da Il Manifesto del 26/05/2026
Lettera dei medici a Meloni: <<Siamo debitori con Cuba, aiutiamola>>
di Andrea Capocci
Lasciare Cuba da sola non è solo un cedimento politico alle strategie di Donald Trump, ma anche un tradimento. Lo sostiene una lettera aperta indirizzata alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci da un gruppo di medici autorevoli e dotati di buona memoria. L’isola infatti ha fornito assistenza all’Italia in campo sanitario quando ne abbiamo avuto bisogno. Tra i firmatari figurano Maurizio Bonati, già direttore del dipartimento di salute pubblica dell’istituto «Mario Negri», Antonio Addis (ex-direttore del dipartimento di Epidemiologia e già membro della commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, dimissionario in polemica col governo), il direttore della rivista Epidemiologia & prevenzione Francesco Forastiere, la docente di Scienze infermieristiche Paola di Giulio.
«L’Italia – scrivono i sanitari – non può rimanere indifferente o silenziosa anche perché debitrice verso Cuba per l’aiuto ricevuto durante la pandemia Covid-19 e per l’attuale lavoro dei medici cubani in Regione Calabria».
Dal 1963 oltre seicentomila operatori sanitari cubani hanno prestato servizio in oltre 160 Paesi. Oggi però ad aver bisogno di aiuto è l’isola, in crisi per le conseguenze economiche della pandemia e l’embargo statunitense che la priva di beni primari anche nel settore medico.
I dati riportati nella lettera sono impressionanti: «La sopravvivenza nei tumori infantili è scesa dall’80 al 65 per cento a causa della mancanza dei farmaci di prima linea. 96mila persone (quasi uno su cento degli abitanti) – di cui 11mila bambini – sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico. Se la situazione non cambia, la lista potrebbe riguardare 160mila pazienti entro la fine del 2026. Oltre 300 interventi chirurgici pediatrici a settimana sono compromessi dalla carenza di farmaci, ossigeno, anestetici e materiali di consumo».
La comunità scientifica internazionale indica la situazione a Cuba «come una priorità» mentre in Italia finora si guarda altrove. Dopo i fatti di Gaza, del Venezuela e dell’Iran, il governo Meloni deve dunque scegliere se assecondare l’«amico Donald» o riposizionare l’Italia sul fronte della giustizia internazionale. «Potrebbe essere utile che una apposita commissione italiana di tecnici della salute venga inviata a Cuba e relazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici» suggerisce la lettera.
«Un Rapporto tecnico e indipendente, focalizzato sui bisogni sanitari essenziali della popolazione cubana sotto embargo, potrebbe costituire il materiale per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto indirizzando sia le istituzioni che le organizzazioni nazionali di cooperazione».
Il morso della crisi si stringe ogni giorno e le portaerei statunitensi che incrociano al largo dei Caraibi e presagiscono un golpe non consentono esitazioni. «Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane», avverte l’appello. Ora tocca al governo scegliere tra l’intervento umanitario e l’omertà.