano del 14/05/2026
Flotilla, oggi si salpa: le 54 barche subito a rischio abbordaggio
di Alessandro Mantovani
“No, non posso, il governo norvegese non è quello spagnolo, sono palestinese e rischierei troppo” allarga le braccia Susan Abdullah, insegnante e traduttrice, riparata in Norvegia da Gaza e oggi membro dello Steering Committee della Flotilla. È appena finita la conferenza stampa, oggi si parte. L’ha coordinata un’altra giovane donna del direttivo mondiale, Sümeyra Akdeniz Ordu, anche lei insegnante ma turca e con passaporto tedesco, che in questi giorni a Marmaris, Turchia, ha gestito con grande abilità i rapporti fra la Flotilla, le autorità locali e l’assai composita, potente e ingombrante delegazione nazionale. Lei sale a bordo: “Sarò sulla barca dei medici, la Family”, che poi è una barca reduce dalla missione del settembre scorso, quando ospitava il direttivo. Colpita dal primo attacco dei droni incendiari in Tunisia, si era fermata a Creta e ora i turchi della Flotilla l’hanno riparata.
ERANO SOPRATTUTTO donne a parlare ai giornalisti, nemmeno un bianco europeo. Imane al-makhloufi, pediatra marocchina, rappresentava i doctors for Gaza: “Il 90% degli ospedali della Striscia è distrutto o danneggiato, nessuno funziona a pieno regime, solo tre dei 200 centri di cure primarie sono pienamente operativi”, ha spiegato. Quasi 20mila gazawi hanno bisogno di cure all’estero e li fanno uscire con il contagocce. Ad ascoltarla, nelle prime file, le sue colleghe e i suoi colleghi, con il camice addosso. Sono tanti, da tutto il mondo, anche dall’Italia. E poi ha parlato Saif Abukeshek, altro palestinese, ma con il passaporto spagnolo che l’ha aiutato a uscire dal centro di detenzione di Shikma (Ashkelon), dove l’avevano portato gli israeliani dopo gli abbordaggi a ovest di Creta della notte tra 29 e 30 aprile. È stato lui, che ovviamente non si imbarcherà di nuovo, ad annunciare la partenza al Beluga Beach & Restaurant di Marmaris. Questa spiaggia privata è stata affittata dal comitato turco per evitare gli spazi pubblici, che avrebbero urtato il governo di Recep Tayyip Erdogan: va bene sfidare gli Usa che chiedevano di non accogliere la Flotilla, ma fino a un certo punto. Qui si è tenuta anche l’assemblea generale dei volontari che martedì ha deciso di proseguire la missione dopo aver discusso i rischi, le preoccupazioni di ciascuno, l’analisi costi-benefici, l’impatto politico e mediatico e le differenti opzioni per la navigazione verso Gaza. È tornato per qualche istante, almeno in video, anche l’altro leader deportato in Israele sulla “nave prigione”. Thiago Avila è intervenuto dal Brasile sul grande schermo dal Beluga Beach per dire che “non dobbiamo temere Trump, Netanyahu o Smotrich, siamo una generazione che sfida l’imperialismo e colonialismo”. Ha parlato anche Ko Tinmaung, che si imbarca in rappresentanza della comunità Rohingya, musulmani perseguitati in Myanmar: all’Aja c’è un procedimento per genocidio per i fatti del 2017, la giunta militare birmana era armata anche da Israele. Fra il pubblico c’era invece Mahmut Arslan, capo del sindacato turco Hak di orientamento islamico-conservatore come Erdogan: parte per Gaza anche lui, non tutti nella Flotilla fanno i salti di gioia, ma il peso della Turchia è fin troppo evidente. Dall’Europa intanto arriva un parlamentare, l’unico: Dario Carotenuto del M5S dovrebbe imbarcarsi oggi. L’anno scorso ce n’erano 4 solo dall’Italia, altri da mezza Europa. Le forze israeliane potrebbero intercettare la Flotilla lontano dalle loro coste, fin dalla seconda notte di navigazione quando le barche non saranno più in acque turche né cipriote, ammesso che si passi da lì. I militari israeliani sono arrivati a ovest di Creta da veri padroni del Mediterraneo, con l’acquiescenza di Atene e timide reazioni europee (eccetto la Spagna); non si faranno scrupoli a venire fuori di qualche centinaio di miglia, tanto più che Israele ha grande presa su Cipro. Le barche sono 54 più le quattro della Freedom Flotilla Coalition, mai così tante (l’anno scorso ne furono abbordate 42) ma meno delle 70/80 che si stima avrebbero qualche chance di superare il blocco israeliano se fosse davanti a Gaza. Infatti ne hanno tolte di mezzo 22 a Creta. A bordo, dicono, 600 volontari di 45 Paesi.